L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 29 ottobre 2019

Rita Katz e i suoi miracoli

DOPO AL BAGHDADI, NUOVO LAVORO O ENNESIMO MIRACOLO PER RITA KATZ? CHI È L’ISRAELIANA PORTAVOCE DELL’ISIS



La notizia della morte di Al Baghdadi è arrivata col solito carico di stranezze tipico delle informazioni che riguardano l’ISIS. A detta di Trump, improvvisamente tutte le parti a vario titolo coinvolte nel conflitto siriano, da cui era scomparso solo l’ISIS, hanno collaborato per l’operazione: USA, Russia, Turchia, Siria, “curdi siriani”, e pure l’Iraq.

Dell’Iraq non si sentiva parlare da tempo e guarda caso proprio in questi giorni sono in corso proteste antigovernative a Baghdad di cui non si parla tanto e che la narrazione dominante in qualsiasi momento potrebbe anche facilmente ricondurre al “terrorismo”.

Tra le stranezze di cui tener conto sulla morte di Al Baghdadi ci sono i tweet di Rita Katz che mettono in discussione la veridicità della notizia e che soprattutto si buttano avanti col lavoro della dose quotidiana di paura dicendoci che “l’ISIS continuerà anche senza di lui”

Ma l’ISIS non era stato sconfitto militarmente? E chi è Rita Katz per avere un ruolo in questa previsione spaventosa?

Nota per essere sempre la prima e l’unica fonte a riportare le rivendicazioni dell’ISIS, dopo che quest’ultimo era stato dichiarato definitivamente sconfitto a inizio marzo, Rita Katz (SITE Institute) ha ravvivato la stanca narrazione sul tema in occasione della strage in Sri Lanka avvenuta nel giorno di Pasqua.

Dopo di che Al Baghdadi tornò a farsi vedere, dopo 5 anni, non si somigliava per niente, aveva la barba per metà colorata con l’hennè e per metà con una ricrescita compatibile con il tempo intercorso dalla dichiarata sconfitta dell’ISIS alla sua resurrezione pasquale. Come a dire che effettivamente la sconfitta c’era stata, e che dal barbiere non c’era potuto andare.

Rita Katz e gli attentati in occidente “rivendicati” dall’ISIS

Nel triennio 2015-2017, caratterizzato dall’elevato numero di attentati susseguitisi a partire da quello alla redazione di Charlie Hebdo, Rita Katz è diventata nota al grande pubblico per i suoi tweet sulle rivendicazioni a distanza (tal volta transoceanica) da parte dell’ISIS.

Nata da una famiglia ebrea irachena, Rita Katz è cittadina israeliana ed americana. E’ cofondatrice, presidente e sostanzialmente volto unico del SITE (Search for International Terrorist Entities) Intelligence Group, o SITE Institute, un’agenzia di intelligence privata con sede negli USA a Bethesda, Maryland.

Come documentato da Paolo Sensini nel libro ISIS (Arianna, 2016) Rita Katz, che nel 2016 non metteva piede in Medioriente da circa 15 anni, è praticamente un’agenzia di stampa “sull’Isis” che viene utilizzata, tra gli altri, da: The Washington Post, la CNN, Reuters, e la BBC. Ovviamente è utilizzata anche da tutti i media italiani. Il Sole24Ore ha addirittura una sezione web specifica per gli articoli che vengono scritti con i “lanci” di Rita Katz.

Tutto quello che ci arriva dall’Isis in pratica passa solo per i tweet della Katz, nessuno arriva all’Isis né prima né dopo di lei. Da un certo punto di vista lei è la “portavoce” dell’Isis e su questa tematica non esiste alcun fact checking. Lei è la verità sull’ISIS.

La questione delle rivendicazioni dell’ISIS va adeguatamente compresa per la portata che ha nella narrazione mainstream e nell’immaginario collettivo. Noi abbiamo la percezione di una piovra con tentacoli web transcontinentali, un network che terrebbe in scacco il mondo ma di cui non abbiamo mai individuato neanche una piccola porzione.

Gli attentatori sono quasi tutti morti e non siamo mai riusciti ad arrestare e condannare un fiancheggiatore, per nessuno degli attentati. Eppure questi attentanti necessitano di essere accuratamente pianificati ed organizzati.

L’unico sopravvissuto dei presunti attentatori della strage al Bataclan del 2015, Salah Abdesalm, è in galera per fatti successivi all’attentato. Il processo per la strage inizierà comodamente nel 2020, forse. Senza le rivendicazioni della Katz, che riconducono questi attentati all’ISIS, staremmo parlando di un fantasma.

A Marzo l’Isis era stato dichiarato definitivamente sconfitto, ma non abbiamo potuto tirare un sospiro di sollievo perché la cosa ci è stata comunicata come una notizia buona solo per metà: “L’ISIS è stato sconfitto militarmente, ma non sul piano della mentalità e dell’ideologia”. Questo è apparso da subito come un monito a non rilassarsi qui in Occidente perché la cosiddetta radicalizzazione, cioè il virus in grado di folgorare un potenziale attentatore, detto anche lupo solitario, è una cosa comunque sempre possibile (a volte basta un attimo, mentre stai navigando in Internet, ti capita un’immagine sotto gli occhi e… ZAC!!!, sei radicalizzato).

Ciò che sembrava non più possibile era che l’Isis, una volta sconfitto, ci facesse sapere, tramite Rita Katz, di rivendicare l’operato di un “suo” (auto)radicalizzato.

Quando il 15 aprile c’è stato il rogo nella cattedrale di Notre Dame tutti eravamo in attesa di qualche testimone che avesse sentito urlare “Allahu Akbar”, o del ritrovamento di un passaporto ignifugo tra le ceneri della cattedrale, ma nessuno si aspettava che l’Isis, ormai sconfitto, rivendicasse l’accaduto.

Quella sera stessa, nello studio di Quarta Repubblica su Rete4 c’era il direttore del quotidiano Il Giornale Alessandro Sallusti, ed in collegamento c’era Alessandro Meluzzi, fondatore del Partito Anti Islam (PAI) a cui ha dato vita dopo aver cambiato 10 partiti e tre religioni, finendo anche per diventare sacerdote di un culto cristiano minoritario. Meluzzi argomentava in diretta l’ipotesi della matrice islamica nel rogo della cattedrale gotica di Parigi, quando ad un certo punto Sallusti affermò: “l’Isis sta festeggiando”.

Ma come, non era stato sconfitto? E da dove festeggia l’ISIS? Dal cloud?

E chi aveva dato questa notizia a Sallusti e al mondo intero?

Manco a dirlo, era stata Rita Katz. Ma questa nuova tipologia di “notizia” sull’Isis, tramite la solita Rita Katz, è apparsa da subito poco credibile

Il miracolo della resurrezione pasquale

La domenica di Pasqua siamo stati raggiunti dalla tragica notizia degli attentati in Sri Lanka che, colpendo quasi simultaneamente 4 alberghi e 3 chiese, hanno causato 250 morti e 500 feriti.

Le notizie su questa strage di innocenti sono arrivate con un progressivo avvicinamento alla rivendicazione dell’ISIS durato tre giorni alla fine dei quali l’Isis ha fatto ritorno a noi, venendo giù dal cloud, rivendicando gli attentati, e dando vita alla resurrezione pasquale 2.0 del 2019.

Ma procediamo con ordine tra le notizie di quei giorni, tenendo in conto che le news online cambiavano in continuazione, mantenendo spesso inalterati i link, ragion per cui ora le prime notizie apparse sul web quasi non ci sono più (ma le abbiamo registrate).

1° GIORNO – 21 aprile 2019

Arriva la notizia dell’attentato con annessa risposta anticipata a quella che è l’aspettativa principale del grande pubblico, e cioè: nessuna rivendicazione (ricordiamoci che, a Pasqua, l’Isis era militarmente morto).

Il Governo dello Sri Lanka ci faceva sapere che era sulla pista di alcuni sospettati, ad un certo punto aveva iniziato a parlare di matrice religiosa, ma non rilasciava alcuna dichiarazione sulla religione professata dai sospettati. Con tre chiese oggetto di attentato nel pieno di una celebrazione importante, sarebbe stato quasi impossibile parlare di una matrice diversa da quella religiosa. Ma la religione professata dagli attentatori, in quelle regioni asiatiche, non può essere affatto data per scontata. Noi siamo abituati a pensare ai paesi a maggioranza induista e buddista come esenti da estremismo religioso, ma in India è l’estremismo indù a perseguitare i cristiani, e nella Birmania (Myanmar) a maggioranza buddista, e col primo ministro Nobel per la Pace (Aung San Suu Kyi), sono i musulmani ad essere vittime di persecuzioni . Lo Sri Lanka non è da meno in quanto a paradigmi di violenza “religiosa” che a noi sembrano impensabili, infatti lì sono i cristiani e i musulmani ad essere perseguitati, in un paese a maggioranza buddista.

Unica eccezione nella giornata di Pasqua fu la CNN-Indiana, a cui qui non si è soliti fare riferimento, e del cui servizio si è saputo grazie ad alcune condivisioni, tra cui quella di una pagina britannica che sostiene lo stato di Israele Never Again UK 

In sostanza la CNN-Indiana conosceva già i nomi dei sospettati arrestati in Sri Lanka e pure la religione da loro professata, ovviamente quella islamica, ma avevano lanciato la notizia forse troppo presto. Il governo dello Sri Lanka intanto negava.

2° GIORNO – 22 aprile 2019

La novità del secondo giorno è stata il debole tentativo di Rita Katz di riportarci i festeggiamenti dell’ISIS, come aveva già fatto per il rogo di Notre Dame, ma questa cosa non ha sortito un grande effetto. Visto il numero di vittime in Sri Lanka questi festeggiamenti non sono sembrati sufficienti a nessuno.

Il governo dello Sri Lanka aveva iniziato infatti a dichiarare che negli attentati vi era stato un appoggio esterno, anche perché sarebbe stato controproducente ammettere che un paio di folgorati dal virus della radicalizzazione avessero potuto causare tutti quei morti. Ma l’ISIS militarmente non c’era più e quindi non si prestava (ancora) all’appoggio esterno.

Singolare comunque il modo in cui questa la notizia dei festeggiamenti fu stata riportata.

Il Sole 24 Ore ad esempio parla di festeggiamenti dilaganti sui canali dell’ISIS, ma non ci riporta alcun post giulivo dell’ISIS, bensì ci dice solo che questo è ciò che ci racconta Rita Katz .

Quella dei “post di giubilo” che “dilagano … secondo quanto riferisce Rita Katz” (ma che nessuno ha mai visto) è una notizia rapidamente rimbalzata, insieme alla motivazione dell’attentato secondo i festeggianti; in pratica, invece di replicare alla violenza del buddismo locale ai danni dei musulmani locali, gli attentatori avrebbero vendicato la strage di musulmani in Nuova Zelanda.

3° GIORNO (resuscitato secondo le scritture…) – 23 aprile 2019

Fine dei giochi, l’ISIS rivendica, ha smesso di festeggiare virtualmente, è sceso dal cloud, è ritornato in carne ed ossa, ha mandato pure una foto che ritrae un attentatore, a cui poi è stato dato uno dei nomi che 2 giorni prima erano scappati alla CCN- Indiana.

Il miracolo è compiuto! Il taumaturgo indovinate un po’ chi è stato?

DOPO LA RESURREZIONE – 29 aprile 2019

Basta miracoli? Manco per niente!

Che resurrezione dell’ISIS sarebbe stata senza la ricomparsa del Califfo dell’ISIS ?

Il 29 aprile sempre Rita Katz ci fa sapere che l’ISIS ha diffuso un video in cui compare Al-Baghdadi vivo e vegeto. 

Rita Katz di recente

Evidentemente alla Katz non interessano opzioni come il prepensionamento, e negli ultimi tempi aveva provato a riciclarsi con la narrazione dell’Internazionale Nazista.

Con l’attentato ad Halle in Germania del 9 ottobre infatti, iniziavano ad essere ricorrenti episodi che ormai è diventato impossibile non classificare come “non terroristici” anche se nessuno urla più “Allahu Akbar” Ma poi è arrivato l’imprevedibile Trump che, dopo aver lasciato la sua impronta nel conflitto siriano ritirando le truppe USA dal confine con la Turchia al nord-est della Siria, ha deciso che era il momento di dichiarare l’ennesima morte di alBaghdadi.

Per adesso questo è lo stato dell’arte, ma non si possono escludere ulteriori sviluppi nel breve-medio periodo, con annessi miracoli di Rita Katz!

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