L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 7 settembre 2019

Saudi Aramco offre petrolio e la Cina accetta


7 SETTEMBRE 2019

Continua l’espansione di Saudi Aramco verso la Cina. La compagnia nazionale di idrocarburi dell’Arabia Saudita ha firmato un protocollo d’intesa con la Zhejiang Free Trade Zone con l’obiettivo di espandere i suoi investimenti oltre Muraglia. E magari da qui rafforzarsi ulteriormente nel resto dell’Asia. Lo scorso febbraio, infatti, Aramco aveva acquistato una quota del 9% di un impianto di raffinazione da 800.000 barili di petrolio al giorno costruito da Zhejiang Petrochemical, di proprietà della società privata Zhejiang Rongsheng Holding Group. L’affare prevede una fornitura a lungo termine di petrolio greggio e la possibilità di usare la struttura di stoccaggio di Zhejiang Petrochemical per servire i clienti di Aramco in Asia. Ma l’accordo permetterà alle parti di valutare opportunità di investimento saudite nella zona di libero scambio cinese in alcuni settori strategici: raffinazione, produzione petrolchimica, stoccaggio petrolifero, vendita al dettaglio e commercio di petrolio e gas naturali.

Il piano di Aramco

L’Arabia Saudita ha intenzione di coccolare la Cina con la sua arma migliore: il petrolio. Usando il greggio, Riyad cerca di sostituire i rapporti diplomatici, troppo fluttuanti, con i più stabili e duraturi rapporti commerciali. Pechino non oppone alcuna resistenza perché stringere affari è il pane quotidiano del governo cinese. Aramco, tra l’altro, è un vero e proprio colosso, e averlo dalla propria parte non può che essere un vantaggio. La compagnia saudita ha una produzione che supera i 10 milioni di barili al giorno, è posseduta al 100% dal governo dell’Arabia Saudita e, secondo alcuni dati, sarebbe la società più profittevole al mondo con un utile netto incamerato nei primi sei mesi del 2017 pari a 33,8 miliardi di dollari. Aramco sta attraversando settimane di rivoluzione interna. Yasser al Ramian è diventato il nuovo presidente della compagnia, nominato lo scorso 3 settembre dal re saudita Salman. Ramian ha subito dichiarando di voler lavorare “con i vari ministeri locali e organismi internazionali competenti per preparare l’offerta pubblica della società e ottenere i risultati di Vision 2030”. Quest’ultimo è il progetto presentato da bin Salman per sviluppare e differenziare l’economia dell’Arabia Saudita, e rendere così il paese una potenza a livello globale.

La strategia della Cina

La Cina ha fatto i suoi conti prima di aprire le sue porte ad Aramco. Pechino ha ben presente i venti di tensione che stanno soffiando nel Golfo Persico, e sa anche che l’Iran è sommerso da sanzioni economiche che gli impediscono di esportare petrolio liberamente. C’è poi il rischio – remoto ma pur sempre plausibile – che Trump possa da un momento all’altro dichiarare guerra a Teheran, che negli anni passati è stato uno dei più importanti fornitori cinesi di greggio. Per evitare catastrofi economiche, la Cina si è avvantaggiata rafforzando i propri rapporti diplomatici con l’Arabia Saudita, teoricamente uno dei principali alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente. La visione di bin Salman è tuttavia più orientata agli affari che non all’ideologia politica, e il Dragone cinese rappresenta un partner troppo ghiotto per essere sacrificato in nome della vecchia amicizia con Washington. La Cina è poi un hub perfetto da cui espandere i propri tentacoli nel resto dell’Asia, dove c’è una discreta fame di petrolio.

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