L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 24 agosto 2019

Il fanfulla ha succhiato il sangue dello zombi M5S per mesi. Dopo che questi l'hanno dovuto scaricare si è accorto di essere solo di non avere progettualità ne strategia e di aver perso tutte le partite sul rinnovo delle cariche che contano, di aver perso tutto il potere dovute alle cariche governative. Di essere un niente per le prossime elezioni con una legge elettorale profondamente proporzionale da consegnarlo per quello che è di fronte agli elettori

Perché Salvini adesso vuole fare un nuovo governo con i 5 Stelle

23 Agosto 2019 - 16:31 

Dopo aver innescato la crisi di governo che ha portato alle dimissioni di Giuseppe Conte, ecco perché adesso Matteo Salvini vorrebbe fare la pace con il Movimento 5 Stelle: sono tanti i privilegi che verrebbero meno.


In questi giorni abbiamo capito che in politica, così come in amore o nello sport, non si può mai dare nulla per scontato. Del resto “solo i morti e gli stupidi non cambiano mai idea”, anche se si tratta di fare dei carpiati con doppio avvitamento da far impallidire Tania Cagnotto.

Così prima abbiamo assistito a un Matteo Renzi pronto anche a spaccare il Partito Democratico pur di fare un accordo di governo con il Movimento 5 Stelle, “si è rigirato il mondo” avrebbe detto mia nonna, mentre adesso la piroetta è di Matteo Salvini che, dopo aver aperto una crisi di governo che ha portato alle dimissioni di Giuseppe Conte, ora non fa altro che mandare messaggi di pace a un “Luigi Di Maio che ha lavorato bene nell’interesse del Paese”.


La verità è che in politica si deve essere sempre un passo avanti rispetto ai propri avversari e, questa volta, il leader della Lega non ha fatto i conti con la più semplice delle evidenze: dopo un solo anno di legislatura, tutti i parlamentari che non siano della Lega o di Fratelli d’Italia farebbero il tifo per qualsiasi tipo di alleanza pur di non rinunciare alla comoda cadrega romana.

Matteo Salvini se finisce all’opposizione di un governo PD-M5S con ogni probabilità le successive elezioni le vincerebbe con percentuali bulgare ma, nel frattempo, non avrebbe più il potere governativo e delle nomine, quello di poter fare campagna elettorale tenendo qualche disperato fermo in mezzo al mare e quello di poter difendere il Carroccio dalle varie inchiesteda una posizione di assoluto riguardo.

Gli errori di Salvini

In teoria il giochetto sembrava essere molto semplice. Sono il personaggio politico del momento, i sondaggi mi danno al 38%, i miei alleati di governo sono allo sbando e quindi stacco la spina al “governo del cambiamento”, vinco le elezioni e poi faccio aumentare l’Iva dando poi la colpa a quella cattivona di Ursula von der Leyen che a Bruxelles è stata votata dal PD e dai 5 Stelle.

Un delitto perfetto ma Salvini ha sottovalutato la disperazione dei renziani e dei grillini, pronti anche ad allearsi dopo anni di insulti pur di non andare a casa. Un errore grave quello del Capitano, che da quel momento è andato nel pallone più totale.

Prima si è fatto asfaltare al Senato da Conte che gli ha vomitato addosso tutto quanto si era tenuto dentro in questi quindici mesi, per poi mettere in atto una patetica marcia indietro nei confronti dei 5 Stelle verso i quali il suo telefono “è sempre acceso”.

Il risultato è quello di aver pure ringalluzzito un Movimento che sembrava morente, tanto che adesso tra i pentastellati c’è anche chi non teme più le urne convinto che con Conte candidato premier si possa recuperare molto del terreno perso alle ultime elezioni europee.

Adesso poi che i 5 Stelle si sono messi veramente al tavolo delle trattative con il Partito Democratico, anche se i dem ce la stanno mettendo tutta per dare una mano a Salvini, c’è il rischio di aver combinato la frittata: ritrovarsi all’opposizione magari anche fino al 2022, momento in cui si eleggerà il nuovo Presidente della Repubblica che è uno dei principali temi che stanno allontanando le elezioni.

Meglio fare la pace

Se dovesse nascere un governo giallorosso, non sarebbe soltanto Matteo Salvini a fare la valigie dal Viminale, insieme al suo corposo staff comunicazione, ma anche tutti gli altri ministri, viceministri e sottosegretari della Lega.

Essere al governo garantisce poi anche il potere delle nomine in tutte le varie società partecipate dal Mef, oltre a tutti i numerosi enti. Insomma per il Carroccio sarebbe un bel passo indietro dopo aver passato più di un anno nella stanza dei bottoni.

Non sarebbe poi la stessa cosa per la Lega il dover affrontare tutte le varie inchieste che la coinvolgono, Moscopoli o caso-Siri per esempio, dai banchi dell’opposizione invece che da quelli del governo, vedi quando per esempio il Capitano è stato salvato dai 5 Stelle per il caso Diciotti.

Matteo Salvini inoltre perderebbe la possibilità di continuare a fare campagna elettorale con il mantra dei “porti chiusi”, così che gli rimarrebbe soltanto il promettere meno tasse e più pensioni anche se non si è mai capito con quali soldi.

Non sarebbero in pochi quelli che all’interno del Carroccio si starebbero ora pentendo dello strappo con i grillini, sentimento questo ricambiato da molti parlamentari pentastellati che vorrebbero tornare con la Legapiuttosto che andare con il PD.

Ci saranno però soltanto pochi giorni di tempo per sbrogliare questa matassa. Il Movimento 5 Stelle è adesso corteggiato da Lega e Partito Democratico, come una donna lasciata da un marito che adesso si dice pentito dopo averla vista uscire con un altro.

Martedì il Presidente Sergio Mattarella vorrà una maggioranza stabile altrimenti si torna alle urne. In questo momento nessuno scenario è da escludere, specie se il telefono di Salvini a breve dovesse squillare “ciao Matteo, sono Luigi…”.

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