L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 21 agosto 2019

Il suicidio del fanfulla

Salvini sta finendo come Renzi: si è suicidato e ora cerca scuse. Disperato, invoca una rivoluzione nelle piazze. E rafforza così chi lo bolla come pericoloso


20 agosto 2019 di Giorgio Iusti

Poteva decidere per lungo tempo i destini del Paese e ha sbagliato tutto. Troppo sicuro di sé, ma soprattutto tanto esperto nella propaganda spicciola quanto incapace di muoversi all’interno delle istituzioni, Matteo Salvini si è suicidato politicamente. Nessuna delle molteplici giravolte che sta compiendo in questi giorni sembra riesca a farlo uscire dall’angolo in cui si è messo da solo, aprendo una crisi di governo all’improvviso in spiaggia, tra un mojito e una cubista. E ora schiuma di rabbia. Prova ad aggrapparsi a quell’apparato comunicativo noto come “la bestia” che in queste ore si sta ugualmente rivelando un animaletto innocuo. Il rischio è grande ed è quello di finire per qualche anno all’opposizione. Il tempo giusto per perdere quel consenso che ha fatto diventare la Lega partito nazionale e farlo relegare a nord della linea del Po. Un destino incredibilmente simile a quello dell’altro Matteo, quel Matteo Renzi che continua a turbare i sonni del Capitano che ha perso i gradi in riva al mare.

UN UOMO SOLO. La settimana scorsa al Senato il leader della Lega ha preso definitivamente coscienza che tornare rapidamente alle urne, fare il pieno di voti e mettersi alla guida di Palazzo Chigi non sarà affatto un’impresa semplice come doveva aver pensato sul lido di Milano Marittima. Anzi l’ipotesi è particolarmente improbabile. Il rischio di finire all’opposizione di un governo formato da Movimento 5 Stelle e Pd, trovandosi così a contare zero tanto in Italia quanto in Europa, è invece particolarmente concreta. E a nulla sembra essere servito a Salvini il tentativo di ritrovare un’intesa con i pentastellati assicurando il suo voto al taglio dei parlamentari in cambio della fine anticipata della legislatura. Ha provato quindi a ricucire. Ma sen-
za risultato. Il Movimento 5 Stelle non ha chiuso alla Lega, ma a Salvini. Un particolare che, sbagliata completamente la strategia, sta facendo finire sotto processo il leader all’interno del suo stesso partito.

MANOVRE GOFFE. Cercando di salvare il salvabile, il capo del Carroccio non si è dimesso. è rimasto incollato al Viminale, accusando allo stesso tempo gli altri di non voler votare per il timore di perdere la poltrona. Ha parlato di un governo dei perdenti, nel caso venga formato un esecutivo giallo-rosso, dimenticando di aver governato con il Movimento 5 Stelle con meno voti di quelli incassati dal Pd e dunque di autodefinirsi perdente. Un errore dopo l’altro. Fino a invocare una mobilitazione di piazza nel caso di un nuovo governo. Esternazioni che rafforzano soltanto chi lo indica come un pericolo per la democrazia. In Parlamento si è sempre visto poco e ugualmente al Ministero. Salvini non sembra conoscere le dinamiche istituzionali. Sui social è rimasto ad urlare contro i migranti, a indicare il Pd come il partito di Bibbiano e di Banca Etruria. Polemiche basse frutto della disperazione di un uomo che aveva tutto e ora si sta ritrovando con un pugno

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