L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 17 luglio 2019

Aleksander Dugin - “Gli eurasiatisti di oggi si riferiscono a un’idea che è esattamente il contrario di quella che sottende il globalismo. Essi sostengono la pluralità dei valori e la libertà dei popoli di scegliere e forgiare il loro destino indipendentemente da chicchessia.”

Dugin e le Civiltà nel nuovo eurasiatismo

17 luglio 2019

Nel pensiero del nuovo eurasiatismo di Aleksander Dugin la grande differenza fra la civiltà Occidentale e il resto del mondo è l’esclusività.

L’Occidente moderno, capitalista e materialista, crede di essere l’unica sola civiltà. L’unica degna, l’unica ragionevole e depositaria della vita umana. La cultura occidentale fondata sulla tecnica e sull’economia crede di essere la risposta univoca e unica sensata al senso della vita. Questa, ereditando e storpiando l’universalismo di tradizione romana, punta ad uniformare il mondo ad essa

Ma non è così.

Diverse civiltà in un mondo multipolare

“L’idea principale e fondamentale dell’eurasiatismo in quanto visione del mondo è la pluralità delle civiltà.” Come diceva il filosofo Herder “I popoli sono altrettanti pensieri di Dio”; esistono diverse e numerose civiltà, ognuna ha seguito uno sviluppo diverso ma ognuna affonda le proprie radici nella Tradizione universale.

La globalizzazione, al contrario del pensiero multipolarista ed eurasiatista, vuole invece uniformare tutte le civiltà, tutti i paesi, tutti i continenti. Ma alla sua radice non esiste un’idea, un valore o una visione del mondo: essa contiene solo materia. Il suo fondamento è il consumo, il capitale e quindi l’economia.

Aleksander Dugin a fianco di una bandiera del Donbass indipendente

“Gli eurasiatisti di oggi si riferiscono a un’idea che è esattamente il contrario di quella che sottende il globalismo. Essi sostengono la pluralità dei valori e la libertà dei popoli di scegliere e forgiare il loro destino indipendentemente da chicchessia.”

Ed è per ritrovare le sue radici che secondo Aleksander Dugin l’Europa deve allontanarsi dagli USA. Non, come penseranno i maliziosi, per gettarsi nelle mani dei Russi e di Putin; ma per ritrovare sé stessa. Per rievocare il suo fondamento ideale e tradizionale. L’Europa non è né atlantica né asiatica: essa è Europa. Un continente unico, con una storia eccezionale e una potenza inarrivabile.

Per dirla alla Leontev, “bisogna difendere la molteplicità fiorente“.

(di Fausto Andrea Marconi)

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