L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 6 settembre 2019

Il falso ideologico del M5S risplende, sapevamo che sarebbe giunto il momento, lo stiamo vivendo

L’ex del gruppo comunicazione: “Addio al M5S”. La lettera struggente di Debora Billi

4 settembre 2019


di Debora Billi (*)

E’ ora. Per quei 4 gatti che forse hanno voglia di leggere, racconto la mia storia. Serve più che altro a me, confesso.

Oggi mi allineo a tanti altri amici e dico addio al MoVimento 5 Stelle. Devo spiegare perché? Direi che è talmente scontato ed evidente da non doverci sprecare parole: l’obbrobrio che si è consumato nel Palazzo ha superato in nefandezza il golpe del 2011, e la mano che ha riconsegnato il mio Paese ai carnefici della Grecia stavolta porta il nome di MoVimento 5 Stelle. Ho dato il mio ultimo Oxi a Rousseau.

Ma nel giorno in cui il mio Paese è vinto, io sono finalmente libera. Una magra consolazione.

Come molti amici sanno, ho lavorato per 5 anni nell’ormai mitico “gruppo comunicazione” m5s alla Camera, che la stampa considerava onnipotente (ci ridevamo molto). Ho partecipato a cerchi magici, a vertici, ho vissuto momenti storici per il MoVimento. Ho scritto decine di post per il blog di Beppe, nessuno dei quali a mio nome, e alcuni dei quali finiti sulle prime pagine. Ho fatto campagne web e social, nel periodo dell’assai discusso divieto TV, che hanno coinvolto e trascinato l’intero MoVimento. Esisteva ancora a quell’epoca il MoVimento, sapete? Mi piaceva lavorare nell’ombra, e ho avuto i miei 15 minuti di celebrità solo per un tweet del venerdì notte che mi ha fatto finire nei titoli di apertura del TG1, tra Obama e il Papa. Per i media, d’altronde, ogni scusa era buona per attaccare il m5s. Gianroberto mi disse “Chiudi tutto per 48 ore, e passerà”. Un ottimo consiglio.

E’ passato, come è passato Gianroberto: era malato, aveva i giorni contati, e fu così che nel m5s partì la prima Foresta dei Pugnali Volanti. In quella guerra sanguinosa e tutta interna, tanti furono i morti lasciati a terra. In primis i meetup, quelli litigiosi ma anche quelli “scomodi”; poi singoli attivisti, scomunicati di botto; e poi la gente nel Palazzo, dai parlamentari agli umili lavoratori della vigna m5s come ero io o come era Messora. La strage dei casaleggini, di cui quello che avete visto nei giorni scorsi è stato solo l’atto finale.

Chi è il colpevole? Non lo so. Nel mio caso, a rendermi la vita impossibile e poi a buttarmi fuori nel 2018 furono alcune mezze figure di capacità nulle, e qualche arrampicatore che ha poi fatto carriera spinto da chissà chi. Ci sono sempre, in politica. I parlamentari? Mi piacevano tutti, erano bravi, lavoravano tanto, si impuntavano per sciocchezze e a volte ci facevano ammattire. Ora ho visto moltissimi di loro fare appelli per il governo con il PD: sì, sei su scherzi a parte.

Ho sempre combattuto, malgrado tutto. Sono riuscita a togliermi soddisfazioni a dispetto di molti: la campagna di Luigi sui “taxi del mare” è stata un’idea mia, e ha aperto gli occhi al Paese sui trafficanti di uomini. E’ questo ciò che fa un giornalista, specialmente se “al servizio” di un partito che è (era) nato per aprire gli occhi ai cittadini.

Gianroberto, dicevamo. Eravamo amici, gli volevo bene e so che anche lui me ne ha voluto: “Ti ha difeso tanto”, mi hanno detto due big del m5s il giorno della sua morte. Chissà da chi, chissà da che, anche se posso immaginarlo. Non dirò nulla di ciò che pensava davvero, non andrò in giro a vendermi la sua fiducia: posso solo garantire che le scempiaggini sul “governo globale massonico” che girano sul suo conto sono tutte fesserie.

Questa, molto in breve (come merita) è la mia storia nel m5s. Che è durata fino a pochi giorni fa, quando ancora ricevevo chiamate e chat dal Palazzo, o scrivevo sui social sotto falso nome sempre per non creare problemi al m5s. Mi sono annullata per anni, ho cancellato la mia stessa esistenza, non ho mai fiatato e ho servito il m5s (e il Paese) fino all’ultimo. Non facile, per una giornalista.

L’”ultimo” però è arrivato. Il m5s oggi governa col PD, facendo credere che lo cambierà “dall’interno”. Ma il PD è come l’Europa: per cambiarlo dall’interno prima devi starci dentro, e quando vuoi uscire è peggio dell’Hotel California. Nella scatoletta di tonno ci abbiamo trovato la piovra, ed è stato più facile lasciarci abbracciare che combatterla.

Addio m5s, torno ad essere libera. Non devo più fedeltà a nessuno: Gianroberto è morto, ma mi piace pensare che avrebbe approvato.

E al mio disgraziato Paese, buonanotte e buona fortuna.

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