L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 5 settembre 2019

Sono bastati solo quattro anni a Macri per riportare l'Argentina in fondo al baratro

Argentina: Hanno distrutto tutto

04.09.2019 - Città di Buenos Aires, Argentina - Mariano Quiroga

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Francese, Catalano

Immagine di soddisfazione dopo la diffusione dei risultati preliminari delle elezioni primarie dell'11 agosto nel bunker del Frente de Todos

Venerdì mattina, gruppi di familiari di bambini con disabilità hanno iniziato a riempirsi di domande. “Hai incassato?”, “Vi hanno accreditato la pensione?”, “Nemmeno a voi?”, “Come faremo?”… Nel bel mezzo del naufragio, il governo argentino ha lasciato ancora una volta i più deboli al loro destino.

La svalutazione derivante dalla fuga dei capitali segna la fine di un ciclo nefasto per l’economia argentina. Le promesse della campagna elettorale di Mauricio Macri sono diventate menzogne: i fatti hanno dimostrato che non hanno mai avuto l’intenzione di mantenerle. Hanno abbassato l’inflazione, triplicandola; hanno ridotto il disavanzo, raddoppiandolo; hanno posto fine alla povertà, moltiplicandola, portandola a livelli senza precedenti che entro la fine dell’anno saranno devastanti. Se a metà 2019 il 51% dei bambini argentini soffriva la fame, con la debacle delle ultime settimane queste cifre diventeranno imbarazzanti per un paese che produce cibo per dieci volte la sua popolazione.

Il miglior team di demolizione degli ultimi 50 anni ha distrutto i livelli salariali, riducendoli a meno della metà del valore che avevano nel 2015. La percentuale di disoccupati si mimetizza dietro un terzo dei lavoratori registrati come contribuenti monotributari, eufemisticamente chiamati dal governo “imprenditori”, senza alcuna possibilità di difendersi dall’inflazione e dall’elevatissimo costo della vita, cresciuto con aumenti delle tariffe del servizio pubblico che hanno raggiunto il 2500% in meno di quattro anni.

Il presidente Mauricio Macri è diventato un fantasma politico, che cerca solo di scaricarsi da ogni responsabilità per quello che è successo e indica i suoi e altri, soprattutto gli stranieri, come colpevoli di tutti i mali. La sua rinuncia, lungi dal risolvere qualcosa, degenererebbe in un turbine di mancanza di istituzionalità. Ma sembra inevitabile, a causa dell’incapacità di tutti i principali funzionari del governo.

Il mondo dell’imprenditoria si sente truffato dal governo. Hanno scommesso sull’Alianza Cambiemos e l’hanno finanziata con un sacco di soldi affinché li liberasse dal peronismo, dalle tasse, dalle leggi e dai sindacati. La brutalità con cui si è comportato il governo li ha resi vulnerabili. Non appena un gruppo selezionato di amichetti si è riempito le tasche a spese dello Stato, gli altri non solo si sono indeboliti economicamente, ma hanno visto crollare i loro sogni liberali ad occhi aperti di fronte a un nuovo grido di aiuto verso il populismo della maggioranza.

Giovedì scorso una folla immensa si è mobilitata chiedendo una dichiarazione di Emergenza Alimentare: una misura che consentirebbe di destinare linee di bilancio da altre destinazioni al sostegno delle reti di contenimento sociale che forniscono cibo ai più bisognosi. Milioni di persone vengono nutrite in mense per i poveri, cucine popolari, copas de leche (organizzazioni vicinali di mutuo aiuto, ndt.), cooperative, o sopravvivono grazie alla carità e alla solidarietà organizzata, l’ultima spiaggia di fronte alla miseria pianificata del governo macrista.

L’opposizione ha presentato il progetto dell’Emergenza Alimentare in ripetute opportunità, ma l’esecutivo rifiuta che il Congresso decida nel merito, forzando deputati e senatori a riunirsi per avallare l’indebitamento realizzato senza accordo legislativo e che ha lasciato l’Argentina con debiti per un secolo. Il Fondo monetario internazionale ha prestato al paese la più grande somma mai data a qualsiasi governo; si calcola che sia molto più di quanto concesso nel Piano Marshall per la ricostruzione dell’Europa. Tuttavia, il governo di Macri non ha utilizzato il prestito per opere pubbliche, ma per finanziare la spesa corrente e consentire la più grande fuga di capitali della storia, cosa severamente vietata dallo statuto del FMI. Quindi non saranno solo i funzionari argentini a finire in prigione.

Venerdì scorso, la Pastorale Sociale, 48 ore dopo l’incontro di Macri con la Conferenza Episcopale, ha richiesto “urgentemente” l’applicazione dell’Emergenza Alimentare e Nutrizionale, a causa del “forte aumento dell’indigenza, della povertà, della disoccupazione e dell’aumento indiscriminato del prezzo dei generi alimentari di base”. Il comunicato ecclesiastico si riferisce all’urgente necessità di un “Paniere di base per la Prima Infanzia”, che dovrebbe includere “medicine, vitamine, latte liquido e in polvere fortificato, latticini, carni, pesce, frutta, verdura, uova, legumi e pannolini”.

L’ipnosi mediatica ha permesso a Macri di vincere nel 2015 e ancora oggi, dopo la devastazione economica, è stato votato dal 32% degli elettori alle elezioni primarie dell’11 agosto. Ma la cattiva performance ha fatto sì che buona parte dei comunicatori mainstream si siano rivoltati e abbiano iniziato a strepitare, segnalando atti di corruzione e “scoprendo” che Macri e i suoi scagnozzi stavano distruggendo l’Argentina.

Hernán Lacunza, il nuovo ministro delle finanze, costretto ad appendere gli sci e a volare a Buenos Aires con urgenza, ha dichiarato la cessazione dei pagamenti da parte dello Stato argentino, un passo previo al default, al fallimento. La velocità vertiginosa con cui si è schiantato il piano economico neoliberale-oligarchico ha catapultato Alberto Fernández, l’11 agosto, nella posizione di candidato più votato con più di 12 milioni di sostenitori (49%) e la richiesta popolare di invertire la tendenza prima che il crollo sia completo.

Fernandez ha il sostegno dell’ex presidente Cristina Fernandez come candidato alla vicepresidenza, cosa che gli ha portato un importante numero di voti, ma anche la certezza della capacità di comando e di competenza per affrontare forse la situazione economica più grave che l’Argentina abbia sofferto. Il sostegno popolare, la capacità di aggregare grandi maggioranze, la partecipazione di vasti settori sociali e ideologici, lasciano intravedere un sole di speranza dietro l’iceberg contro il quale Macri si è ostinato a scontrarsi ancora e ancora.

Traduzione dallo spagnolo di Matilde Mirabella

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