L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 16 luglio 2019

La pagliacciata inutile dispendiosa del fanfulla di Siri e dei vertici di Cgil-Cisl-Uil

Perché ci sono polemiche sulla riunione fra Salvini e i sindacati

15 luglio 2019


Le “Mille battute” di Giuseppe Sabella, direttore di Think-in, esperto di Industria 4.0 e blogger di Start Magazine, sulla riunione al Viminale dove Salvini ha incontrato 43 sigle sindacali

Com’è ben noto, oggi al Viminale il ministro degli Interni nonché vice premier Matteo Salvini ha incontrato 43 sigle sindacali – di lavoro e impresa – per presentare loro quelle che sono le proposte della Lega in vista di una manovra di bilancio che, a detta dello stesso Salvini, vuole il più possibile accogliere quei bisogni che lavoratori e imprese hanno e che le sigle convocate naturalmente rappresentano.

Tutto bene se non che la riunione, da tempo annunciata, si è tenuta non in una sede politica della Lega ma al Viminale, sede del Ministero degli Interni, e non per parlare – per esempio – di lavoro in relazione al problema dell’immigrazione. Ciliegina sulla torta, alla riunione – proprio a fianco di Salvini – vi era Armando Siri, il già Ministro delle Infrastrutture allontanato dal suo incarico per un episodio di corruzione per quanto ancora in iter di giudizio.

Intanto, dopo l’attacco di Conte e mentre infuria la polemica tra Lega e M5S per il Russiagate che potrebbe aprire la crisi di governo, Di Maio usa parole forti: “Sindacati al tavolo con Siri? Se vogliono trattare con un indagato per corruzione messo fuori dal governo, invece che con il governo stesso, lo prendiamo come un dato”. Cgil, Cisl e Uil replicano al ministro del Lavoro che ha ben caricato le parole ma tutti i torti proprio non li ha: “Parole inaccettabili e offensive”.

È chiaro che in una fase di ordinaria amministrazione la convocazione di Salvini avrebbe avuto un altro sapore, ma in questo momento crea un caso che ha scatenato forti polemiche tra gli iscritti al sindacato, divisi in questo momento tra i due stessi partiti di maggioranza.

Nonostante le 43 sigle convocate, in particolare Cgil Cisl e Uil – che hanno ancora una forte rappresentatività tra i lavoratori – a quella riunione potevano non andare, proprio per la sua anomalia; probabilmente l’incontro si sarebbe tenuto lo stesso, ma si sarebbe aperto un caso sull’istituzionalità di ruoli e sedi. Anche questo è sintomo della difficoltà che accompagna oggi le parti sociali, poco capaci di contrapporsi a scelte e metodi di un governo che non ha nessun tipo di opposizione, se non al suo interno.

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