L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 20 luglio 2019

L'Euro è un progetto Criminale. O hai una strategia per uscirne o bypassarlo nel frattempo giochi. Chi pensa di cambiare l'Unione europea è un falso ideologico


Fase due e basta litigi al Governo 

20 luglio 2019 di Gaetano Pedullà


Prima bisognava avere pazienza, perché c’erano le elezioni europee e in campagna elettorale ogni forza politica tira acqua al suo mulino. Poi c’era da arrivare a questo benedetto 20 luglio, ultimo giorno utile per sperare di votare prima della sessione di bilancio. Inevitabile che il nervosismo dilagasse, amplificato da due netti errori politici di Salvini su Russiagate e alleanze in Europa. Nel primo caso, il rifiuto di rispondere in Parlamento ha aggiunto petrolio al fuoco di un’inchiesta oggettivamente inquietante. Il secondo disastro è invece l’isolamento a Bruxelles, dove la Lega ha reso del tutto inutili milioni di voti degli italiani, facendo l’opposizione a tutto, dalla neo presidente della Commissione, von der Leyen, a governi sovranisti come l’Ungheria di Orban, che invece la tedesca uscita dal compromesso con la Merkel l’ha votata. Ora dal Carroccio possono strillare che solo loro non fanno accordi con chi ha interessi distanti dall’Italia, ma nell’Europarlamento non toccheranno palla, al contrario dei Cinque Stelle che potranno imporre qualche punto del proprio programma. Le forze euroscettiche, sia ben inteso, avrebbero avuto il sacrosanto diritto di rivoltare i tavoli in cui si è decisa l’austerità che ci massacra da anni se però i cittadini europei con il loro voto non avessero deciso diversamente. La Lega però ha fatto la sua mossa, sacrificando persino il commissario in pectore, Giorgetti, ora legittimato a unirsi alla fronda dei capibastone leghisti più incazzati, con in testa Zaia e Fontana, convinti di potersi scrivere una legge sulle autonomie peggiore della pessima riforma del Titolo Quinto. Scavallata la giornata di oggi e svanite le urne, almeno fino a primavera, non ci sono però più scuse per giustificare le degli ultimi mesi. Di cose da fare ce ne sono tante e i risultati prodotti nel primo anno di Governo – occupazione ai minimi dal 1977, debito pubblico per la prima volta in calo a giugno, forte riduzione del precariato, i mutui al tasso medio più basso di sempre, crollo degli sbarchi di immigrati e molto altro ancora – dimostrano che quando 5S e Lega si occupano delle loro competenze sanno fare cose da grandi. I capricci lasciamoli ai piccini.

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