L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 5 agosto 2019

Ponte Morandi - Il porto delle nebbie della procura di Genova viaggia sulla prescrizione

LA REAZIONE

Di Maio e la perizia sul ponte Morandi: «Togliere la concessione ad Autostrade»

Il vicepremier: «Per 25 anni mancanza di interventi significativi di manutenzione» . Il titolo di Atlantia, che controlla la società, arretra in Borsa. Autostrade: «Accuse generalizzate»


Il vicepremier e ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio torna a invocare la revoca di tutte le concessioni ad Autostrade per l’Italia (Aspi) dopo che è stata resa nota la perizia sul crollo del ponte Morandi, secondo la quale ci sono state gravi carenze nella manutenzione: «Ci sono tante cose all’interno della perizia che mettono i brividi, ma una in particolare: la mancanza per 25 anni di interventi significativi di manutenzione, praticamente da quando la competenza ha smesso di essere dello Stato» scrive il ministro su Facebook, «È inaccettabile e bisogna avviare al più presto il procedimento di revoca delle concessioni ad Autostrade per l’Italia. Il nostro compito è anche quello di fare capire, a questi signori, che il Governo adesso li controlla, per impedire che il profitto prevalga sul bene collettivo. Questo è il miglior modo per onorare le vittime della tragedia di Genova. E il governo unito su questo è la migliore risposta che possiamo dare alle loro famiglie». Autostrade replica: «Accuse generalizzate».

Subito dopo le parole del vicepremier il titolo di Atlantia, che controlla Autostrade per l’Italia è arretrato in Borsa: il titolo della società, che ha diffuso in giornata i conti del semestre, si è mosso in linea con un listino già di per sé pesante e ha ceduto il 2,4% a 22,9 euro alle ultime battute della seduta.

La possibilità di estromettere Aspi dalla gestione della rete autostradale italiana non è facilissimo e il rapporto tra la società controllata dalla famiglia benetton e il governo è piuttosto altalenante. Subito dopo il crollo il premier e i suoi vice, oltre al ministro Toninelli, avevano promesso che Autostrade per l’Italia non avrebbe più toccato un sasso e lo Stato avrebbe tolto loro la concessione. Tagliata fuori dai lavori per la demolizione del ponte, Aspi ha però fatto causa allo Stato. Più di recente, però, Atlantia è stata in predicato di entrare nell’azionariato di Alitalia, ipotesi non ancora tramontata. Infine, la revoca anticipata della concessione autostradale, aprirebbe verosimilmente una lite giudiziaria tra il governo e Aspi, con il rischio per lo Stato di dover sborsare una forte penale, almeno 20 miliardi di euro.

2 agosto 2019 (modifica il 3 agosto 2019 | 09:34)

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