L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 9 settembre 2019

L'obiettivo essenziale di questo governo è la riforma elettorale per impedire che ci sia al governo un uomo solo, tutto sarà in funzione di questo

Taglio dei parlamentari e proporzionale, così M5S e PD vogliono arrivare uniti al 2023

8 Settembre 2019 - 18:46 

Ecco come Movimento e Partito Democratico potrebbero riuscire a portare il governo Conte 2 alla fine naturale della legislatura


I detrattori della nuova maggioranza formata da Movimento 5 Stelle e Partito Democratico affermano che questa sia nata solo in funzione anti-Salvini e per paura delle elezioni. Sia per smentire quest’accusa, sia per fornire al governo un più alto profilo istituzionale, le due (più LeU) forze dell’esecutivo intendono avviare un vero e proprio piano di riforme costituzionali che permetterebbe loro di arrivare compatti a fine legislatura, ovvero al 2023.
PD-M5S, il programma di riforme costituzionali

Fra i 26 punti del programma di governo, il decimo era dedicato a taglio del numero di parlamentari e alla legge elettorale in senso proporzionale, non a caso nominati insieme. Le due riforme, infatti, sono parallele. Inizialmente le misure sono state nominate senza indicare soluzioni e tempi precisi. Adesso i leader delle forze politiche stanno lavorando al fine di stilare una vera e propria roadmap delle riforme costituzionali.

Il pacchetto di riforme, oltre alla riduzione dei seggi in Parlamento, prevede altri 4 o 5 punti. Uno è quello della sfiducia costruttiva, che permette una mozione solo se l’Assemblea è in grado di indicare una maggioranza alternativa. Poi c’è la parificazione dei requisiti di elettorato attivo e passivo di quelli del Senato a quelli della Camera.

Il voto di fiducia congiunto permetterebbe di ridurre i rischi di squilibri fra le due Camere, dove si possono riscontrare profonde differenze nel sostegno di cui gode una maggioranza. Il governo Conte bis, ad esempio, ha ampia maggioranza fra i deputati, mentre a Palazzo Madama la situazione è più precaria. Infine c’è la riduzione dei delegati regionali che eleggono, insieme al Parlamento, il Presidente della Repubblica. Ipotizzata anche la presenza dei governatori delle Regioni a Palazzo Madama.

Conte bis fino al 2023 grazie a riforme costituzionali

Le riforme costituzionali hanno certamente tempi più lunghi, ma come arrivare al 2023? Il taglio del numero di parlamentari dovrebbe essere approvato a Novembre, magari appena concluso il Bilancio, intanto sarebbe indetto il referendum e poi ci vorrebbero altri 8 mesi circa per l’approvazione della legge-cornice del resto di riforme costituzionali. In questo modo si arriverebbe però soltanto a Luglio o Settembre 2020.

Una possibilità - secondo un’indiscrezione di Repubblica - sarebbe quella di sfruttare una legge mai applicata prima, la 352 del 1970. L’articolo 15 prevede che un referendum può essere posticipato fino a 6 mesi nel caso ce ne sia un altro in arrivo da sottoporre alla popolazione.

Così si arriverebbe serenamente a Gennaio o Febbraio 2021, e a quel punto saremmo a un passo dall’inizio del semestre bianco, gli ultimi 6 mesi di mandato del Colle durante i quali le Camere non possono essere sciolte. A quel punto, tutte le riforme diventerebbero leggi della Repubblica e le elezioni verrebbero indette per scadenza naturale della legislatura.

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