L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 18 settembre 2019

43 morti Ponte Morandi, liquidazione Castellucci 13 milioni è il premio pagato dai Benetton

Atlantia, che cosa si dice delle dimissioni di Castellucci

18 settembre 2019


Fatti, dichiarazioni, numeri e indiscrezioni sull’uscita definitiva di Castellucci dal gruppo Atlantia dei Benetton

Gli ultimi provvedimenti cautelari a carico di dipendenti e dirigenti di Aspi (Autostrade per l’Italia) e Spea per i report ammorbiditi o falsificati sullo stato di alcuni viadotti – secondo le accuse dei magistrati – hanno fatto venire meno la fiducia della holding Edizione dei Benetton (che detiene il 30,25% di Atlantia) verso Giovanni Castellucci, ceo di Atlantia (controllante di Aspi). Anche per timori di ulteriori contraccolpi dell’azione della magistratura.

Sono queste alcune delle ragioni alla base delle dimissioni di Castellucci annunciate ieri con buonuscita da circa 13 milioni di euro, oltre alle competenze di fine rapporto (qui l’approfondimento di Start su emolumenti e benefit).

CHE COSA SI MUOVE IN ATLANTIA

Atlantia, dunque, cerca di voltare pagina dopo la bufera scatenata dagli sviluppi dell’inchiesta sul crollo del ponte di Genova e dalle nuove misure cautelari a carico di dipendenti delle controllate Aspi e Spea (società del gruppo che cura la manutenzione delle autostrade).

LE DIMISSIONI DI CASTELLUCCI

Castellucci, nel corso di un cda straordinario durato oltre 5 ore ieri, si è dimesso da amministratore delegato e direttore generale dell’azienda, dopo 18 anni trascorsi nel gruppo.

L’ULTIMO PASSO DI CASTELLUCCI

L’uscita di Castellucci anche da Atlantia arriva dopo 8 mesi dalle dimissioni dal vertice di Autostrade. Una decisione annunciata in un cda ad inizio agosto 2018 per concentrarsi – disse all’epoca Castellucci – sullo sviluppo internazionale della holding, ma divenuta effettiva a inizio 2019, anche per motivi di opportunità in seguito alla tragedia del ponte Morandi.

CHI REGGERA’ ORA IL VERTICE DI ATLANTIA

Nel periodo di transizione fino alla nomina di un nuovo capo azienda, le deleghe esecutive in Atlantia passano in via temporanea ad un comitato di 5 consiglieri composto da Fabio Cerchiai, Carlo Bertazzo, Anna Chiara Invernizzi, Gioia Ghezzi e Carlo Malacarne. Giancarlo Guenzi, già cfo, è nominato direttore generale.

LE PAROLE DI LUCIANO BENETTON

Il cambiamento al vertice della holding che controlla Aspi era stato preannunciato da Luciano Benetton che ha espresso lo choc per gli ultimi fatti emersi dalle inchieste partite dopo la tragedia del ponte: “È una settimana che siamo sotto choc per quello che appare dai comunicati della giustizia. Speriamo che si chiarisca. Sicuramente ci sarà qualche cambiamento. Questo lo aspettiamo dal cda di oggi”, ha detto ieri. Già sabato Edizione aveva esplicitato il suo cambio di passo, dicendosi pronta a prendere le iniziative necessarie.

CHE COSA HA DETTO CASTELLUCCI

Il momento giusto per lasciare “nell’interesse di tutti”: così Castellucci ha giustificato in un’intervista al Corriere della Sera le sue dimissioni da amministratore delegato di Atlantia. “Un anno fa mi sono fatto carico di portare avanti il gruppo su richiesta degli azionisti. Non è stato facile, ma era doveroso”, ricorda. Dopo 18 anni ai vertici dell’azienda, lasciare “è stata una decisione mia, condivisa con il Cda. Non posso e non voglio essere l’uomo per tutte le stagioni”. Castellucci torna anche a parlare del crollo del Ponte Morandi: “Una tragedia di cui noi tutti non ci facciamo umanamente una ragione e di cui i tecnici non si capacitano ancora”. E “di sicuro c’è che il Ponte era stato visto e studiato da tanti tecnici. E nessuno aveva evidenziato pericoli per la sicurezza dell’ infrastruttura”. E a proposito di un’indagine bis sui monitoraggi di due ponti, commenta: “Sono due dei nostri 1.943 ponti. E sono stati già ristrutturati. Ma fa male leggere di registrazioni clandestine tra colleghi, jammers usati per riunioni tecniche, di forzature verbali su temi che potrebbero coinvolgere la sicurezza. Che la magistratura indaghi a fondo”. Comunque, “la recente decisione di mettere online tutti i dati dei viadotti è un’altra decisione di trasparenza che ho indicato”.

CHE COSA SCRIVE IL SOLE 24 ORE SU CASTELLUCCI

Ma sono davvero queste le ragioni delle dimissioni? C’è chi parla invece di siluramento di fatto da parte della famiglia Benetton, di dissapori con l’attuale uomo forte del gruppo, Gianni Mion, e di opportunità per i potenziali, devastanti, effetti dell’indagine giudiziaria. Scrive oggi il Sole 24 Ore: “Castellucci, per quello che si sa, è indagato in qualità di ex amministratore delegato di Aspi. Ma il fatto che le indagini tocchino anche Atlantia deve averlo spinto a valutare la possibilità di un’eventuale misura cautelare (anche solo interdittiva) nei suoi confronti. Così Castellucci può aver deciso di evitare ogni rischio, risultato possibile proprio dimettendosi. Con le dimissioni, infatti, viene sostanzialmente meno il rischio di reiterazione del reato e diventa teoricamente più basso quello di inquinamento delle prove. Questi rischi sono alla base delle misure cautelari scattate venerdì“.

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