L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 13 luglio 2019

Sempre più evidente l'Euro è un Progetto Criminale

L'eurozona è un edificio in fiamme senza uscite


La zona euro alla stregua di un edificio in fiamme con le uscite sbarrate. Perché la valuta comune è stata volutamente progettata da Bruxelles per renderne impossibile l’abbandono unilaterale. 

Questo è quanto sostiene l’ex leader conservatore britannico William Hague, che all’epoca contro Tony Blair si spese per «salvare la sterlina». 

Hague sostiene che creare la moneta unica è stata una «follia». Spiegando: «È stata una follia creare questo sistema».

«Rimarrà scritto per secoli come una sorta di monumento storico alla follia collettiva».

«Ma è lì e dobbiamo affrontarlo». 

Per poi aggiungere: «Ho descritto l'euro come un edificio in fiamme senza uscite e così ha dimostrato di essere per alcuni paesi».

«L’euro non è stato costruito con le uscite quindi è molto difficile lasciarlo».

Nel 2011, anche Jacques Delors, ex presidente della Commissione europea e uno dei principali artefici della moneta unica, ha ammesso che l'euro era condannato sin dall'inizio.

Intanto una nuova minacciosa crisi si avvicina all’Europa: il clima economico nell'eurozona è sceso al punto più basso in quasi tre anni a giugno, con le perdite maggiori registrate soprattutto in Germania e in Italia.

I nuovi dati della Commissione europea hanno mostrato che il suo principale indicatore di fiducia economica è sceso a 103,3 punti il mese scorso. Questo è in calo da 105,2 un mese prima, raggiungendo il livello più basso da agosto 2016.

La Germania ha sopportato il peso delle perdite, dove l'indicatore è sceso di 2,9 punti, mentre l'Italia ha visto diminuire la fiducia di 1,5 punti.

Anche la Francia, i Paesi Bassi e la Spagna hanno registrato enormi perdite nel sentimento economico.

Il clima economico nel settore industriale è crollato di 2,7 punti, il più grande calo in circa otto anni.

Le preoccupazioni che un'altra crisi finanziaria potrebbe essere all'orizzonte stanno crescendo, mentre la zona euro si batte contro il rallentamento della crescita globale e l'impatto della guerra commerciale ostile tra gli Stati Uniti e la Cina.

L’edificio è in fiamme. Per quanto tempo i suoi abitanti resteranno al suo interno intrappolati? Attenderanno che sopraggiunga la morte, oppure proveranno ad abbandonare l’edificio che irrimediabilmente brucia?

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