L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 23 ottobre 2019

Bolivia - Morales ha vinto e come al solito gli Stati Uniti non ci stanno

Bolivia. Gli Stati Uniti fomentano disordini per vanificare la vittoria di Evo Morales

Di redazione
-22/10/2019



Non è riuscito il tentativo degli Stati Uniti di far rieleggere il loro uomo Carlos Mesa alla presidenza della Bolivia, e ora stanno fomentando disordini per vanificare la quarta vittoria di Evo Morales, presidente amato dal suo popolo e protagonista di una stagione di riforme economiche e sociali che ha triplicato il livello di vita nel paese. Il governo degli Stati Uniti accusa infatti le autorità elettorali boliviane di voler “sovvertire” la democrazia e censura le manifestazioni di violenza che seguono il controverso scrutinio delle presidenziali tenute domenica. “Gli Stati Uniti respingono i tentativi del Tribunale supremo elettorale (Tse) di sovvertire la democrazia in Bolivia ritardando la conta dei voti e prendendo iniziative che minano la credibilita’ delle elezioni”, ha detto in un messaggio publicato sul proprio profilo Twitter il sottosegretario al dipartimento di Stato, Michael Kozak. Washington chiede quindi al Tse di agire immediatamente “per il ripristino della credibilita’ nel processo di voto”. Gli Usa, prosegue Kozak, continueranno a lavorare al fianco della comunita’ internazionale per “rendere responsabile chiunque attenti alle istituzioni democratiche boliviane” e respingono “ogni tentativo di dare il via a violenze” chiamando tutti gli attori a “risolvere la situazione con mezzi pacifici”.

Come è noto, qualche ora fa il Tribunale supremo elettorale plurinazionale (Trep) boliviano ha pubblicato un nuovo aggiornamento dei dati relativi alle Presidenziali di domenica scorsa, attribuendo al presidente socialista uscente Evo Morales la vittoria al primo turno. Secondo i dati del Trep, relativi alla quasi totalità delle sezioni, Morales ha ottenuto il 46,85% dei consensi, il suo principale contendente Carlos Mesa il 36,74%. In tal modo Morales, avendo superato il 40% e avendo distanziato Mesa di oltre dieci punti, seppure di pochissimo, eviterebbe il ballottaggio.

Il risultato è stato disconosciuto dall’ex presidente Mesa, il quale ha affermato che promuoverà manifestazioni di piazza per difendere la volontà dei cittadini, dato che “si è consumata una frode”. L’annuncio dei risultati preliminari delle elezioni presidenziali, che al 98% delle schede attribuiscono la vittoria a Evo Morales al primo turno, mentre domenica il conteggio fermo all’83 per cento dei votanti sembrava indicare la necessità di un secondo turno, ha provocato incidenti a Sucre, dove diversi cittadini hanno dato fuoco al tribunale dipartimentale elettorale, mentre a La Paz ci sono stati scontri tra sostenitori della MAS di Evo Morales e seguaci della comunità dei cittadini Carlos Mesa.

Il ministro per la presidenza della Repubblica, Carlos Romero, ha replicato a Mesa che “colui che convoca la violenza si farà carico della violenza”, accusandolo di aver scatenato manifestazioni nelle città di La Paz, Cochabamba, Oruro e Sucre, dando il via all’ondata di violenza in queste città della Bolivia dopo l’ annuncio dei risultati delle elezioni. “Siamo colpiti dal fatto che alcuni leader chiedano violenza , in particolare il candidato Carlos Mesa”, ha detto il ministro, riferendosi alla richiesta di ” mobilitazione” fatta lunedì dal candidato della comunità dei cittadini dopo aver accusato il governo di Evo Morales di brogli elettorali.

Piegandosi agli Stati Uniti, l’Organizzazione degli Stati americani (Osa), attraverso il capo degli osservatori in Bolivia, Manuel González, definisce “inspiegabile” il cambio di tendenza nei risultati elettorali, tale da generare “perdita di fiducia nel processo elettorale”. Il conteggio rapido, finanziato tra l’altro dall’Unione europea, era stato affidato dal Trep a una società internazionale indipendente, la Vía Ciencia.

In realtà, però, quello che conta oggi è la riconferma di Morales, che dà speranza all’intero continente Latino americano. “Evo pueblo, Evo una vez màs, Evo sì” sono gli slogan più ricorrenti sui muri e i cartelli che si incontrano nelle strade boliviane specialmente avventurandosi verso le zone rurali, le comunità andine che con Evo hanno sicuramente visto migliorare la loro situazione, a colpi di bonus, di assistenza sanitaria di base gratuita e di infrastrutture. La situazione del paese non è certo idilliaca, ma anche i detrattori di Morales non possono negare che questo governo ha abbattuto la povertà estrema di 12 punti percentuali (dal 36% al 24%). Non è poco, su una popolazione di 10milioni di abitanti.

http://www.farodiroma.it/bolivia-gli-stati-uniti-fomentano-disordini-per-vanificare-la-vittoria-di-evo-morales/

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