L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 14 luglio 2019

Roma - una boccata d'ossigeno per le strade romane

CAMPIDOGLIO
Buche, ecco 80 milioni gestiti dal Mit per evitare il flop dei bandi di gara

Lunedì il vertice degli uffici per la destinazione dei fondi sbloccati dopo 30 anni. Poi partirà il progetto anti-buche, a completare il «Piano sanpietrini». «Soldi importanti per le nostre casse», dice il Campidoglio che incassa un sostegno concreto del governo

di Andrea Arzilli
14 luglio 2019


Nel piano adesso rientrano anche piazza Repubblica, piazzale Ostiense e piazza di Porta Maggiore. A giugno le tre piazze super trafficate di Roma erano finite fuori dalla lista degli interventi del «Piano sanpietrini» ufficialmente per «necessità di una più complessa progettazione», motivavano i tecnici capitolini. Più pragmaticamente perché la previsione di spesa avrebbe fatto sballare il budget. Con i fondi appena sbloccati dal Mit — 78,5 milioni congelati dai tempi di Franco Carraro sindaco, primi anni ‘90 — i lavori per riqualificare le tre piazze martoriate dal transito di auto e mezzi pesanti possono entrare finalmente in calendario (oltre allo spostamento dei sanpietrini da 68 arterie di scorrimento in 113 vie del Centro) per fine anno o per inizio 2020. Subito spendibili, insomma.

Anche perché i soldi saranno gestiti direttamente dal Provveditorato per le opere pubbliche del Mit, un escamotage studiato dai tecnici del Comune e dalla sindaca Virginia Raggi per togliere al già impegnatissimo dipartimento dei Lavori pubblici l’onere (e il rischio) di dover formulare altri bandi. Non tutta la somma sarà impiegata per le tre piazze, s’intende. E questo perché i milioni ottenuti finalmente dal Campidoglio dovranno, almeno in parte, essere investiti in opere già concordate col ministero e, col tempo, più volte rimodulate. E infatti da domani gli uffici saranno a lavoro per capire quanto del gruzzolo potrà avere destinazione «libera». Ma di fatto sono soldi in più per tappare le buche stradali.

Ed è «importante che siano in arrivo nelle nostre casse», spiegano dal Campidoglio tirando un grande sospiro di sollievo. Sì, perché dopo il mezzo flop del piano per le strade della Capitale contenuto nello «Sblocca cantieri», Raggi aveva chiesto al governo un segnale di sostegno concreto. Nel decreto approvato a fine giugno l’aiuto per Roma si concretizza, sì, in un assegno da 60 milioni, ma senza la possibilità di coinvolgere il Genio dell’esercito nelle operazioni di manutenzione ordinaria dell’asfalto, come aveva chiesto il Campidoglio: cioè ok ai soldati ma solo per interventi di carattere «emergenziale». Elemento che ha sancito il naufragio del progetto di bypassare la fase dei bandi, il vero tallone d’Achille dell’amministrazione Raggi.

Tanto che la scorsa settimana la sindaca si è recata a Palazzo Chigi per chiedere al premier Giuseppe Conte l’investitura a Commissario sugli appalti per velocizzare le procedure di gara. Ulteriore segnale che, in effetti, il problema del Comune è proprio la difficoltà a spendere sia i soldi racimolati sul bilancio sia i fondi dirottati su Roma dal governo amico solo a metà.

Con i soldi arrivati e gestiti dal Mit, comunque, adesso il Campidoglio potrà fare sul serio: ci penserà il Provveditorato dopo le indicazioni tecniche degli uffici. Che, nel frattempo, potranno contare sulle risorse preventivate per il «Piano sanpietrini»: 10-15 milioni l’anno per togliere il tipico selciato romano da strade di scorrimento e metterlo nelle vie dello shopping. La prima tranche già nell’assestamento di bilancio da approvare entro luglio. La prima strada che cambierà look sarà via IV Novembre grazie 1,5 milioni di finanziamento giubilare. Poi via del Corso e via Condotti, ripavimentate con i sanpietrini tolti da viale Aventino, un’operazione da 6,2 milioni di euro. Quindi asfalto levigato in via Nazionale (5 milioni) e accanto alla stazione Termini: via Marsala e via Giolitti.

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