L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 21 agosto 2019

E' guerra vera è guerra totale, niente illusioni - anche nel Pacifico gli Stati uniti sono in eterno ritardo


USA perdono supremazia nel Pacifico occidentale – esperti australiani
© AP Photo / Andy Wong
07:33 21.08.2019(aggiornato 09:05 21.08.2019)

Gli Stati Uniti hanno perso la propria supremazia nel Pacifico occidentale e in caso di conflitto non sarebbero in grado di contrastare la Cina, scrivono degli esperti australiani.

Un gruppo di studiosi dello United States Studies Centre dell’Università di Sydney, ha pubblicato un report in cui analizzano la posizione degli Stati Uniti nella zona del pacifico e i rapporti con la Cina.

“La strategia di difesa americana nella regione dell’Indo-Pacifico sta soffrendo una crisi senza precedenti. È 
alla base una crisi creata dall’incongruenza tra gli obiettivi strategici di Washington e le risorse in suo possesso”, 
afferma il report.

Secondo gli esperti, sebbene la dirigenza dell’esercito americano stia tentando di combattere con questi problemi, è ostacolata dalla “superata mentalità da superpotenza delle élite della politica estera”.

I ricercatori rilevano che nell’ultimo decennio il budget della difesa degli USA è stato sottoposto a ritardi e da imprevisti di finanziamento. Per questo il Pentagono non ha la possibilità di accrescere la portata dell’esercito e comprare nuove attrezzature, si legge nel report. L’annullamento e il ritardo nella realizzazione di nuovi programmi hanno portato a un ritardo nella modernizzazione delle forze armate.

Inoltre negli ultimi 20 anni gli USA partecipano costantemente a operazioni militari nel Medio Oriente e questo disperde risorse che potrebbero essere impiegate per mantenersi preparati a eventuali conflitti con le altre superpotenze, ritengono gli autori dello studio.

Gli esperti esortano gli USA e i loro alleati, inclusi Australia e Giappone, a rivedere i budget militari per contrastare alla Cina, in veloce sviluppo. Secondo i dati presentati, l’Esercito Popolare di Liberazione cinese avrebbe dispiegato circa 1,5 mila missili balistici a corto raggio, 450 missili a lungo raggio, 160 missili a medio raggio e centinaia di missili da crociera a lungo raggio basati sulla terraferma.

In precedenza si è saputo che la Cina difenderà i propri interessi se gli USA dislocheranno nella regione Asia-Pacifico missili a medio raggio basati sulla terraferma. È quello che ha dichiarato Pechino in risposta all’uscita degli USA dal trattato INF e alla dichiarazione del segretario della Difesa statunitense Mark Esper, favorevole a un prossimo dispiego in Asia dei missili a medio raggio basati sulla terraferma.

Il Ministero degli Affari Esteri Cinesi ha inoltre sottolineato che il dispiego dei missili americani nella regione avrebbe un’influenza negativa sulla sicurezza internazionale e regionale.

“Speriamo che la parte americana sarà attenta nelle sue azioni, che non intraprenda passi che intensifichino la situazione nella regione e che minino alla pace internazionale e regionale”, ha dichiarato il Ministero.

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