L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 20 settembre 2019

all'Ocse non ci sono economisti ma gente che si è bevuto il cervello

La ‘folle’ proposta dell’Ocse per l’Italia: aumentare le tasse per fare più investimenti pubblici

19/9/2019 4:54:31 PM 

Laurence Boone, capoeconomista dell'Ocse. Eric Piermont/Afp/Getty Images

A volte gli economisti sembrano perdere il senso della realtà chiusi nella loro Torre d’Avorio e separati dal contesto sociale. E’ quanto accaduto all’Ocse nel corso della presentazione delle stime dell’Interim dell’Economic Outlook e sulle raccomandazioni all’Italia che resta a crescita zero anche quest’anno. Che fare, si sono chiesti gli esperti economici dell’Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica guidati dalla capoeconomista dell’Ocse, Laurence Boone, nel corso della conferenza stampa di presentazione a Parigi dell’Interim Economic Outlook che ha lanciato un forte avvertimento sulla crescita debole all’orizzonte? Ci vuole uno shock per l’Italia, avranno pensato, e così hanno predisposto una raccomandazione esplosiva per il BelPaese. L’Ocse chiede a Roma di aumentare gli investimenti pubblici ma aumentando a causa del debito già elevato la pressione fiscale sulle imposte dirette, cioè l’Irpef.

Una vera doccia fredda per qualsiasi governo, figurarsi per quello di un paese che non cresce da un ventennio.

Ma andiamo con ordine.
Le stime per l’Italia
L’Ocse conferma che il Pil dell’Italia resterà piatto quest’anno e riduce dello 0,2% a +0,4% le sue previsioni sulla crescita economica del 2020. Nell’Economic Outlook del maggio scorso l’Ocse aveva pronosticato una crescita zero nel 2019 e un +0,6% nel 2020. “I risultati di Germania e Italia – si legge nel rapporto – resteranno molto più deboli rispetto al resto dell’area euro, riflettendo la loro maggiore esposizione alla flessione del commercio globale e le dimensioni dei loro settori manifatturieri”.
Secondo l’Ocse l’economia dell’Eurozona quest’anno crescerà dell’1,1%, contro il +1,2% stimato a maggio e nel 2020 il Pil si attesterà a +1%, contro il +1,4% stimato a maggio. In Germania la crescita del Pil frenerà quest’anno a +0,5%, contro il +0,7% stimato lo scorso maggio, mentre nel 2020 si attesterà a +0,6%, nettamente al di sotto del +1,2% previsto a maggio.


Aumentare l’Irpef, cioè la tassazione diretta per aumentare gli investimenti
In questo quadro dell’eurozona in frenata che deve fare l’Italia, secondo Paese manifatturiero d’Europa? Per stimolare gli investimenti, le risorse vanno reperite attraverso un aumento delle tasse, in particolare dell’Irpef. E’ la sorprendente raccomandazione contenuta nell’Interim Economic Outlook dell’Ocse all’Italia, dove il disavanzo pubblico è elevato e il debito pubblico in rialzo. Per questo motivo, l’istituto di Parigi per la cooperazione e lo sviluppo economico ritiene che sia “necessario rafforzare l’efficacia della politica di bilancio, rivedendo l’efficacia della spesa pubblica e le dimensioni degli stabilizzatori automatici“. E sottolinea che, dal momento che la flessibilità di bilancio in Italia è limitata, la “spesa aggiuntiva per investimenti pubblici va interamente compensata da imposte dirette più elevate”. Insomma ridurre gli effetti e la durata della cassa integrazione e aumentare la pressione fiscale sulle imposte dirette, già tra le più alte dell’eurozona. Con buona pace del sostegno ai consumi che languono sempre di più.
Qualcosa di simile ad accendere una miccia per una protesta sociale. Altro che congelare gli aumenti dell’Iva.

In calo anche le stime della crescita globale
Le prospettive di crescita economica globale “sono diventate sempre più fragili e incerte”. E il Pil mondiale rallenterà a +2,9% nel 2019 e a +3% nel 2020, i livelli più bassi dalla crisi finanziaria, “con i rischi al ribasso che continuano a crescere”. L’Ocse nel suo Interim Economic Outlook è pessimista sul’andamento dell’economia globale e punta il dito sull’aumento delle tensioni commerciali e sulle crescenti incertezze politiche, le quali pesano sulla fiducia, sugli investimenti e sulla propensione al rischio dei mercati finanziari.
La crescita del Pil globale è rivista al ribasso dall’Ocse sia nel 2019 che nel 2010. Quest’anno l’economia mondiale frenerà a +2,9% dal +3,6% del 2018 e dal +3,2% stimato lo scorso maggio. L’anno prossimo la previsione è di una crescita del 3%, in ribasso rispetto al +3,4% di maggio. Le prospettive al ribasso riguardano un po’ tutti i big dell’economia globale. Nel 2019 il Pil Usa crescerà solo del 2,4%, in frenata rispetto al +3% del 2018 e al 2,8% stimato a maggio. E nel 2020 andrà ancora peggio: +2%, contro il +2,3% previsto a maggio.
Anche l’Eurozona subirà un contraccolpo negativo: +1,1% quest’anno, contro il +1,9% del 2018 e il +1,2% di maggio, mentre nel 2020 il Pil calerà ancora all’1%, contro l’4% previsto a maggio. In difficoltà anche la Cina, che nel 2019 vedrà la sua crescita calare a +6,15, contro il +6,8% del 2018 e il 6,2% previsto a maggio. Nel 2020 la crescita calerà ancora +5,7% contro il +6% stimato a maggio.

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