L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 4 agosto 2019

NoTav - soldi buttati al vento anzi no regalati agli industrialotti, banche francesi e affini

Tav, Travaglio: «La novità è che costerà all’Italia circa 3 miliardi in più di quel che ci avevano raccontato»

Silenzi e FalsitàPOSTED ON AGOSTO 4, 2019


Marco Travaglio nel suo editoriale del 4 agosto, ha rivelato quanto ha scoperto a proposito del Tav Torino-Lione.

«La novità è che» ha scritto Travaglio «costerà all’Italia circa 3 miliardi in più di quel che ci avevano raccontato».

«Cosa che, se l’avessero saputa i tecnici incaricati dal Ministero dei Trasporti dell’analisi costi-benefici sull’opera, avrebbe portato il loro esito negativo non più a 7 miliardi, ma a 10. E, calcolando solo i costi per l’Italia, escludendo quelli per Francia e Ue, non più a 3, ma a 6 miliardi» ha fatto notare.

«Cioè: se l’avesse saputo il premier Conte, quando ha annunciato che il Tav si deve fare, salvo un voto del Parlamento italiano che disdica unilateralmente il trattato italo-francese, non si sarebbe azzardato a dire che ormai fermare le gare di appalto costerebbe più che vararli alla luce di un presunto cofinanziamento europeo al tratto ferroviario italiano ‘che costa 1,9 miliardi’» ha scritto ancora.

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