L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 7 ottobre 2019

Le Filippine sempre più vicine alla Russia

RUSSIA. Duterte vuole legami stretti con Mosca e schiaffeggia USA e UE

7 ottobre 2019


Il presidente filippino Rodrigo Duterte ha cercato legami più stretti con la Russia durante la sua recente visita nel paese, in cui ha criticato gli Stati Uniti e i suoi alleati occidentali per aver fatto un’arma dei diritti umani senza tener conto delle conseguenze di un simile atteggiamento.

In un incontro bilaterale con il suo omologo russo, Vladimir Putin, nella città di Sochi, nel Mar Nero, Duterte ha detto che Manila ha un «impegno a lungo termine per elevare» la cooperazione in materia di sicurezza e difesa con Mosca, riporta Press Tv.

Anche Putin ha espresso la volontà di maggiori relazioni commerciali ed economiche con le Filippine.

Parlando a un forum pubblico, il Valdai Discussion Club, Duterte ha anche criticato l’Occidente alleato degli Stati Uniti, descrivendoli come «i cosiddetti amici che agiscono come se conoscessero le risposte ai nostri problemi (…) Creano regole e norme per quasi tutti, e alcuni di loro rifiutano di essere vincolati dalle stesse (…) questi paesi fanno dei diritti umani delle armi dimentichi delle conseguenze dannose per le stesse persone che cercano di proteggere».

Duterte ha attaccato i funzionari americani, perché hanno criticato pesantemente la guerra al traffico di droga nel suo paese lanciata dalla sua presidenza. Duterte ha spesso tacitamente incoraggiato la polizia ad assumere un comportamento duro nei rapporti con i sospetti, e ben presto sono emerse le accuse che la polizia, su sue istruzioni implicite, stava effettuando omicidi mirati ed indiscriminati.

Questa controversa campagna, che ha fatto migliaia di vittime, è stata accusata da parte gruppi locali e internazionali per i diritti umani. Gli Stati Uniti sono da tempo il principale fornitore di attrezzature militari delle Filippine. Ma già nel 2016, hanno interrotto la prevista vendita di circa 26.000 fucili d’assalto al governo Duterte per violazioni dei diritti umani.

In seguito Duterte ha scartato l’accordo sulle armi con Washington dicendo che non c’era alcuna garanzia che potesse ottenere ciò per cui aveva già pagato e nel frattempo, il suo governo aveva sviluppato legami commerciali e di difesa più stretti con la Russia e la Cina.

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