L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 1 giugno 2019

Se le considerazione di Visco rappresentante di una delle massime istituzioni economiche afferma le baggianate che ha detto, non siamo messi bene. Sono proprio i vent'anni in cui abbiamo l'euro che non cresciamo e se lo facciamo di meno è perchè il nostro debito pubblico è grande e come scrive il Savona a ottobre è perchè abbiamo la Bce che non è prestatore di ultima istanza, da qui lo spread che è in mano alla pura speculazione, e grazie all'austerità imposta ed accettata che non siamo in grado di investire e per tanto siamo rimasti fermi, d'altra parte è quello che volevano tutti gli euroimbecilli di tutte le razze, azzannare l'Italia e dissanguarla. Ci sono riusciti parzialmente ma non completamente grazie al tessuto industriale delle piccole e medie imprese

Visco: 'Senza l'Ue Italia più povera, attenzione allo spread'

ECONOMIA 31.05.2019

Il governatore di Bankitalia illustra la relazione finale annuale e avverte: 'controproducente finanziare le spese in deficit' 

di Francesca Roversi

Debito pubblico sempre troppo alto sul PIL, crescita in affanno su cui continua a pesare "L'insoddisfacente qualità dei servizi pubblici, l'inadeguatezza delle infrastrutture, il basso grado di concorrenza" evasione fiscale e corruzione, continuano ad appesantire il paese Italia, sostiene Ignazio Visco nelle sue considerazioni finali.

Per il Governatore l'Italia continua ad essere in ritardo rispetto agli altri e continua ad essere un paese sempre più vecchio, tanto che, conferma Visco, l'immigrazione 'può dare un contributo alla capacità produttiva del Paese' anche se qui 'vanno affrontate le difficoltà che incontriamo nell'attirare lavoratori a elevata qualificazione', considerato poi che il saldo emigrati/immigrati (+190.000 immigrati) continua a salire.

Senza contare il "progressivo aumento delle quote di giovani e laureati che ogni anno lasciano l'Italia, riflesso dei ritardi strutturali dell'economia. Va da sé, ancora una volta che nel Mezzogiorno, le difficoltà sono amplificate.

Completa il quadro il ritardo con cui il paese ha risposto alla "rivoluzione tecnologica". Per Ignazio Visco tuttavia, la fatica dell'economia a riprendersi "dalla doppia recessione" si deve oltre che alle difficoltà strutturali dell'economia italiana, soprattutto al contesto globale, di un'economia mondiale che arranca frenata dal protezionismo.

Chiave per riprendersi dai gap che ci separano dagli altri stati membri, dalle riforme fiscali necessarie ma fatte garantendo la stabilità dei conti pubblici, resta, le conclusioni delle considerazioni finali "l'appartenenza all'Unione Europea, fondamentale per tornare su un sentiero di sviluppo stabile: è il modo che abbiamo per rispondere alle sfide globali poste dall'integrazione dei mercati, dalla tecnologia, dai cambiamenti geopolitici, dai flussi migratori".

Sintetizzando al massimo: pochi dati su un paese che non cresce e un grande messaggio. Si cresce in Europa con l'Europa.

Non che l'Europa sia già completamente integrata. Mancano, sostiene Visco, altre pietre miliari. "L'Unione bancaria è incompleta e non priva di difetti, quella dei capitali è ancora in fase d'avvio; l'Unione di bilancio è rinviata a un futuro indefinito".

Nonostante ciò, tuttavia, tenendo presente che la politica monetaria da sola non basta "la debolezza della crescita dell'Italia negli ultimi 20 anni non è dipesa nè dall'Unione europea nè dall'euro; quasi tutti gli stati membri hanno fatto meglio di noi" chiosa Visco. 

Infine un messaggio alla politica e alle classi dirigenti del Paese: per il completamento di quest'agognata Europa serve la responsabilità di tutti "nella consapevolezza che anche per chi risparmia investe e produce le parole sono azioni e che nell'oscurità le parole pesano il doppio".

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