L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 15 agosto 2019

Gli ebrei in Palestina sono come topi rosicchiano simboli un pò alla volta senza pudore con un cinismo che fa scuola


13 ago 2019
by Redazione

GERUSALEMME. Domenica cariche della polizia e disordini sul sito islamico al centro dei disegni della destra religiosa israeliana finalizzati alla sua spartizione e alla ricostruzione del Tempio

Gerusalemme. La Cupola della Roccia sulla Spianata di al Aqsa (foto di Michele Giorgio)

di Michele Giorgio

Gerusalemme, 13 agosto 2019, Nena News – Ogni anno d’estate, da un decennio a questa parte, da quando Benyamin Netanyahu è a capo di maggioranze di destra estrema, la Spianata delle moschee di Gerusalemme diventa terreno di scontro, in apparenza religioso ma in realtà politico e diplomatico, in occasione della ricorrenza ebraica del Tisha B’Av. Quest’anno il giorno in cui gli ebrei ricordano la distruzione del primo e del secondo Tempio è coinciso con la festa islamica del sacrificio (Eid al Adha). Domenica i militanti della destra sionista religiosa e dei gruppi che chiedono la ricostruzione del Tempio e gli attivisti del movimento dei coloni, hanno chiesto di entrare nella Spianata per commemorare la distruzione del Tempio e per affermare, più di tutto, la sovranità israeliana sull’area che gli ebrei considerano Har ha-Bayit (Monte del Tempio), dove da 1300 anni sorgono le moschee di al Aqsa e della Roccia, terzo luogo santo dell’Islam dopo Mecca e Medina.

La concomitanza dell’Adha e del Tisha B’Av si è rivelata una miscela esplosiva. Gli scontri domenica sono cominciati intorno alle 9, dopo la decisione del governo – che in un primo momento aveva chiuso l’accesso a non-musulmani per evitare incidenti – di consentire l’ingresso alla Spianata anche per gli ebrei. Decine di palestinesi sono rimasti feriti o contusi dai proiettili di gomma e dai candelotti lacrimogeni sparati dalla polizia. Almeno quattro agenti sono stati feriti dagli oggetti lanciati dai palestinesi. Incuranti degli scontri, oltre 1700 i militanti della destra religiosa sono entrati sulla Spianata. La campagna elettorale – tra un mese si vota in Israele – è stata decisiva per spingere Netanyahu e il ministro per la sicurezza Erdan a dare il via libera al tour sulla Spianata già palcoscenico nel 2000 della “passeggiata” del leader della destra Ariel Sharon che accese la miccia della seconda Intifada.

Le continue “visite” al sito dei religiosi sionisti indica l’intenzione di modificare lo status quo della Spianata concordato da Israele con la Giordania, dopo l’occupazione della zona est (araba) di Gerusalemme, che assegna alle autorità islamiche la gestione e il controllo del sito religioso. Un primo serio tentativo c’era stato già due anni, quando il governo israeliano provò ad imporre, dopo l’uccisione di due poliziotti, l’installazione di metal detector agli ingressi della Spianata provocando forti proteste palestinesi. Il 21 luglio 2017, editorialista David M. Weinberg chiarì la posizione israeliana sulle pagine dei quotidiani Jerusalem Post e di Yisrael HaYom. «È tempo – scrisse Weinberg – di riconoscere che lo ‘status quo’ su Har HaBayit è morto… È tempo di livellare il campo di gioco. Israele dovrebbe mettere sul tavolo un piano per portare equità e correttezza all’amministrazione del Monte del Tempio: un piano per una condivisione della sovranità sul luogo più santo per il popolo ebraico. Ciò può essere realizzato sia attraverso un accordo sui tempi di preghiera simile a quello in atto nella Grotta di Machpela (Tomba dei Patriarchi) a Hebron, sia attraverso (la costruzione) di una sinagoga ai margini della vasta piazza (la Spianata) che non oscurerà le due grandi strutture (moschee) musulmane sul Monte del Tempio».

La destra religiosa perciò punta alla spartizione della Spianata. E come è accaduto a Hebron nel 1994, dopo il massacro di 29 fedeli musulmani da parte di un colono israeliano, potrebbe usare le tensioni crescenti tra ebrei e musulmani nella città vecchia di Gerusalemme e gli scontri come quelli di domenica sulla Spianata per ottenere un nuovo status quo. Avrebbe già mosso questo passo se non ci fossero sul tavolo le relazioni con la Giordania, il principale alleato nella regione di Israele nonché custode dei luoghi santi islamici e cristiani a Gerusalemme. Un atto unilaterale aprirebbe una crisi devastante con Amman che Israele non può permettersi. Nena News

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