L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 24 ottobre 2019

Ma il fanfulla non conosce Savoini o forse si...

Lega-Russia: le domande a cui Salvini dovrebbe rispondere sul caso Savoini

24 Ottobre 2019 - 12:44 

Dopo l’inchiesta di Report si infiamma di nuovo la vicenda Savoini e il presunto finanziamento alla Lega dalla Russia: sono molte le domande a cui Salvini dovrebbe rispondere come ribadito dai propri avversari politici.


Torna al centro del dibattito politico l’inchiesta riguardante Gianluca Savoini, l’ex portavoce di Matteo Salvini sotto indagine a Milano per corruzione internazionale per la vicenda del presunto finanziamento da parte della Russia di 65 milioni, che sarebbero dovuti servire per la campagna elettorale della Lega per le elezioni europee.

A riportare in auge la questione è stato il servizio sui rapporti tra il Carroccio e Mosca realizzato da Report, un’inchiesta che ha suscitato anche le polemiche da parte dei consiglieri Rai di area Lega e FdI che hanno parlato di una violazione della par condicio visto l’imminente voto in Umbria.

Matteo Salvini ancora una volta ha ribadito di “non aver mai visto un rublo” e che i suoi rapporti con la Russia sono stati tutti “alla luce del sole”, ma il leader della Lega è adesso di nuovo bersagliato da richieste di chiarimenti.

A luglio quando era ancora ministro, il segretario del Carroccio aveva annunciato come sul caso Savoini-Metropol avrebbe “riferito in Parlamento, forse prima di Conte” riferendosi alle comunicazioni fatte in Aula dal premier sulla vicenda.

Una promessa che però è stata disattesa, con lo stesso Conte che adesso insieme a 5 Stelle e PD sta incalzando Salvini a rispondere a tutte quelle domande sui rapporti con la Russia che ancora sono rimaste in sospeso.

Savoini e l’inchiesta Lega-Russia

L’elemento centrale di tutta questa vicenda è Gianluca Savoini, ex portavoce di Matteo Salvini e suo collega ai tempi de La Padania che adesso ricopre il ruolo di presidente dell’associazione Lombardia-Russia e quello di vicepresidente del Corecom Lombardia.

Il 18 ottobre 2018 insieme all’avvocato Gianluca Meranda e al faccendiere Francesco Vannucci si incontra all’hotel Metropol di Mosca con tre russi, di cui si conoscono le identità soltanto di due e che in qualche modo sarebbero legati agli ambienti del Cremlino.

Il discorso dei sei uomini viene registrato e il contenuto viene prima anticipato da un’inchiesta de L’Espresso a febbraio 2019, e poi reso pubblico dal sito americano BuzzFeed a inizio luglio.

Secondo la Procura di Milano che sta indagando per corruzione internazionale, ci sarebbe anche uno screen dello schema trovato dagli inquirenti nel telefono di Savoini, l’oggetto di quell’incontro al Metropol era una una vendita di 3 milioni di tonnellate di carburante da una società russa all’Eni (che si è dichiarata estranea alla vicenda), con tanto di “cresta” del 4% che sarebbe dovuta servire a finanziare la Lega per un totale di 65 milioni.

Bisogna specificare che a livello giuridico la corruzione c’è anche soltanto con una promessa di denaro, quindi non ci deve essere per forza un passaggio materiale di soldi per configurare l’ipotesi di reato.

Il 17 ottobre, quindi il giorno prima dell’incontro al Metropol, a Mosca è presente però anche Matteo Salvini ospite dell’assemblea di Confindustria Russia, con Gianluca Savoini presente all’evento tanto poi da cenare insieme al segretario del Carroccio la sera stessa.

Come è scoppiata l’inchiesta, in un primo momento l’ex ministro ha subito preso le distanze da Savoini “non l’ho invitato io a Mosca”, affermando poi che non sapeva “cosa ci facesse al tavolo” in merito alla partecipazione del suo ex portavoce a un incontro istituzionale bilaterale con il ministro dell’Interno russo, che si è tenuto il 17 luglio 2018 a Mosca.

Durante il suo interrogatorio presso la Procura di Milano, Gianluca Savoini si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma adesso sono in molti che chiedono invece risposte a Matteo Salvini che non ha mai fatto piena luce sulla vicenda.

Le domande a Matteo Salvini

Dopo che con la crisi di governo è riuscito a sviare un chiarimento in Parlamento, adesso da più fronti stanno arrivando domande a cui si chiede che Matteo Salvini fornisca una risposta in merito alla vicenda Russia-Savoini.

Il Movimento 5 Stelle dal suo Blog ha lanciato l’hashtag #SalviniRispondi, lanciando la prima di quattro domande rivolte al loro ex alleato di governo riguardante nello specifico i rapporti con il suo ex portavoce.

“Perché Salvini - si legge - aveva fatto credere quasi di non conoscere Savoini nonostante fosse il suo ex portavoce, avesse partecipato a moltissimi convegni della Lega, ci fossero numerose foto e video che li ritraggono insieme e che fossero amici da 30 anni?”

Duro anche Giuseppe Conte, attaccato in questi giorni dal leghista per la questione Mifsud sempre legata alla Russia, che ha affermato come “Matteo Salvini dovrebbe chiarire che ci faceva con Gianluca Savoini con le massime autorità russe, il ministro dell’Interno, il responsabile dell’intelligence russa; dovrebbe chiarirlo a noi e agli elettori leghisti, dovrebbe chiarire se idoneo o no a governare un Paese”.

Ancora più diretto è stato Emanuele Fiano del Partito Democratico: “Venga in Parlamento a dirci di cosa esattamente ha parlato il suo consulente e collega di partito Savoini in quell’incontro al Metropol. Venga a spiegarci come mai, se era completamente all’oscuro di quella trattativa, un suo consulente trattava affari legati al petrolio citando il futuro della Lega. Venga a chiarire di quali argomenti hanno parlato con Malofeev, persona dichiarata indesiderata dalla UE, grande amico di Salvini”.

Alcuni giorni fa invece era stato Matteo Renzi a chiedere durante il loro duello televisivo a Porta a Porta al leader della Lega “perché non quereli Savoini... Se uno dei miei viene con me e va chiedere 65 milioni al Metropol, io lo querelerei”.

“Se qualcuno ha fatto cose poco serie sarà dimostrato - ha replicato Salvini - Io vado a Mosca o a Washington per difendere le aziende dell’Italia”. Per avere delle risposte dall’ex ministro, non sembrerebbe quindi ancora essere ancora giunta l’ora.

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