L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 23 agosto 2019

Bolsonaro il liberismo al governo, l'Amazzonia brucia

L’Amazzonia brucia e non per caso ma Bolsonaro fa solo battute

Brasile. Record di incendi (+83%) nella foresta pluviale, indiziati i fazendeiros da sempre interessati ad estendere il territorio coltivabile liberato dalla foreste. Il presidente Bolsonaro non manda l’esercito e ironizza: «Ora sono Nerone».

Immagine area dei roghi che stanno bruciando la foresta amazzonica.
Di Remocontro22 Agosto 2019


Amazzonia dopo Siberia e Alaska

La più grande foresta pluviale del mondo, polmone del pianeta avvelenato dall’anidride carbonica dell’incoscienza umana. Il Brasile dell’ultra destra al potere che nega, come da ispiratore a nord, un riscaldamento artificiale del pianeta, oltre all’incontrollata deforestazione consentita, ora lascia la strada agli incendi, «mai così tanti e distruttivi», denuncia Claudia Fanti. E il governo lascia bruciare senza alcuni interventi aereo per cercare di limitare lo scempio.

Dati sconvolgenti. Secondo l’Istituto nazionale di ricerche spaziali, di cui Bolsonaro ha appena licenziato il direttore nel tentativo di nascondere agli occhi del mondo lo scempio ecologico forestale in corso, dall’inizio di gennaio al 19 agosto sarebbero 73.843 i roghi registrati, con un aumento addirittura dell’83% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un altro triste record segnato dal governo in carica.


Fuoco non solo per il gran caldo

Il fuoco divora parti di foresta in diverse regioni del Paese: Stati di Acre, Rondônia, Mato Grosso e Mato Grosso do Sul in Brasile, ma anche in Bolivia, in Paraguay e in Perù. «E avanza sulle terre indigene e sulle aree protette, in Amazzonia soprattutto, ma anche nel Cerrado e nella già devastata Mata Atlântica, distruggendo, tra molto altro, già più di 32 mila ettari del Parco nazionale di Ilha Grande in Paraná, e avanzando per 30 chilometri all’interno di un altro parco nazionale, quello di Chapada dos Guimarães, in Mato Grosso», precisa Claudia Fanti.

«Il fumo è così denso che può essere visto persino dallo spazio, come hanno indicato le foto scattate dalla Nasa. Talmente denso da oscurare in pieno giorno il cielo di São Paulo e di una parte del Mato Grosso do Sul e del nord del Paraná». Paura tra gli abitanti, con l’ineffabile il ministro all’Ambiente Ricardo Salles che prova e negare l’evidenza, e accusa di fake fews da ridicolo contaballe.
Nerone era almeno poeta

Bolsonaro nano. Mentre il fuoco divora gli ecosistemi del Brasile si limita all’auto ironia per negare i misfatti. Dal soprannome di «capitan motosega» a quello di Nerone. Modestino che si crede imperatore. «Ora vengo accusato di appiccare il fuoco all’Amazzonia. Nerone che brucia la foresta amazzonica!». Neanche a parlarne, poi, di inviare l’esercito nella regione per contrastare gli incendi: «Qualcuno conosce le dimensioni dell’Amazzonia?». Nulla di cui preoccuparsi, riporta il Manifesto: «Là questa è l’epoca dei roghi».

Ma come evidenzia l’Inpe, non c’è nulla di naturale in un aumento così vertiginoso degli incendi. «Se il caldo e la siccità ne favoriscono la diffusione, i roghi sono dovuti all’intervento umano casuale o molto più spesso deliberato, allo scopo di fare spazio all’allevamento del bestiame, alle piantagioni e ad altre attività produttive».


Fazendeiros e festa del fuoco

Sempre Claudia Fanti ci racconta che nel sudovest del Pará, i fazendeiros sono arrivati a celebrare una «giornata del fuoco», provocando roghi simultanei ai margini dell’autostrada a sostenere che «l’unico modo che esiste per lavorare è deforestando». Incendi spesso dolosi, causati dagli allevatori che vogliono avere più terra per i pascoli. Ma da quando Bolsonaro è stato eletto, lo scorso gennaio, la deforestazione in Amazzonia ha assunto ritmi impressionanti, sottolinea il Corriere della Sera

A luglio era cresciuta del 278% rispetto all’anno precedente per un totale di mille chilometri quadrati tanto che la Germania prima e la Norvegia poi hanno deciso di congelare i finanziamenti al Fondo Amazzonia (rispettivamente 31 e 27 milioni di euro) con cui i due Paesi hanno sostenuto negli ultimi 10 anni progetti mirati a promuovere la conservazione e l’uso sostenibile della più grande foresta pluviale del mondo.
AVEVAMO DETTO


Bolsonaro uccidi Amazzonia salva il pianeta con ‘cacca a giorni alterni’
Le donne indigene sfilano a Brasilia in difesa dell’Amazzonia e contro la politica dell’ecocidio e genocidio. Intanto l’Istituto spaziale nazionale certifica: deforestazione amazzonica 278% rispetto al luglio dell’anno scorso. Bolsonaro distruggi Amazzonia, per salvare il pianeta, meno cibo e cacca solo a giorni alterni.
Remocontro

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