L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 5 agosto 2019

Il fanfulla è parte integrante del Sistema massonico mafioso politico

Erspamer: «Ecco la strategia dei media per rafforzare Salvini. Il M5S non cada nella trappola liberista»

Silenzi e FalsitàPOSTED ON AGOSTO 5, 2019


«Per far vincere Salvini e liberarsi dell’unico partito che davvero dia loro fastidio, ossia il M5S, i liberisti e le loro stampelle liberal hanno importato in Italia la strategia che ha consentito loro di portare Trump alla Casa Bianca allontanando il pericolo di un populismo di sinistra alla Bernie Sanders».

È quanto si legge in un post pubblicato sulla pagina Facebook di Francesco Erspamer, professore di studi italiani e romanzi all’Università di Harvard e blogger vicino al Movimento 5 Stelle.

Si tratta – spiega – di «una strategia molto semplice e che solo richiede la collaborazione di buona parte dei media e dei giornalisti, dunque molti soldi. Consiste in questo: radicalizzare ogni questione demonizzando la posizione avversa, e poi accusare il personaggio che si vuole far vincere di fascismo, nazionalismo, xenofobia e dunque razzismo, omofobia, sessismo, bigotteria, luddismo, provincialismo, volgarità e rozzezza, stupidità, ignoranza, maleducazione, scorrettezza politica, connivenza con Putin e possibilmente di aver infastidito una o due donne quarant’anni fa».

«Badate bene:» avverte Erspamer «non si può lanciare una sola di queste accuse e usarla per martellare il finto avversario; ciò potrebbe effettivamente indebolirlo. No, per rafforzarlo è necessario inventarsi ogni settimana una nuova accusa, in modio da irritare o spaventare, settimana dopo settimana, un nuovo gruppo di cittadini.

«È questo lo scopo dell’indignazione mediatica per Salvini che si abboffa o che va a tavola a torso nudo o che fa fare a suo figlio un giro su una moto d’acqua della polizia. Vogliono farlo apparire al popolo come l’uomo del popolo che non è, e ci stanno riuscendo,» spiega il docente.

Secondo Erspamer i 5Stelle «non devono cadere nella trappola liberista. Non c’è bisogno che imitino Salvini ma di certo non devono disprezzarlo esponendosi al risentimento o sospetto dei tanti che sono come lui (come stupirsene dopo decenni di televisioni berlusconiane?). Il populismo becero non lo si contrasta con lo snobismo ma con un populismo politico».


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