L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 14 agosto 2019

Il popolo eletto in crisi di identità umanitaria

Israele espelle le badanti filippine che hanno figli

MIND THE GAP Lunedì 12 Agosto 2019


Via da Israele le badanti filippine con figli. Nelle ultime settimane, su istruzione del ministero degli interni, decine di badanti filippine sono diventate delle ricercate dalla polizia pronta all'espulsione immediata per una regola contrattuale, finora non osservata, che prevede che non abbiano gravidanze. Una clausola che, nel caso di parto, stabilisce che queste donne lascino, con i figli, il paese entro tre mesi. Una vicenda che sta scuotendo l'opinione pubblica.
La vicenda più eclatante è avvenuta domenica quando Rosemary Peres ed il figlio Rohan hanno appreso che la Corte Suprema aveva respinto il loro appello. Nel giro di un'ora sono stati condotti verso un aereo in partenza. Ma Rosemary ha opposto resistenza fisica e madre e figlio sono stati chiusi in una stazione di polizia. Ancora non sa se è riuscita a impedire l'espulsione. E forse conta sul fatto che, di norma, i comandanti degli aerei si rifiutano di accettare a bordo passeggeri forzati a salire.
All'origine della vicenda - spiega il giornale economico The Marker - vi sono contratti molto severi che le badanti hanno spesso sottoscritto, pur di lavorare in Israele. Essi precisano che durante il soggiorno in Israele è vietato loro restare incinte e che, se partoriscono, devono lasciare il Paese entro tre mesi. Il loro permesso di lavoro è limitato a cinque anni. Rosemary è da 20 anni in Israele, il figlio ha 13 anni. E in base alle regole contrattuali nessun tribunale può dargli ragione. «C'è la legge in senso stretto, ma c'è anche una legge del cuore che deve prevalere» ha esclamato lo scrittore Yehoshua Sobol, alla radio pubblica. «Ma cosa si voleva? Che non amassero mai? Sono leggi da Sodoma. Siamo tornati all'Inquisizione».

In Israele - precisa The Marker - ci sono oggi 57 mila badanti. Fra di loro, la metà delle donne hanno meno di 40 anni. I loro visti di lavoro sono estesi anche oltre i cinque anni massimi perchè - secondo il giornale - esse sono essenziali per il sostegno degli anziani nelle loro abitazioni. Infatti la manodopera israeliana scarseggia, ed è molto più costosa. In teoria, secondo l'ex presidentessa della Corte Suprema Dorit Beinish, il ministero degli interni potrebbe escogitare un provvedimento di clemenza verso le 36 badanti filippine ed i loro 50 figli. Ma se si creasse un precedente - ha avvertito nei giorni scorsi Israel ha-Yom, un giornale vicino al governo - potrebbe essere sfruttato da diverse migliaia di bambini di migranti africani entrati (diversamente dalla filippine) in maniera del tutto illegale in Israele. Attualmente due altri madri filippine hanno fatto ricorso contro le espulsioni.

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