L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 10 settembre 2019

Il nuovo governo ricompone e scompone il panorama politico, si aprono spazi, ma c'è un vuoto che difficile da colmare ci vuole tempo

Dimmi chi esulta e ti dirò chi sei

di Piemme
10 settembre 2019

Chi ci segue sa che non abbiamo mai avuto dubbi sul successo dell'inciucio tra Pd e M5s.

Ne eravamo sicuri per due fondamentali ragioni. La prima è che l'attore più forte, ovvero il partito eurista, era deciso a sventare le elezioni anticipate e tornare a rioccupare la postazione di palazzo Chigi. La seconda è che l'M5s, vista la dolorosa erosione a vantaggio dell'alleato Salvini, doveva per forza riposizionarsi. Di Maio e company avevano solo due alternative: o sfidare Salvini contendendogli l'egemonia del campo sovranista-populista o fare la mossa opposta, raggiungendo il campo opposto, quello europeista —ciò che è avvenuto col gesto altamente simbolico del voto alla Von Der Leyen.

Non solo. Durante le altalenanti e incerte fasi del negoziato tra Pd e M5s segnalavamo che l'inciucio non era una mera operazione posticcia e tatticistica di galleggiamento, bensì strategica: l'ambizioso tentativo di ricostruire uno stabile blocco politico di centro-sinistra che sia al contempo braccio politico del grande capitalismo e mezzo in vista del ripristino dell'assetto bipolare fatto a pezzi il 4 marzo 2018. Per questo abbiamo definito l'operazione come RESTAURAZIONE.

Siccome il negoziato si va concludendo con l'accordo tra Pd e M5s (già oggi Conte e il suo governo potrebbero giurare al Quirinale) in borsa si esulta e lo spread non è mai stato così basso. Il segnale che spazza via ogni dubbio sulla natura dell'operazione Conte-bis.

Ovviamente il lupo si traveste da agnello. La restaurazione non può presentarsi ai cittadini per quello che effettivamente è, essa è obbligata a camuffare la sostanza neoliberista dietro la maschera del progressismo, nonché nascondere l'eurismo dietro l'inganno di un'altreuropeismo di maniera. L'Unione matrigna saprà concedere ai suoi lacchè un po' d'ossigeno, ovvero quei margini di "flessibilità" per evitare che la prossima Legge di bilancio appaia come austeritaria. L'imbroglio durerà poco, tanto più se l'attuale recessione economica globale si approfondirà, essa colpirà al cuore anzitutto proprio l'Unione europea, ponendola davanti al bivio di reinventarsi su più solide basi o andare verso una definitiva disgregazione.

Le potenti forze oligarchiche europee, raccolte attorno all'asse franco-tedesco non solo si opporranno al disfacimento della Ue, vorranno compiere il decisivo passo per il suo consolidamento come super-stato, ciò che implica da parte degli stati membri ulteriori e finali cessioni di sovranità.

L'Italia, già anello debole della catena Ue, diventerà a maggior ragione il principale campo di battaglia tra i due opposti campi di forze: quello che vorrà fare del Paese la terza gamba del super-stato unionista e quello che punterà a staccarsene. La posta in palio è se l'Italia sopravviverà come nazione o se diverrà provincia di un nuovo incipiente impero.

Ne vedremo necessariamente delle belle.

Se non ci sono dubbi su quale sarà la scelta di campo del governo Conte-bis, incerto è invece il posizionamento che sceglierà della Lega di Salvini (ammesso che ci sia ancora lui alla testa). Di Lega non ce n'è una, ne abbiamo piuttosto due. Quando il gioco si farà duro l'uno si potrebbe dividere in due, con l'ala nordista-europeista che non esiterà a mollare l'ala sovranara.

Entriamo dunque in una nuova fase della crisi sistemica, destinata a scomporre e ricomporre ogni campo politico (anche quello che oggi viene chiamato sovranista) e all'interno dei diversi campi la lotta si svolgerà in ogni singola sua parte. Dallo sfaldamento di quello che avevamo chiamato dopo il 4 marzo "campo populista" qualcosa di buono deve nascere e nascerà.

Nel Paese, tanto più dopo il riposizionamento europeista del M5s, c'è già adesso uno spazio politico e sociale vuoto. E' lo spazio di quello che potremmo chiamare del "terzo polo", no-euro e antiliberista. La Sinistra Patriottica può e deve svolgere un ruolo importante nella costruzione di questo "terzo polo".

Di proposte che vadano in questa direzione noi non ne vediamo —non lo sono quelle che ci prospettano nuovi partitini. Una proposta l'abbiamo fatta, quella del PARTITO ITALEXIT.

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