L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 20 settembre 2019

Il nuovo corso di Di Battista

Di Battista, un sobrio in mezzo a tanti ubriachi

-20 Settembre 2019


Da agosto in poi la situazione politica italiana è stata tutta un rovesciamento e un turbinio di situazione che si sono ribaltate. La crisi irresponsabilmente avviata dal Papeete ha attivato una funesta catena che ancora oggi stenta ad arrestarsi.
L’ultimo repentino mutamento di questi giorni è al scissione del gruppo di Matteo Renzi, il tosco nichilista che ha il solo merito di aver reso lampante l’ormai avvenuta identità tra destra e sinistra.

Destra e sinistra oggi esistono come pure protesi di consenso elettorale che garantiscono un alternanza senza alternative, quindi aprono la strada alla vittoria del partito unico del capitale. Sono di fatto due diversi modi di affermarlo: mercato sovrano, atlantismo assoluto, negazione di ogni sovranità nazionale, di ogni democrazia e di ogni popolo. Il bluette delle destre e il fucsia delle sinistre coincidono in tutto e per tutto.

“Italia Viva” è la nuova fondazione a cui Renzi ha dato vita, un partito che per come il tosco nichilista ha ridotto la Patria quando era al governo a colpi di Jobs Act, dovrebbe chiamarsi “Italia Morta”.

Ricorderete infatti oltre al Jobs Act la riforma della “buona scuola”, chiamata così in modo ossimorico visto che era volta a distruggere integralmente la scuola stessa, e ora chiama “Italia Viva” il partito di quelli che hanno tentato di distruggere l’Italia stessa.

L’unica voce che si è elevata in questi giorni con una certa dose di buon senso è stata quella di Alessandro Di Battista, che ha messo in guardia i 5 Stelle dal PD, rivelandosi simile ad Anassagora per come lo chiamava Aristotile nella sua “Metafisica”: “Un sobrio in mezzo a tanti ubriachi“, l’unico che ha denunciato la tragicomica svolta verso le sinistre fucsia del Movimento 5 Stelle.

RadioAttività, la pillola del giorno con Diego Fusaro.



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