L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 10 luglio 2019

Il Poliscriba razza in estinzione - 1, non esiste il libero mercato, 2, lo stato deve emettere moneta per la ricerca, smaltimento dei rifiuti, assistenza sociale e sanità, educazione, riparazione dei processi distruttivi sociali ed ecologici, urbanistica di alto contenuto umano ed architettonico, beni storici escludendo l'accaparramento da parte dei privati

DE MMT-IZZAZIONE [Il Poliscriba]


Il Poliscriba

Primi due principi politici di Tood: 

"Qualunque cosa ti dicano, non ti stanno dicendo la verità.
Di qualunque cosa parlino, stanno parlando di soldi" 

da La legge di Murphy sulla politica e l’econo-murphologia.

Il capitalismo si comporta come deus ex machina produttore “illimitato”, nel tempo e non nello spazio - per ovvi limiti intrinseci della natura - di merce. 

Ogni merce è divenuta sistema di ri-produzione nella cosiddetta forma dell’automovimento del denaro.
Questa forma è una oscillazione di elementi in contrapposizione che hanno generato la storia della modernizzazione borghese, in cui gli elementi statalisti e quelli monetaristi - teorie monetarie incluse - si alternano e/o si compenetrano tra di loro, costantemente. 

Le teorie economiche della convergenza, alle quali appartiene anche la MMT che fu sponsorizzata in “buona fede” da Paolo Barnard (oggi un po’ meno, in attesa di un Reddito di Cittadinanza per alleviare la sfortuna di vivere nella mediocrità dopo il crollo della sua carriera giornalistica ad opera delle lobby del farmaco) esprimono infatti il concetto che lo Stato e il Mercato si influenzano reciprocamente, senza equilibrio e senza integrazione. 
Il conflitto insanabile tra Stato e Moneta si fa sempre più evidente nel momento in cui avviene una presa di forza istituzionale da parte del primo, per correggere le storture della circolazione della seconda e il contrasto furioso e ostile tra loro che conduce fino all’annientamento e alla catastrofe sociale. 

I soggetti che nascono e si sviluppano in seno allo scontro tra Stato e Mercato (l’aspetto merce della forma denaro, cioè il risultato tangibile delle Repubbliche Democratiche fondate sul lavoro e il bacino costante della disoccupazione strutturale) non hanno coscienza di essere gli artefici della propria autodistruzione: sono vittime, la plebe da tenere buona che dovrà essere oggetto di elemosina, leggi Sussidio di Disoccupazione esteso fino al limite di età della pratica dell’incazzatura, e non della sua teoria da tastiera. 

Nella fase storica in cui ci troviamo in Occidente, il Mercato, che in Italia ha il suo cane da guardia nel PD e affini travestitismi pentastellati di matrice amerikana (avvezza all’uso del sussidio dalla creazione delle riserve indiane, e per sedare parte della forte disoccupazione negra postsecessione e postindustriale), subordina ogni valore umano allo scopo precipuo di produrre più denaro dal denaro originario.
Denaro elettronico utilizzato per speculazione finanziaria, ormai preponderante sulla moneta reale e per la produzione di merci assemblate nei paradisi della manodopera schiavistica diffusa e non sindacalizzata, a basso impatto fiscale.
Questo Mercato ultraliberista avoca a se stesso le istituzioni che legiferano, quindi i Parlamenti, al fine di ottenere il controllo sulla moneta, cercando di sanare la contraddizione che lo contrappone allo Stato e alle rivendicazioni sociali dei lavoratori-cittadini.

La scissione interna del soggetto tardo-capitalista, produttore/consumatore di merci o beni/servizi, si manifesta nella sua dissociazione schizofrenica di protettore e diffusore del denaro al soldo del Mercato e di cittadino come appartenente allo Stato.
Lo Stato, come il denaro, crea forme di alienazione sociale sempre più estese. Storicamente è il soggetto giuridico che ha partorito il proto-capitalismo dopo la dissoluzione feudale della servitù della gleba, l’accentramento fondiario delle nobiltà europee e la sopraffazione dei cardini rivoluzionari di libertà, fraternità e uguaglianza, attraverso il Bonapartismo e la Restaurazione (mai conclusasi).
Con le guerre imperialiste, la forma Stato si è resa gendarme della grande accumulazione di ricchezza capitalista del XX secolo, attraverso la contrattualizzazione del lavoro schiavistico dipendente, fino al crollo del socialismo reale e alla dissoluzione della forza di contrasto sindacale nelle “democrazie mature”, diluitasi, in tutto il mondo produttivo, nella concertazione e quindi nella progressiva inefficacia. 

Lo Stato è ancora immanente, parte integrante, scomodo accessorio, soggetto di ogni sorta di ricatto economico da parte del capitalismo mercantile/finanziario
quest’ultimo emanazione dello scambio di merci reali, presentate ai gonzi tecnologizzati come in procinto di un’ imminente de-materializzazione universale - e interviene sempre e comunque, anche in forma di aggregazione federale, tramite fattori normativi coercitivi, alterando i prezzi delle merci e l’equilibrio tra domanda e offerta di beni, creando disparità tra import ed export in risposta al rallentamento dell’ auto-movimento del denaro, emettendo cambiali (leggi BOT/minibot), per salvare le sue oligarchie e affondare il suo popolo.
Rallentamento dovuto, per lo più, a settori considerati improduttivi: ricerca, smaltimento dei rifiuti, assistenza sociale e sanità, educazione, riparazione dei processi distruttivi sociali ed ecologici, urbanistica di alto contenuto umano ed architettonico, beni storici, rendendoli appetibili al Mercato, pronti per la svendita all’avidità privata che si li vuole accapparrare, se ne intuisce una rendita. Beni pubblici che vengono allontanati dalla sfera d’influenza decisionale governativa, ma non esattoriale. 

La creazione di moneta dal nulla e l’iniezione di liquidità come strumento anti-crisi, in contrapposizione al 
modello Keynesiano che mirava a uno statalismo progressivo in difesa del welfare-state, 
cercando di non incrementare eccessivamente l’inflazione monetaria tramite l’utilizzo sensato del tasso di sconto del denaro, fanno sempre parte di un approccio razionale e ragionieristico del problema centrale che, per ora, nessun pensatore vuole affrontare: la de-monetarizzazione ovvero 
la moneta come strumento e non come fine di ricchezza. 

La moneta dovrebbe quindi progressivamente perdere il suo valore di veicolo di potere, per divenire funzione della merce e non segno distintivo di appartenenza di classe. Nessun approccio o teoria monetaria che non s’impegni a svuotare la moneta di valore, mutandone il segno da + a -, si può considerare nuova o esterna al capitalismo, allo statalismo e nel futuro prossimo all’impero globale (non quello pronosticato da Tony Negri e Michael Hardt) 

La democrazia non si basa sulla moneta ed è un errore tipico delle analisi tardo-capitaliste (giammai post-capitaliste, perché il capitalismo è vivo e determina quotidianamente un orizzonte sempre presente che inghiotte ogni futuro possibile … almeno per ora) collocare la teoria monetaria, come l’inutile MMT, alla base dei rapporti sociali, quantificando e analizzando in forme matematiche complesse il processo di “sostituzione” della realtà intera, Natura e forme politiche verdi lautamente sovvenzionate dai futuri padroni del bluff dell’auto elettrica incluse, con il denaro.

Un processo che il Mercato vuole, studia, ricerca incessantemente e attua, cercando di superare la contraddizione più difficile da sanare al suo interno: la relazione alienante tra l’uomo-merce e la merce stessa, la relazione tra statistiche incrociate sulla via che conduce l’umanità dalla culla al cimitero.

E come sardonicamente insegnava il gelido Gekko nel film Wall Street di Oliver Stone: 
“Non sarai tanto ingenuo da credere che viviamo in una democrazia, vero Buddy? È il libero mercato. Il denaro non dorme mai. 
Il denaro c'è ma non si vede: qualcuno vince, qualcuno perde. Il denaro di per sé non si crea né si distrugge. Semplicemente si trasferisce da una intuizione ad un'altra, magicamente. Il capitalismo al suo massimo. È tutta una questione di soldi, il resto è conversazione”.

Gianni Collu: "Il denaro e gli esseri umani hanno preso strade diverse ... per un certo tempo sono stati una cosa sola. Durante la rivoluzione industriale avevi bisogno della gente per fare prodotti. Adesso non c’è piú bisogno di corpi umani per fare prodotti. Allora li usi diversamente, ne fai commercio, guerriglia, li sprechi ... l’uomo e il denaro non hanno piú bisogno l’uno dell’altro. Il denaro si produce da solo. E l’uomo verrà speso o sarà investito come lo è stato il denaro in passato".

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