L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 18 luglio 2019

La Turchia ha insegnato come escludere generali, militari che perseguono più gli interessi della Nato cioè degli Stati Uniti piuttosto che gli interessi della propria Nazione

NATO: “prove” di putsch contro Orban

Maurizio Blondet 16 Luglio 2019 

“L’Ungheria, un tempo all’avanguardia nell’adottare i valori occidentali quando crollò il blocco sovietico, oggi ha preso una diversa rotta da quando Orban è diventato premier nel 2010. Benché membro della NATO, Orban ha messo sotto pressione le organizzazioni non-governative. [Quanto a] Trump, ha dato a Viktor Orban l’autoritario premier d’Ungheria, un caloroso benvenuto a maggio, a dispetto degli allarmi per le istituzioni democratiche che sta riducendo, e il ristabilimento di cordiali relazioni con la Russia. [Del resto] anche Trump ha cordialmente scherzato con Putin durante l’ultimo vertice in Giappone”.

Con queste parole il New York Times, organo del Deep State liberal , ha descritto – con compiacimento sinistro – esercitazioni “segrete per missioni da compiere dietro le linee” russe che 1400 truppe speciali americane (Green Berets e Navy Seals), e commandos ungheresi (oltre che “alleati”) hanno condotto per due settimane “in Ungheria, Bulgaria e Romania”. Si sono simulate “operazioni di supporto a forze di resistenza locali” nell’Europa orientale, destinate ad affrontare “i commandos russi senza insegne come i piccoli uomini verdi che hanno aiutato Mosca a conquistare la Crimea nel 2014”.


“Commando ungheresi armati di fucili M4 provano un’ incursione in un edificio abbandonato dove le autorità sospettavano che i separatisti ungheresi sostenuti dalla Russia stessero fabbricando una bomba al cloro”. 

In pratica si formano ed addestrano truppe partigiane e irregolari: “una finestra sulle operazioni da attuare nell’ombra, nella “zona grigia”, al disotto dell’innesco del conflitto aperto armato”, una Gladio e Stay Behind in Ungheria per la sovversione, sabotaggio – e putsch, perché no?

Il New York Times lo fa intendere fin troppo chiaramente. Posti di fronte a domande sulle “contraddizioni” (sic) dei loro capo politici (Trump e Orban), colpevoli di avere buone relazioni con la “aggressiva” Mosca che “ha invaso la Crimea”, gli alti gradi che hanno comandati l’esercitazione, sia americani sia magiari, “cercavano di evitare le domande sulla politica interna dei rispettivi paesi e sugli stretti legami con Mosca che i loro comandanti in capo hanno abbracciato”. Insomma loro, i generali, sono contrari alla politica filorussa sia di Trump sia di Orban.

E lo hanno fatto capire, “i migliori alti ufficiali ungheresi ed americani”, “dopo essersi scambiati occhiate sorvegliando attentamente le parole”.

“Sentiamo la musica di fondo, non siamo sordi”, si lascia sfuggire il capitano Mark Schaefer, 47 anni, un Navy Seals, che guida l’esercitazione sia in Ungheria che in Romania e Bulgaria. “I nostri rapporti da soldato a soldato sono molto resistenti rispetto a quelche fanno i politici”, rincara il generale di brigata Tamas Sandor, che comanda mille commandos magiari: 57 anni, è stato formato a Fort Leavenworth (Canada) Fort Bragg e alla Università della Difesa di Washington, ed ha coperto tre dispiegamenti in Afghanistan insieme alle truppe USA: come capita a questo tipo umano, è più americano degli americani.

L’esercitazione delle truppe speciali che simulano la sovversione “dietro le linee”, è avvenuta nel quadro della più vasta esercitazione militare a guida Usa “da quando la Russia ha invaso la Crimea”. Ha impegnato “migliaia” di soldati USA e europei e una cinquantina di navi che hanno simulato uno sbarco sulla costa baltica vicino alla Russia. Nello stesso quadro, forze speciali svedesi e norvegesi “hanno distribuito insegnamenti” per sopravvivere e combattere “nella regione artica sempre più contestata”

“Le potenze autoritarie come la Russia” hanno un vantaggio nelle guerre ibride perché “costruite su inganni e falsità”, giura il quotidiano che ha detto la verità sull’11 Settembre…. Tra queste falsità viene nominata una notizia diffusa dal sito Novorossia il 5 marzo, che rendeva noto che Kiev aveva fornito di passaporti ucraini (con cui si può entrare in Russia) soldati americani di discendenza ucraina alcuni parlanti russo senza accento, e quindi in grado di infiltrarsi in territorio russo.


Sempre a marzo, molte guardie confinarie ucraine e cittadini civili hanno ricevuto SMS che annunciavano l’arrivo in segreto di truppe speciali Usa a Kiev, per scatenarvi una “Maidan 3.0”


“I russi stanno tentando di infiltrarsi nei nostri punti deboli”, dicono gli ufficiali Usa. Sia in Ungheria che in Romania e Bulgaria i commandos hanno fatto pratica di una simulazione in cui le loro apparecchiature a guida satellitare venivano neutralizzate da un attacco informatico russo. “Si è tornati a bussola e mappe e nient’altro, vecchia scuola”, ha detto il genera Sandor.

“Piccole squadre di commando di 10 paesi hanno provato missioni di ricognizione clandestina, insinuandosi su potenziali obiettivi e trasmettendo informazioni alle forze locali”.

Più interessante l’insieme di esercitazioni in cui “piccole squadre di commandos hanno provato missioni clandestine di ricognizioni, che prevedevano l’infiltrazione dietro le linee nemiche per localizzare obiettivi, e la seguente esfiltrazione senza essere scoperti, “dopo aver trasmesso informazioni alle forze locali” partigiane. Inoltre, in un allenamento all’alba, “una ventina di commandos ungheresi armati con fucili M4 e maschere antigas hanno condotto una finta incursione in un edificio abbandonato dove si riteneva che “separatisti ungheresi sostenuti dalla Russia fabbricassero una bomba sporca al cloro e tenessero altre sostanze pericolosa”.

Insomma, da parte NATO, è in corso la formazione di gruppi di militari “fedeli agli USA” nell’Est europeo, in Ungheria in primo luogo, disponibili a rettificare le deviazioni filo-russe di Orban. Rivelatore e istruttiva l’ostilità che gli addestratori in uniforme Usa dimostrano verso il loro presidente in carica, echeggiato con piacere dal New York Times. Il Deep State Dem palesemente alle corde per l’esplosione dello scandalo Epstein, accelera attraverso il suo organo, la NATO, le ostilità contro Mosca. Valuta che ha bisogno di una guerra per salvarsi. L’intensificazione della propaganda anti-Putin ormai a livelli parossistici sui media anche italiani, suggerisce che dalla stessa dierzione viene l’attacco a Salvini, bollato come “leader dell’estrema destra filo-russa, il vero pericolo per l’Europa”

Oggi lo prescrive il Financial Times:
L’asse dell’ illiberalismo che minaccia l’Europa

con questa foto di Salvini:


L‘UE può e deve fare di più per contrastare la Russia e l’estrema destra

lo prescrive un articolo firmato “il Comitato Editoriale”

che conclude:
“..l’asse dell’illiberalismo che unisce la Russia, l’estrema destra dell’Europa, il presidente Donald Trump e l’alt-destra americana rappresenta una minaccia perniciosa per l’ordine politico europeo moderato e per il benessere delle società europee. I governi, le istituzioni e i sistemi giudiziari dell’UE possono e devono fare di più per respingere questi assalti .
In primo luogo, non dovrebbero esitare affidare alla giustizia politici e partiti di estrema destra se scoprissero che hanno infranto la legge, in questioni finanziarie o altro. Secondo, dovrebbero compiere uno sforzo più forte e più sistematico per contrastare la disinformazione dalla Russia e l’estrema destra domestica, e per educare i cittadini in modo che riconoscano le notizie false quando vengono lanciate contro di loro. Infine, le sanzioni dell’UE sulla Russia dovrebbero rimanere in vigore fino a quando Mosca non smetterà di destabilizzare l’Ucraina. La protezione della libertà, della prosperità e del modo di vita in Europa richiede un fermo respingimento contro l’interferenza di estrema destra e russa”.

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