L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 15 settembre 2019

Solo gli euroimbecilli di tutte le razze vedono il debito pubblico separato dai risparmi e da una bilancia dei pagamenti attiva da anni ma Gualtieri lo è convinto e quindi si rifà al 3% del rapporto deficit/Pil e il debito pubblico del 60% del Pil


Anche l’Eurogruppo d’accordo sulla revisione del Patto di stabilità

14 Settembre 2019 - 17:01 

Il falco Dombrovskis annuncia l’ok dell’Eurogruppo sulla revisione del Patto di stabilità


L’Eurogruppo verso la ridiscussione del Patto di stabilità e crescita. Nonostante alcune premesse, sembra che nella nuova Commissione europea ci sarà spazio per una revisione delle regole che al momento vincolano in maniera forse troppo stringente la spesa al debito.

Un’eventualità che non era sembrata possibile dopo la nomina a vicepresidente con delega ai Servizi finanziari di Valdis Dombrovskis, che si pensava potesse oscurare il ruolo del neo Commissario all’Economia Paolo Gentiloni.
Eurogruppo d’accordo su revisione Patto di stabilità

Ma è stato proprio il falco lettone ad annunciare che, nel corso di una riunione dell’Eurogruppo, i ministri delle Finanze hanno accettato l’idea dello European Fiscal Board di semplificare le regole per incrementare trasparenza e prevedibilità.

L’obiettivo della riforma - ancora in fase di colloquio - sarebbe quello di focalizzarsi su debito e spesa pubblica, al fine di individuare parametri più facilmente osservabili da parte dei vari ministri dell’Economia.

Il focus sulle regole - che vige adesso - prende in considerazione principalmente il deficit strutturale, un parametro calcolato artificialmente che va rivisto di frequente e su cui i dicasteri nazionali non hanno controllo.

Revisione stabilità, Gualtieri: “Processo delicato”

Il Patto di Stabilità, definito e siglato nel 1997, mette dei limiti all’indebitamento dei Paesi appartenenti all’Eurozona, ed è stato modificato nel 2005, 2011 e 2013. Adesso è diventato così complicato che la Commissione ogni anno pubblica un manuale di 100 pagine per spiegare come funzionano le regole.

Ma gli elementi chiave sono due: il limite al rapporto deficit/Pil fissato al 3% e il debito pubblico a meno del 60% del Pil. Cambiare queste regole, comunque, impiegherà molto tempo.

“È importante essere prudenti nella revisione del Patto di stabilità perché è un processo lungo, complesso e delicato”, ha messo in guardia il ministro Roberto Gualtieri. “Dai colloqui di oggi è emerso, comunque, che i governi sono d’accordo che il processo di revisione delle regole fiscali deve andare avanti”.

L’anno scorso il nostro Paese ha sfiorato la procedura d’infrazione perché il suo debito, il secondo più alto dell’Unione al 133% del Pil, aveva ricominciato a salire invece che a scendere.

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