L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 12 ottobre 2019

Diritto internazionale fottiti - la Turchia aggredisce la Siria

LEGA ARABA: «LA TURCHIA CI MINACCIA»
Putin contro Erdogan: «Via le sue truppe dalla Siria»

Bombardati anche alcuni presidi medici nel nord est siriano. Si stima una decine di vittime civili

12 ottobre 2019

Foto Afp

Sale la tensione nel nord est della Siria e si scalda anche il fronte diplomatico. Il presidente russo Vladimir Putin ha lanciato il suo avvertimento: «Tutte le truppe straniere presenti “illegalmente” in Siria devono andare via. Se il futuro legittimo governo della Siria dovesse dire che non ha bisogno che le truppe russe siano presenti lì, questo riguarderebbe anche la Russia», ha aggiunto Putin citato dalla Tass. Obiettivo degli strali del presidente russo è la Turchia di Erdogan, che nei giorni scorsi ha invaso con le sue truppe i territori nel nord est siriano, nella zona in cui sono presenti i curdi, considerati terroristi dal governo di Ankara.

A muoversi contro Erdogan anche la Lega Araba, con una dura presa di posizione: «L'aggressione turca alla Siria - si legge nel documento finale al termine di una riunione d’emergenza dei ministri degli Esteri tenutasi oggi al Cairo - costituisce una minaccia diretta per la sicurezza nazionale araba, così come per la pace e la sicurezza internazionali». Nel documento si aggiunge che l'attacco è «una violazione flagrante dei principi della Carta delle Nazioni Unite» contro la quale la Siria ha il diritto legittimo di difendersi con ogni mezzo.

L’appello dei curdi
Le forze curde in Siria chiedono intanto agli Stati Uniti di “assumersi le proprie responsabilità morali” e di “rispettare le promesse” dopo aver accusato Washington di averle abbandonate davanti all'offensiva delle truppe turche. «I nostri alleati ci avevano garantito la loro protezione», invece «ci hanno abbandonati con la loro ingiusta decisione di ritirare le loro truppe alla frontiera turca», hanno deplorato le Forze democratiche siriane in un comunicato letto davanti ai giornalisti.

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani almeno dieci civili sono stati uccisi nella mattina di sabato nei bombardamenti turchi nella zona e si registrano violenti bombardamenti sul territorio. Alcune fonti riportano che sono stati colpiti alcuni campi della Mezzaluna Rossa (il corrispettivo della Croce Rossa) e tra i feriti - secondo quanto denunciato dall’organizzazione non governativa “Un ponte per”, ci sono anche diversi medici e personale sanitario. Nella zona è segnalata la presenza di personale medico italiano a supporto delle popolazioni locali.

#NordEstSiria/Stamattina TAF ha colpito un presidio medico costruito con KRC: 2 medici feriti e ambulanze danneggiate. UPP condanna con forza questo attacco e chiede il rispetto del Diritto Umanitario Internazionale: le strutture mediche e il personale devono essere protetti.
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Il conflitto è anche di comunicati: le autorità curde smentiscono l'annuncio del ministero della Difesa turco secondo cui la città di Ras al-Ain sarebbe stata conquistata dall'esercito di Ankara. «Ras Al-Ain sta ancora resistendo e i combattimenti sono in corso», ha detto un funzionario delle forze democratiche siriane a guida curda, riferiscono i media internazionali. Lo stesso Osservatorio siriano per i diritti umani afferma che la città, principale obiettivo dell'offensiva turca, non è stata completamente conquistata.

Ci sono anche miliziani appartenenti alla galassia qaidista tra i combattenti arabo-siriani impiegati dall'esercito turco nell'operazione militare nel nord-est della Siria. Le forze di Ankara hanno da mesi raggruppato una serie di milizie, operanti nella regione nord-occidentale di Idlib, per essere usate nella campagna in corso a est dell'Eufrate. Tra questi gruppi ci sono sigle formate da individui che nel corso di questi anni di guerra siriana si sono radicalizzati fino ad esprimere un'ideologia favorevole al qaidismo

Le mosse della diplomazia. Il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shukri, ha ricevuto oggi al Cairo una delegazione di alto livello dei curdi siriani, prima di una riunione d'urgenza della Lega Araba sull'offensiva turca in Siria indetta su richiesta dell'Egitto. La delegazione del Consiglio democratico della Siria, ala politica delle cosiddette Forze democratiche siriane a maggioranza curda (Sdf), comprendeva il presidente del Consiglio esecutivo, Ilham Ahmed. Durante l'incontro, ha riferito il portavoce del ministero degli Esteri Ahmed Hafez, Shukri ha rinnovato la condanna dell'Egitto per quella che ha definito “l'aggressione turca contro la Siria, considerandola un'occupazione dei territori di un Paese arabo fratello”. La Siria, ha aggiunto il ministro degli Esteri egiziano, ha “il legittimo diritto all'autodifesa sulla base dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite.

Intanto la Germania ha deciso di fermare le vendita di armi alla Turchia. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas alla Bild am Sonntag. Una misura, ha spiegato, che intende colpire l'operazione militare avviata da Ankara nel nord est della Siria. Nel 2018, la Germania ha venduto alla Turchia armi per un totale di 240 milioni di euro.

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