L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 16 luglio 2019

Ponte Morandi - Benetton, i tecnici sapevano del problema dei tiranti, non hanno fatto nulla di sostanziale, tant'è che il ponte è crollato


FT, Ponte Morandi: “Atlantia sapeva dei problemi di sicurezza dieci anni prima del crollo”

16 Luglio 2019, di Alessandra Caparello

Dieci anni prima del disastro avvenuto il 14 agosto 2018 che ha causato la morte di 43 persone e l’evacuazione di altre migliaia, erano evidenti i segni di insicurezza sul Ponte Morandi a Genova. A rivelarlo oggi il Financial Times che fa riferimento ad un rapporto commissionato da Atlantia e arrivato sul tavolo del consiglio di amministrazione della società nel novembre scorso.

Nel documento, a detta del quotidiano economico della City che ha preso visione delle 87 pagine, sarebbero indicate le urgenze maggiori da risolvere, con una scala con un punteggio da 10 a 70. Inoltre sarebbe stato identificato almeno un problema con un grado di rischio pari a 60, quello identificato fin dal 2011 sui tiranti che all’epoca, dieci anni fa, era oggetto di ulteriori approfondimenti.

Secondo le fonti citate dal FT, un mese dopo la tragedia consumata il 14 agosto del 2018, il comitato per il controllo dei rischi di Atlantia aveva chiesto il rapporto per determinare eventuali responsabilità nella manutenzione del ponte. Secondo fonti vicine al cda, scrive il FT, “la presentazione del rapporto era stata affrettata, senza abbastanza tempo per elaborare i risultati del documento di 87 pagine”. Il rapporto non è stato reso pubblico e le fonti hanno espresso dubbi proprio sulla decisione di non rendere pubblico il documento. La risposta della holding Atlantia è stata raccolta da Repubblica:

L’audit citato dal Financial Times non ha evidenziato alcun problema di sicurezza del Ponte Morandi, come erroneamente riportato nell’articolo di Donato Mancini sul sito,”ma al contrario ha certificato il pieno rispetto degli obblighi di manutenzione previsti dalla Convenzione. Il documento fu elaborato dalla Direzione Internal Audit di Atlantia, con il supporto tecnico qualificato di tre soggetti esterni indipendenti e di standing internazionale in ambito legale e tecnico-ingegneristico. Scopo dell’audit svolto da Atlantia era quello di effettuare una verifica circa il rispetto degli obblighi manutentivi convenzionali da parte della società controllata Autostrade per l’Italia dall’inizio della Convenzione fino al 2018″.

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