L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 9 luglio 2019

Roma - guerra alla Raggi - Il Sistema massonico mafioso politico ha nomi e cognomi. Caltagirone, Messagero che ha tirato la volata agli altri giornali, Salvini con la sua Lega, Zingaretti che ha orchestrato bene la sua insipienza burocratica, il Tg2 che ha dispiegato quotidianamente un servizio denigratorio e distorto, il culturame di sinistra, attori attrici, cantanti, stellette ...

ROMA

Martedì, 9 luglio 2019 - 08:31:00

Roma: fallisce il golpe contro Virginia Raggi. Il piano di Caltagirone sfuma

Insider. Dopo giorni di bombardamento mediatico sul caos che regna a Roma dal Pd neanche un corteo


di Fabio Carosi

Roma tra rifiuti, burocrazia, trasporti, verde pubblico, buche e bancarelle oltre alla crisi dei conti di Ama e Atac: dopo due settimane di bombardamento chirurgico fallisce il piano del cavaliere Francesco Gaetano Caltagirone di rovesciare con un colpo di stato giornalistico il governo di Virginia Raggi e del Movimento Cinque Stelle.

Dal quartiere generale dell'imprenditore-editore i ben informati raccontano il bruciore di una sconfitta perché il “golpe alla romana” prevedeva due fasi: far salire la tensione inchiodando alle sue responsabilità il sindaco e la giunta “leggera” com il quotidiano di via del Tritone e poi trovare una specie di salvatore della patria che doveva marciare sul Campidoglio in una manifestazione cittadina spontanea e dare il colpo finale alla mala gestione di Roma.

Il primo passo è stato compiuto, trainando persino i giornali esteri nella descrizione di una città al limite della vergogna, il secondo passo no. E nella battaglia di carta, la sintesi è feroce: il sindaco prende a pesci in faccia (col pesce ben incartato nel giornale) giornali e giornalisti ma resta al suo posto e i missili della Cronaca di Roma stanno per finire. Anche perché dopo aver fotografato uno ad uno tutti i cassonetti della città e dopo aver scritto a chiare lettere che questa amministrazione “non è capace” e si vede, c'è poco da raccontare nel nulla demagogico-social della città Capitale. Insomma il primo round di una battaglia ancora lunga se l'è aggiudicato ancora una volta senza fare niente il sindaco Raggi. Che finirà pure per salvarsi dall'emergenza monnezza, un po' perché tra qualche giorno la città si svuoterà, molto perché le responsabilità sono da condividere con Nicola Zingaretti vera star del dribbling

Ma c'è ancora la seconda fase, quella in cui sperava il Cavaliere. Fonti molti vicine all'imprenditore raccontano di una specie di sogno da realizzare: vedere Nicola Zingaretti lasciare per un momento la segreteria del Pd e guidare una manifestazione civico-politica in Campidoglio alla guida di un esercito di cittadini che di questa amministrazione scarsa non ne possono più e, come accaduto per Ignazio Marino, far cascare dalla poltrona il sindaco delle gaffe e dell'improvvisazione. E qui la grande delusione. Non solo Zingaretti ha esitato sino all'ultimo per “ordinare di far pulizia”, ma ha anche evitato lo scontro diretto con la Raggi, affidando alla seconda linea di Valeriani, le punture al fianco del Campidoglio. E nello schivare responsabilità politiche e “fatiche” Zingaretti è un maestro.

Senza un cuor di leone, il primo round va a Raggi, ma solo per incapacità della politica di tornare in piazza.

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