L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 3 settembre 2019

Traghettato il M5S da post ideologico a falso ideologico, il capolavoro di Grillo

ONORE A LUIGI DI MAIO PUGNALATO DA GRILLO

Maurizio Blondet 2 Settembre 2019

Non ho voglia di perdere tempo e fatica in una analisi approfondita, ma a Luigi Di Maio va riconosciuta la qualità – essenziale in politica: di duro ed abile negoziatore. Nel corpo a corpo con Zingaretti ha posto condizioni incredibili, ben conoscendo la voglia estrema del PD di rientrare nella stanza dei bottoni.

“ll M5S non ha paura delle elezioni. Anzi”, ha scandito : “In questo momento siamo ancora più uniti, con Alessandro Di Battista, Davide Casaleggio, Max Bugani, Paola Taverna, Nicola Morra, i capigruppo, i nostri ministri e tutti coloro che per il MoVimento hanno dato l’anima. Andiamo a votare subito”.

Faccia da poker. Un bluff notevole, perché tutti quelli che nomina come “ancora più uniti” a lui, sono i suoi avversari interni più pericolosi. E i grillini nelle Camere per grazia ricevuta, sono anche più spaventati al rischio di perdere la poltrona con elezioni.

“Ad ogni uscita Di Maio alza sempre di più la posta e rischia di far saltare il banco. I suoi parlamentari pensano sia impazzito”, commentava un portaborse interno al Palazzo.

Tra i 20 punti “irrinunciabili”, che il PD doveva accettare se voleva entrare al governo col 5S, ha inserito : “Una riforma del sistema bancario. Serve separare le banche di investimento dalle banche commerciali”. Nientemeno. La Glass-Steagal . Un punto qualificante del sovranismo, uno dei più compromettenti per un PD che vuol mostrarsi come servitore-modello dei ”mercati” e della finanza. Dunque inaccettabili.

Naturalmente la trattativa qui era inceppata, e ci è voluta la telefonata della Merkel a Gentiloni per sbloccarla: fate il governo coi grillini “a qualunque costo”. Insomma è una capitolazione, quella che Di Maio ottiene da Zingaretti (e dalla Kanzlerin).

Poi il primo ministro: il piddino vuole “discontinuità”, quindi niente Conte primo ministro. Di Maio : o Conte premier, o niente governo. Occorre precisare che mentre negozia così – come da posizione di forza – Di Maio invece è indebolito da Beppe Grillo, che notoriamente lo odia, e interviene costantemente contro di lui nei suoi video, dove appare sempre più uno dei personaggi mostruosi e deformi d i quella galleria di degenerati che ci ha dato la politica italiota. Pugnala alla schiena di Maio, ripetutamente e pubblicamente. Apertamente gli preferisce Conte: “Ci ha restituito una parte della dignità persa davanti al mondo intero – Benvenuto tra gli Elevati”, critica il negoziatore con frasi come “abbiamo da progettare il mondo e invece ci abbrutiamo, e le scalette e il posto e i dieci punti, e i venti punti, basta!”.

Non basta ad eliminare il negozioatore. Beppe Grillo deve ricorrere, per stroncare definitivamente Di Maio, al suo intervento sul Fatto Quotidiano: dove fa dichiarare ad una delle sue tre teste, obliquamente ma esplicitamente: “ incazzata e ancora stupefatta per l’incapacità di cogliere il bello del cambiare le cose. Con i punti che raddoppiano come alla Standa».

Ora sappiamo che “Renzi aveva parlato di un governo coi 5 Stelle già un mese fa”:


Era tutto già deciso a sua insaputa, ma Di Maio s’è battuto come un leone: non è stato vinto dalla controparte, ma è stato freddato col classico colpo alla nuca dal cosiddetto Elevato alle sue spalle. Un tradimento in più nel tradimento.

Resta la meraviglia: il “bibitaro” napoletano, quello “che non ha mai lavorato in vita sua”, che “non fa finito gli studi”, ha rivelato una capacità di negoziatore imprevista, sofisticata e ben articolata nel linguaggio e nel pensiero; e carattere, perché un negoziato come quello lo richiede. Qualcosa che – ahimé – il rozzo ed approssimativo Salvini, monocorde nei selfie con , non possiede – e sa di non possedere, visto che ha disertato tutti gli incontri coi ministri degli Interni europei, che mai è andato trattare nelle sedi giuste per far cambiare il trattato di Dublino. Anzi, a ben pensarci, non ricordo in nessun leghista una simile capacità ed articolazione di linguaggio: che il Nord non abbia una classe politica capace di esprimersi con la abilità e proprietà di Di Maio, mi sembra ponga un problema. La Lega, è il meglio che si possa dire, non è una schiera di rivoluzionari di professione. L’avventura “nazionale” di Salvini, l’hanno seguita con passività e implicita riserva. Se devo pensare a un leghista di chiara visione, determinato e di militanza attiva, mi vengono in mente Marco Zanni – che però viene dal Cinque Stelle, e ovviamente Bagnai:: che non è “nato” leghista, non ne è interno, e inoltre non è del Nord – per fortuna, bisognerà dire. Borghi è un brau fieu, ma politicamente un fesso, un dilettante, come ha dimostrato ripetutamente – provocando l’allarme e la vendetta dei poteri forti con l’inutile esibizione dei minibot, e dichiarandosi per continuare il finanziamento pubblico a Radio Radicale. Come “nordico” mi preoccupo. E rendo onore a Di Maio di Avellino che s’è battuto così bene. La Lega ci guadagnerebbe a prendere un sovranista così..

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