L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 15 agosto 2019

Dalla morte nasce la speranza e ora avanti con un Progetto Alternativo

A COLORO CHE SPERANO NELL’AIUTO DI TRUMP

Maurizio Blondet 14 Agosto 2019 

(Ho meno voglia di spremermi per parlare del “governo” italiano. Qui avete alcune analisi interessanti:)

DI GIULIETTO CHIESA


Mentre tutti guardano alle acrobatiche operazioni del parlamento italiano, io vi propongo una geometria internazionale inedita. Ma che ha a che fare con il futuro dell’Italia.
Che, essendo una colonia, dovrà stare molto attenta agli angoli di questo triangolo. Che ha tre spigoli: uno si chiama (lo chiamo io) Trump e Bannon; l’altro si chiama Governo Ombra Americano/ GOA (e comprende i servizi segreti USA, l’intero mainstream, il Partito Democratico, il Deep State USA, cioè Wall Stret etc); il terzo è Aquisgrana (Francia e Germania).
I primi due sono in guerra tra loro e l’assassinio di Epstein è l’atto più rivelatore di questa guerra. Ma su quell’angolo, su cui è appollaiato Trump, c’è anche il suo scontro con la Cina, che sta diventando (vedi Hong Kong) molto serio. Quindi chi sceglie Trump (in Italia), deve stare attento a non flirtare con Pechino. Chi sceglie invece il Governo Ombra Americano deve sapere che esso è strettamente intrecciato con il l’MI6, la City, Rothschild, i pedofili, la Corona britannica. imperiale britannico. L’angolo Trump è in guerra anche con la congrega del GOA, quindi con i pedofili, quindi con Rothschild e con la Corona (vedi il principe Andrew, connesso con Epstein). Chi sta con il Goa è dunque contro Trump.
Poi c’è Aquisgrana, nata il 22 gennaio 2019. Che sta tutta nella Nato. Ma ha le sue idee sulla Nato, che non coincidono con quelle di Trump. Ma forse non coincidono nemmeno con quelle del GOA. Nella Nato c’è anche la City, l’MI6, la Corona Britannica, oltre che Trump. Quindi con quale Nato stare? A occhio e croce si direbbe che Salvini sta con Trump. Conte e Di Maio con chi stanno? Sicuramente con la Nato, ma con quale Nato non è chiaro. Anche Aquisgrana sta con la Nato, ma non pare essere la stessa Nato di Trump. E, con la Nato ci sta pure Zingaretti. E naturalmente Renzi.
In apparenza tutti stanno nella Nato, ma Epstein è stato fatto fuori perché i suoi segreti e ricatti possono mettere nei guai altri alleati della Nato. Dunque non basta stare nella Nato: bisogna scegliere con chi stare dentro la Nato. Ecco, credo che ora la questione principale, per il nuovo governo di Roma sarà quella di chiarire con chi sta.


Un altro, l’amico Fusaro:

Crolla il laboratorio populista, tornano destra e sinistra (le élite ringraziano)

Di Diego Fusaro –14 Agosto 2019

Roma, 14 ago – Quando la situazione precipita, sono solito richiamarmi ai versi di Hoelderlin: “Dove cresce il pericolo, / cresce anche ciò che salva” (wo aber Gefahr ist, wächst / das Rettende auch). Forse è solo una mia soggettiva tendenza, può ben essere. Sul fatto, tuttavia, che la situazione sia disperata e disperante credo sia difficile dissentire. La verità è che ha vinto, ancora una volta, il sistema liberista: il quale da subito aveva dichiarato guerra al laboratorio populista giallovederde, unico nel suo genere a livello europeo. Si trattava, in sintesi, di un governo che aveva rotto gli schemi della politica, la sua geografia tradizionale: non più destra e sinistra, ma basso contro alto, popolo contro élite, sovranità contro globalismo.

Era la sola possibilità per un riscatto nazionale-popolare. E l’élite cosmopolitica lo sapeva bene. Tant’è che da subito, grazie allo zelante operato dei padroni del discorso (circo mediatico e clero giornalistico), aveva fatto di tutto per fare cadere il governo gialloverde: il quale, pur con tutti i suoi limiti, spesso macroscopici, aveva rotto gli schemi della politica e aveva unito un’anima identitaria e un’anima socialisteggiante.
Ha prevalso la Lega liberista di Giorgetti
E ora la Lega di Giorgetti (quella sistemica e liberista, non quella salviniana, populista e meno sistemica) ha prevalso: e ha portato lo scalpo gialloverde ai padroni della global class liberista. Vedo due sviluppi possibili: o il governo tecnico lacrime e sangue (Cottarelli con il trolley o l’euroinomane Draghi, ad esempio) o il prevalere del fronte del “liberismo in un solo paese”, con il ritorno in campo della destra berlusconiana, che liquida come “comunista” ogni intervento dello Stato nell’economia.

Una cosa è certa, ha vinto il partito unico del capitale: che è riuscito a spezzare la saldatura gialloverde. Ed è altresì riuscito, conseguentemente, a far rifluire la lega verso la destra berlusconiana liberista e il 5 stelle verso la sinistra fucsia cosmopolita. Il capolavoro dell’élite mondialista: che vinca la destra o che vinca la sinistra, vince ora il partito unico del liberismo. Prevale l’alternanza senza alternativa, ossia una destra e una sinistra contrapposte apparentemente su tutto, ma che accettano supinamente il primato atlantista, il primato dei mercati, il primato della Ue.

Il liberismo regna sovrano

Sarebbe un vacuo giuoco provare a vedere se li accetta più la sinistra fucsia arcobalenica o la destra modello azienda, che pensa l’Italia come una startup. Il liberismo regna sovrano: il 5 Stelle che vota la von der Leyen, la Lega che cita la Thatcher come nume tutelare, le sinistre fucsia che hanno sostituito l’internazionalismo proletario con il cosmopolitismo liberista.

...e il monopolio privato resterà ai Benetton

Insomma, in sintesi, il nuovo campo della politica che si delinea è questo: sinistre fucsia cosmopolite, con anche il 5 stelle eventualmente, a rappresentare il liberismo cosmopolita; e destra del liberismo sovrano, modalità Bolsonaro (il docile servo di Washington e Israele, il liberista che si finge sovranista). 
Manca una casella, che resta non occupata: un sovranismo populista socialista e non liberista, che davvero metta al primo posto la nazione e gli italiani, le classi lavoratrici e l’interesse nazionale. Chi sarà davvero in grado di occupare tale casella? Non lo sappiamo. Sappiamo però che tale casella è la sola possibilità di salvezza.

Diego Fusaro


(Risale all’11 agosto questo video di Giulietto Chiesa, che vale già dal titolo: 

UN GOVERNO, NIENTE POPOLO


(Da giorni lettori che la sanno lunga mi dicono: ingenuo, Salvini ha ricevuto l’ordine di rompere coi 5 Stalle da Bannon, vedrai che Trump ci aiuta..non si sa bene a cosa: nella nostra “lotta” contro l’Europa? .Ora, a parte che Trump stesso ha forse bisogno di aiuto, e infatti vuole anzitutto che mandiamo le nostre quattro navi da guerra nel Golfo a proteggere Israele quando dalle basi saudite bombarderà l’Iran – in cambio di nulla – a parte che questa speranza somiglia a quella dei mussoliniani del 1944 nelle armi segrete che avrebbero rovesciato le sorti della guerra – nutrire queste speranze è non solo inetto, ma la prova più certa della nostra servilità storica. Vedrà, gli altri ci liberaranno dai padroni, noi siamo al loro servizio, abbiamo le loro basi. Discorsi disgustosi che mi hanno fattto i lettori nei giorni scorsi:

E il premio sperato, promesso a quei forti
Sarebbe o delusi, rivolger le sorti,
D’un volgo straniero por fine al dolor?
Tornate alle vostre superbe ruine,
All’opere imbelli dell’arse officine,
Ai solchi bagnati di servo sudor.
Il forte si mesce col vino nemico;
Col novo signore rimane l’antico;
L’un popolo e l’altro sul collo vi sta.
Dividono i servi, dividon gli armenti;
Si posano insieme sui campi cruenti
D’un volgo disperso che nome non ha.

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