L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 19 settembre 2019

Immigrazione di Rimpiazzo - l'Ocean Viking fa la tratta degli schiavi, compare la nave e compaiono i barconi e un non senso accettare porto libico la sua funzione è trasportare questi esseri umani in Europa questo è l'affare. Per quanto riguarda i barchini quelli provenienti dalla Tunisia immediatamente possono essere riportati nella loro patria se si vuole

Ocean Viking con 182 a bordo rifiuta Libia, "non è porto sicuro"

18/09/2019 - 21:30
di Redazione

La nave di Sos Mediterranee e Medici senza frontiere ha salvato altri 73 migranti su una piccola barca sovraffollata a 29 miglia dalle coste libiche. Dalla nave "umanitaria" la richiesta urgente di un porto di sbarco


ROMA - Senza bisogno di "passaggi" sulle navi delle ong, ogni giorno decine e decine di migranti su barchini "fantasma" continuano a bucare il dispositivo di sorveglianza ed arrivare direttamente in Sicilia (a Lampedusa soprattutto), ma anche in Sardegna e Calabria. Sono proprio questi sbarchi a costituire la grande maggioranza delle 6.342 persone giunte via mare nel 2019 sulle coste italiane. A settembre il fenomeno si è intensificato, complice il meteo favorevole ma anche l’aumentata instabilità di Libia e Tunisia, i porti di partenza delle imbarcazioni. E c'è preoccupazione al Viminale. I numeri indicano infatti che settembre è il primo mese dell’anno che fa registrare il sorpasso degli arrivi rispetto all’analogo mese del 2018 (oltre 1.300 contro 947).

Il sindacato di polizia Sap ha contato 570 persone arrivate a Lampedusa nelle ultime due settimane. In mattinata un barchino ha portato sull'isola una ventina di migranti. Appena sottocosta hanno raggiunto in modo autonomo la terraferma. Nel primo pomeriggio nel porto ha attraccato un’imbarcazione con 108 a bordo. Ed è di nuovo crisi per l’hotspot che in mattinata era stato alleggerito da 80 ospiti trasferiti a Porto Empedocle. A fronte di una capienza massima di 95 persone, la struttura deve far fronte al doppio delle presenze.

Il ritmo serrato delle partenze è la spia degli allentati controlli sulle coste tunisine e libiche. In Tunisia - Paese con il quale l’Italia ha un accordo per i rimpatri - domenica si è svolto il primo turno delle elezioni presidenziali. Ci sono quindi equilibri politici che devono essere trovati con riflessi sui presidi di sicurezza attorno ai porti. In Libia la guerra Haftar-Serraj crea problemi anche al tentativo di bloccare i flussi migratori.

Il tema è stato discusso oggi a Palazzo Chigi dove il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ricevuto proprio il premier del Governo di accordo nazionale libico.

Intanto, dopo il doppio salvataggio di ieri in zona di ricerca e soccorso libica, ed una nuova operazione oggi nella quale ha recuperato altre 73 persone, la Ocean Viking ha chiesto un place of safety (un porto sicuro) dove sbarcare i 182 migranti presi a bordo. Dalla Libia è arrivata l’indicazione del porto di Homs. Naturalmente rispedita al mittente da Sos Mediterranee e Medici senza frontiere che gestiscono la nave. La Libia, spiegano le ong, «come costantemente stabilito dall’Unhcr, non è un porto sicuro. La Ocean Viking chiede quindi un’alternativa». Stesso copione della settimana scorsa quando è stata poi l’Italia a concedere il "Pos" alla nave.

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