L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 8 ottobre 2019

E' guerra vera è guerra totale niente illusioni - molti posti di lavoro negli Stati Uniti nel manufatturiero sono creati da società straniere e la guerra li ha fermati

Ecco come la guerra commerciale di Trump alla Cina minaccia anche gli Usa

7 ottobre 2019


Guerra Usa boomerang contro la Cina negli Stati Uniti. I commenti e le analisi degli esperti di Brooking Instituton e Cornell sentiti da Axios

L’automazione e la delocalizzazione hanno distrutto milioni di posti di lavoro nel manifatturiero degli Stati Uniti negli ultimi due decenni. Ma ora un’altra minaccia meno conosciuta pende sull’economia del paese ed è rappresentata dalla guerra commerciale in corso tra Usa e Cina.

UN QUINTO DEI POSTI DI LAVORO NEL MANUFATTURIERO USA SONO CREATI DA SOCIETÀ STRANIERE

Per capire come sia possibile, osserva Axios, basta guardare i dati: quasi un quinto di tutti i posti di lavoro nel settore manifatturiero degli Stati Uniti sono creati da società straniere che stabiliscono le loro fabbriche nelle città americane per avvicinarsi al mercato statunitense, secondo Brookings Institution. E circa un quarto delle esportazioni statunitensi proviene da fabbriche di proprietà di paesi stranieri, riporta il Washington Post.

SUL FUTURO PESANO I DAZI

Si tratta di numeri importanti, soprattutto considerando che se da un lato l’amministrazione Trump accelera la sua guerra commerciale con la Cina, dall’altro lato un certo numero di aziende straniere stanno riconsiderando il loro posizionamento negli Stati Uniti. E così, mentre alcuni sono preoccupati di fare affari in un ambiente “America First”, altri sembrano ritardare i progetti di grandi dimensioni, con la conseguenza di decine di posti di lavoro in bilico, evidenzia Axios.

CALATI DEL 90% GLI INVESTIMENTI CINESI NEGLI STATI UNITI

In questo senso, basta vedere gli investimenti cinesi negli Stati Uniti: i numeri parlano di un calo di quasi il 90% dal 2016 (46 miliardi di dollari) al 2018 (5 miliardi di dollari), secondo la società di consulenza americana Rhodium. “Gli attriti commerciali e altri attriti economici tra i due paesi hanno sostanzialmente ridotto l’attrattiva degli Stati Uniti come destinazione per gli investimenti diretti esteri cinesi”, ha affermato Eswar Prasad, esperto di politica commerciale alla Cornell.

I CINESI HANNO SALVATO MOLTE IMPRESE IN DIFFICOLTÀ

Secondo il Bureau of Economic Analysis, le aziende cinesi sono passate dall’impiegare circa 500 lavoratori statunitensi nel settore manifatturiero nel 2007 a oltre 26.000 a partire dal 2016. In alcuni casi, le aziende cinesi sono intervenute per salvare le fabbriche americane in fallimento. Questa tendenza è ben documentata in “American Factory” di Netflix, che racconta ad esempio come nel 2014 la cinese Fuyao Glass abbia acquistato uno stabilimento General Motors in Ohio e lo abbia trasformato in un fornitore di vetri per la casa automobilistica americana.

INVESTIMENTI DIRETTI ESTERI FONTE SIGNIFICATIVA PER LA CRESCITA DELL’OCCUPAZIONE

“Gli IDE (gli investimenti diretti esteri), anche dalla Cina, sono stati una fonte significativa di crescita dell’occupazione manifatturiera – ha affermato Mark Muro di Brookings -. Ma ora è in atto un reflusso”. In Arkansas, due fabbriche acquistate da aziende cinesi rimangono vacanti mentre infuria la lotta commerciale. Nel 2017, un’azienda cinese ha acquistato una fabbrica a Forrest City, in Arkansas, ormai ferma da 10 anni, impegnandosi a creare 800 posti di lavoro: un investimento che avrebbe fatto di quella società il più grande datore di lavoro della contea, riporta il progetto della comunità americana. Due anni dopo, la struttura è ancora ‘fantasma’. “Ci sono vari fattori che hanno contribuito al ritardo, ma il fattore principale sono i dazi”, ha detto Cedric Williams, sindaco di Forrest City. “Siamo a un punto morto fino a quando non si risolve la questione”. Il piano di un’altra azienda cinese per costruire una cartiera è in attesa di partire ad Arkadelphia, Arkansas. In un’intervista con Christian Science Monitor, Stephen Bell, che dirige la camera di commercio della città, ha definito il conflitto commerciale “una nuvola oscura che pende sul futuro del progetto”.

TRUMP STA PENSANDO A UN GIRO DI VITE AGLI INVESTIMENTI DELLE AZIENDE AMERICANE

Ma l’intera vicenda potrebbe non finire qui. Un altro colpo potenziale alle aziende di proprietà cinese negli Usa sta per arrivare: l’amministrazione Trump sta considerando la possibilità di limitare gli investimenti delle aziende americane in queste realtà, ha riferito Bloomberg.

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