L'albero della storia è sempre verde

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"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 18 settembre 2019

Le contraddizioni del capitalismo sono enorme e non riescono ad uscirne fuori

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Non solo Bce, tassi negativi: anche banche danesi contro affronto dovish politica monetaria

16/09/2019 12:46 di Laura Naka Antonelli

Banche danesi lanciano l’SOS. A essere infuriate contro i tassi negativi non sono solo le banche tedesche, che si sono messe in primo piano nella crociata contro la politica monetaria firmata Bce, da giovedì scorso diventata ancora più accomodante. C’è in Europa un’altra banca centrale che sta stremando gli istituti di credito: è la banca centrale danese, la Nationalbanken, tra le prime lanciare la politica dei tassi sotto lo zero, già nel 2012.

Giovedì scorso (che è stato anche il Bce-Day), l’istituto si è adattato al taglio deciso da Mr Draghi (che ha abbassato il tasso sui depositi presso la Bce di 10 punti base, dal -0,40% precedente al -0,50%), decidendo anch’esso di intervenire.


Di conseguenza anche il tasso sui depositi chiave della Danimarca è stato sforbiciato di 10 punti base, a -0,75%, come in Svizzera. La decisione è stata presa proprio per adeguarsi a quanto deciso da Francoforte, come risulta dal comunicato ufficiale:

“La riduzione del tasso di interesse è conseguenza della riduzione della Banca centrale europea, che ha tagliato il suo tasso di 0,10 punti percentuali”.

Il risultato di questa politica monetaria ultra-dovish fatta di tassi negativi e non solo? La rabbia del settore bancario: così in Eurozona (e in Germania in particolare), così in Danimarca.

Non vedono infatti di buon occhio la politica firmata dalla loro banca centrale neanche le banche danesi che, stando ai calcoli fatti dalla principale associazione di settore Finans Danmark, hanno assistito, quest’anno, a una brutta discesa dei loro utili aggregati.

Tra l’altro anche le banche danesi, come quelle tedesche, avevano chiesto aiuto alle autorità di politica monetaria affinché lanciassero uno strumento che potesse compensare gli effetti negativi dei tassi al di sotto dello zero. Nel caso della Bce e delle banche dell’Eurozona, questo strumento Draghi lo ha presentato proprio lo scorso giovedì, in data 12 settembre: una data che, sicuramente, verrà ricordata come uno dei giorni più importanti della politica monetaria della Bce e mondiale. Si tratta del tanto discusso tiering che, secondo qualcuno, andrebbe a beneficio soprattutto di Deutsche Bank.

Super Mario ha lanciato di tutto e di più, in linea con i desiderata dei mercati finanziari, che da mesi stavano scommettendo sull’arrivo di un suo bazooka. Ma, come emerso qualche ora più tardi, il retroscena del meeting della Bce più caldo di sempre ha visto protagonista la furia della Germania contro Draghi, visto ormai dai tedeschi come una sorta di conte Dracula.

Intervistato da Bild, il numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann, si è lasciato andare a uno sfogo senza riserve, ben rappresentato dal quotidiano tedesco con la seguente foto, con cui Draghi è stato praticamente ribattezzato Draghila.

Il falco Weidmann non ha retto all’ affronto dovish del suo ‘capo’.

Ma sbaglia chi pensa che siano solo le banche tedesche e in generale i tedeschi ad avercela con il percorso che i tassi di interesse hanno ormai intrapreso da anni.

Anche le banche danesi sono esauste per quei terribili colpi alla loro redditività che la politica monetaria di tassi negativi sta continuando a sferrare.
Banche danesi e il colpo inferto da tassi negativi.

I numeri, raccolti da Finans Danmark e riportati da Bloomberg, parlano chiaro: gli utili aggregati delle principali 17 banche danesi sono scivolati su base netta del 20% nella prima metà del 2019, attestandosi a 15,6 miliardi di corone, rispetto ai 19,4 miliardi di utili dello stesso periodo dello scorso anno.

“Le banche continuano a fare soldi, ma visto che la redditività ha toccato il picco nel 2017, il trend è chiaro: i profitti delle banche stanno scendendo – ha scritto in un comunicato stampa riportato da Bloomberg Ulrik Nodgaard, responsabile dell’associazione di settore delle banche Finans Danmark – Una precondizione, affinché le banche centrino gli obblighi che hanno verso la società, sostenendo la crescita e lo sviluppo dell’economia, è la presenza di profitti robusti”.

Insomma, sembra proprio che anche le banche danesi, alle prese con i tassi negativi dal 2012, stiano per perdere la pazienza.

Per questo, la richiesta dell’associazione è precisa: la banca centrale aumenti l’ammontare dei depositi che gli istituti possono detenere al tasso dello zero per cento. Al momento, l’ammontare massimo si aggira attorno ai 31 miliardi di corone.

Ciò significa che la parte della liquidità in eccesso delle banche va a finire in certificati di deposito di lungo termine, che ‘rendono’ (è il caso di mettere le virgolette) -0,75%. Certo, negli ultimi anni i tassi negativi hanno apportato anche benefici alle banche danesi, che hanno visto scendere le loro svalutazioni. Tuttavia, Nodgaard ha sottolineato come, in un contesto di bassa crescita, la necessità di apportare nuove svalutazioni potrebbe ripresentarsi.

Inoltre, ha aggiunto, l’aumento delle commissioni non è stato capace di compensare il calo dei margini netti delle banche.
Infine, l’irritazione delle banche danesi potrebbe essere destinata a crescere. Intervistati da Reuters, gli analisti di Nordea hanno riferito infatti che, nel caso in cui la Bce decidesse di tagliare di nuovo i tassi a dicembre, la Banca centrale di Copenhagen potrebbe fare lo stesso, e ridurre il tasso al nuovo minimo record del -0,85%, “al fine di impedire un apprezzamento non desiderato della corona danese nei confronti dell’euro”.

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