L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 15 settembre 2019

La guerra senza limiti è sempre più reale


Attacco a stabilimenti di petrolio saudita: Aramco chiude metà della produzione

14 Settembre 2019 - 18:04 

Il governo saudita ha chiuso metà della produzione di petrolio, pari al 5% di quella mondiale


L’Arabia Saudita ha chiuso metà della sua produzione di petrolio dopo che alcuni droni hanno attaccato il più grande stabilimento del regno (e del mondo), Buqyaq. A dare la notizia è stato il Wall Street Journal che aggiunge che l’impatto della chiusura consisterà di cinque milioni di barili al giorno, ovvero il 5% della produzione mondiale quotidiana.
Droni attaccano stabilimento petrolifero Aramco

Alle prime luci del mattino di sabato, 14 Settembre, un giacimento petrolifero di Saudi Aramco, colosso nazionale del petrolio, è stato colpito da un assalto di droni. L’attacco è stato rivendicato dal gruppo di ribelli yemeniti Houthi, supportati dall’Iran.

Contemporaneamente è stato colpito lo stabilimento di Buqyaq, che trasforma il crude in leggero a basso zolfo. Nell’area è scoppiato un enorme incendio. Lo stabilimento è definito dalla stessa Aramco come “il più grande del mondo”, e si stima che possa raggiungere la produzione di 7 milioni di barili al giorno. Questi, dopo essere trasformati in “sweet”, vengono trasportati verso il Golfo Persico e il Mar Rosso.

Il ministro dell’Interno saudita ha detto che i fuochi sono sotto controllo. Le autorità stanno considerando la possibilità di ridurre le proprie riserve per evitare che forniture mondiali di petrolio vengano alterate, riporta sempre il WSJ. La televisione di Stato ha detto che le esportazioni continueranno.

L’attacco al più grande esportatore di petrolio arriva mentre il governo saudita sta pianificando un’IPO. Al tempo stesso, l’Iran soffre per le sanzioni statunitensi. Nel 2015 l’Arabia Saudita ha guidato una coalizione di Paesi sunniti in Yemen contro gli Houthi, e ha poi accusato il rivale sciita Iran per precedenti attacchi a giacimenti e petroliere.

“Promettiamo al regime saudita che le nostre future operazioni si espanderanno e saranno più dolorose se non cessa l’aggressione e l’assedio”, hanno detto gli Houthi. Per l’operazione sono stati impiegati 10 droni. Nelle ultime 24 ore, secondo quanto rivelano funzionari di sicurezza dello Yemen, i ribelli Houthi hanno ucciso almeno 13 civili, donne e bambini inclusi.

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