L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 5 agosto 2019

All'Italia interessa solo l'intesa con l'Egitto l'East-Med è come il Tap è strategico solo per gli impicci geostratecisci degli ebrei e statunitensi. Il Tap ci può essere utile se collegato con il Turkish Stream

Alberto Negri - Il grande gioco del gas nell'Egeo: nuove alleanze e conflitti


di Alberto Negri - Il Quotidiano del Sud

In vacanza alle Cicladi o nel Dodecaneso probabilmente i turisti italiani ed europei si rilassano giustamente senza pensieri. Eppure il Mare Egeo è al centro di uno dei più grandi e strategici programmi energetici mondiali che tra l’altro ci riguarda direttamente. 

Non solo. La Grecia, un tempo assai filo-araba e filo-palestinese, appare sempre più legata a Israele, alleato di primo piano per contenere le ambizioni della Turchia di Erdogan che, sfidando la minaccia di sanzioni europee, rivendica senza limiti il diritto a esplorare i giacimenti di gas della piattaforma sottomarina di Cipro e della Grecia. E da qualche giorno è scattato da parte greca l’allarme per l’annuncio della Turchia di volere cominciare a metà agosto le esplorazioni in un’area marina che va da Sud di Rodi alla mitica Castellorizo, che per noi significa una parte della nostra storia e anche un Oscar per il film di Salvatores, Mediterraneo. 

A niente, per ora, sembra siano serviti gli avvertimenti europei sulla “zona esclusiva” di sfruttamento degli idrocarburi di Cipro e neppure le rassicurazioni del segretario di stato Usa Mike Pompeo: le relazioni tra gli Stati Uniti e la Turchia, membro storico della Nato, attraversano una fase tempestosa per la fornitura dei missili russi S-400 e il contemporaneo congelamento della consegna dei caccia F-35 americani ad Ankara.

La posta in gioco nel Mediterraneo sud-orientale è alta. A dicembre del 2017, Israele, Italia, Grecia e Cipro hanno firmato un memorandum d’intesa per la costruzione del gasdotto East-Med. Se realizzato il gasdotto sottomarino East-Med sarà il più esteso e più profondo al mondo: lungo 2.200 chilometri e profondo 3 chilometri. Il costo previsto dell’infrastruttura è di circa 6-7 miliardi di dollari, alto ma certo non impossibile. 

Il progetto East-Med è ancora più ampio.

Soprattutto se si considerano le connessioni con l’Egitto dove l’Eni ha scoperto il giacimento di gas di Zohr, il maggiore del Mediterraneo. Ma a essere convolti sono anche il Libano e la stessa piattaforma marittima palestinese. E ovviamente in primo piano sono anche la Turchia e gli Stati Uniti. La prima è fermamente intenzionata a reclamare la propria “profondità strategica” nel Mediterraneo orientale e a ribadire le sue rivendicazioni perla comunità turco-cipriota. Washington segue con attenzione tutti gli sviluppi per capire come l’Europa può ridurre la sua dipendenza dalle forniture di gas della Russia, in particolare adesso che Mosca e Ankara appaiono intenzionate a concludere il gasdotto del Turkish Stream per aggirare il passaggio in Ucraina, il nodo internazionale più intricato per Putin che, dopo l’annessione della Crimea, costa alla Russia sanzioni, isolamento e una guerra per procura nel Donbass.

Dobbiamo ricordare che l’Europa produce solo un quarto del gas che consuma e ne importa il 75 percento, al punto che la Germania ha da qualche tempo concluso un accordo per la realizzazione del Nord Stream, un altro gasdotto con la Russia che non è per niente piaciuto agli americani. Così osteggiato da Washington che gli Usa hanno costretto la cancelliera Angela Merkel ad acquistare gas liquido americano (più caro e meno competitivo) come compensazione.

Insomma davanti alle isole delle vacanze si sta giocando il Great Game, il Grande Gioco del gas e si decidono gli equilibri strategici ed energetici di un futuro che è alle porte. Da noi se ne parla poco o per niente, si preferisce dibattere di una gita galeotta con una moto d’acqua della polizia o di una crociera in pedalò. I nostri protagonisti sono questi. Che tenerezza

Notizia del: 04/08/2019

Nessun commento:

Posta un commento