L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 24 ottobre 2019

Landini si è bevuto il cervello

COMPAGNO MARCO RIZZO, PER FAVORE PESTI LANDINI
 
Maurizio Blondet 23 Ottobre 2019

Uno vorrebbe occuparsi di cose maggiori. Ma questa argomentazione di Landini, capo della CGIL, pone un problema urgente: di gravissima patologia politico-psichiatrica.

https://twitter.com/Bumblebee2_19/status/1186441445152047104

Qui si scende a un livello di inciviltà che rende impossibile, semplicemente, di condurre un dibattito politico in minima buona fede. Non si tratta di rispondere che i 120 mila giovani italiani che vanno all’estero a lavorare sono, a differenza dei nigeriani, chiamati e desiderati per le loro qualifiche. A Landini sfugge un dato ancora più elementare: che gli italiani, alla frontiera, mostrano il passaporto o il documento d’identità richiesto, laddove nigeriani e tunisini e ivoriani, si presentano alle nostre rive senza documento d’identità, avendolo distrutto,e pretendono di essere accolti e mantenuti – per volontà delle sinistre.

Il possesso di un passaporto o di altro documento valido per l’espatrio è un principio di legalità internazionale elementare e giustificato da secoli: Landini lo ignora. Da quale epoca neandertaliana viene uno che non capisce la distinzione basale fra chi si presenta a una frontiera con passaporto e le torme che vogliono essere accolte senza dichiarare la propria identità, provenienza, motivo del viaggio, pretendendo per di più di essere alloggiati e sfamati, girare liberi e senza controllo a spese pubbliche? E’ mai stato all’estero, il ricco di Stato Landini? Ha mai fatto caso che un signore in divisa gli ha chiesto il documento e, nella maggior parte dei paesi extra-europei, il visto d’entrata rilasciato dal consolato? Ha più vaga idea del fatto che se non presenta un documento, il paese più accogliente lo respinge e lo imbarca sul primo aereo di ritorno?
 
 
Un passaporto. Una istituzione internazionale di cui il capo della CGIL ignora l’esistenza.

Landini ignora un elementare principio di legalità, di ordine e di semplice logica, pacificamente instaurato nel mondo senza discussione. Intende il capo della CGIL mettere in discussione il principio ? Sta suggerendo che i nostri giovani laureati che espatriano per lavoro, di rifiutare di esibire il passaporto, e magari distruggerlo come fanno i suoi cari negri, che sono probabilmente dei pregiudicati al loro paese, a cui fa comodo non essere identificati?

Ovviamente qualcuno risponderà di no, che Landini fa finta di non saper distinguere chi si presenta a una frontiera con passaporto, e chi no, chi è legale e chi è illegale e clandestino. Ma allora, il problema diventa peggiore: un problema di patologia del dibattito politico. Cosa si può rispondere a chi usa scientemente argomenti falsi – e per giunta così idioti da far dubitare del suo quoziente intellettivo? – Ad uno che non si vergogna di essere così stupido e in malafede? E viene per giunta applaudito dalla claque della sinistra invitata ai talk-show? E’ evidente che non si può “discutere” , da leale oppositore, in una normale polemica politica, da uno che dice cose così.

Come è possibile che in Italia gente così la troviamo sistematicamente in posti importanti, autorizzati a dire la loro e a influire sulle decisioni politiche, gente che ignora i principi del diritto, del pensiero corretto – e ancor peggio quelli della logica? La frase di Landini viene pochi giorni dopo la frase di Enrico Letta su Claudio imperatore immigrato: come ha potuto diventare un parlamentare e persino presidente del consiglio, uno così ignorante? Questi aprono abissi che rendono impossibile anche solo controbattere – eppure questi hanno potere. Lo occupano. E lo sottraggono a persone ragionevoli e razionali, istruite che il potere potrebbero usarlo meglio a favore della popolazione.
 
La violenza proletaria come necessità

E’ qui che si capisce la necessità e legittimità della violenza politica: con Landini non si può “discutere”, bisogna pestarlo. Un pugno che lo metta KO è “l’argomento” che un simile neanderthaliano volontariamente idiota richiede come terapia, come reazione della civiltà contro la barbarie. Ci permettiamo di richiamare l’attenzione sul caso a Marco Rizzo, capo dei comunisti: l’abbiamo apprezzato tanto quando, giustamente ha minacciato di prendere a pugni l’oggi ministro Gualtieri, quando costui esibì una simile malafede e disprezzo dell’interlocutore. Compagno Rizzo, pesti Landini: oltretutto, nel suo discorso sconnesso balenano gli estremi del comportamento antisindacale: questo difende i negri clandestini contro gli italiani migranti, vuole per i primi che spendano 40 euro al giorno contribuenti italiani che 40 euro al giorno di reddito se lo sognano; il che, commesso dal capo della CGIL, ex sindacato rosso – richiede il papagno come mano santa. O, per usare la sua terminologia (che tanto ci manca) atto di rieducazione del deviazionista di destra.

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