L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 25 ottobre 2019

Savona - mai preso in considerazione ne dal Fanfulla ne dal falso ideologico M5S

Ha ragione Paolo Savona. Banca centrale italiana conferma: gli italiani sono stati spremuti e i loro risparmi indirizzati all'estero... finanziando gli altri paesi 

di Pasquale Cicalese
23 ottobre 2019

Poco fa è uscito presso la Banca Centrale Italiana il consueto comunicato della Bilancia dei Pagamenti nel mese di agosto. Il conto corrente ha un surplus di quasi 51 miliardi (2,9%), in crescita rispetto allo scorso anno. L'avanzo mercantile quasi pareggia il record dello scorso anno mentre aumenta il surplus dei redditi primari (17 miliardi di euro), vale a dire guadagni di capitale, affitti e guadagno obbligazionari di attività finanziarie all'estero. Solo nel mese di agosto gli italiani hanno acquisito attività estere pari a 26 miliardi di euro, quasi la finanziaria del prossimo anno. Ma la notizia è la posizione finanziaria estera netta del nostro Paese, passiva per 38 miliardi, il 2,2% del PIL, in diminuzione dell'1,2% rispetto al trimestre precedente. E' un niente, tra passività finanziarie e attività finanziarie degli italiani all'estero siamo quasi in pareggio. Facciamo presente che nel primo trimestre 2019 il passivo francese era pari al 17%, quello spagnolo al 77%, quello portoghese al 100% e quello greco superava il 100%, mentre gli Usa hanno un passivo pari al 35% del PIL.

L'Italia è passata da un passivo del 27% nel 2014 al dato attuale 2,2%. In pratica gli italiani sono stati spremuti e i loro risparmi indirizzati all'estero, finanziando gli altri paesi.

E spesso con un ritorno economico negativo, basti pensare alle centinaia di miliardi di euro italiani investiti in titoli di stato olandesi e tedeschi con rendimenti negativi, tale per cui i sottoscrittori in un decennio perderanno il 23% del valore del capitale.

Cornuti e ‘mazziati’.

Nel frattempo c'è chi si accorge che vi è una massa enorme di risparmio non mobilitata, come Intesa San Paolo, che ha lanciato un maxi programma di investimenti nel prossimo biennio al sud di 30 miliardi. Questa mattina il governatore della Banca Centrale Italiana Visco dichiarava a Washington che i tassi negativi sono causati dalla mancata produttività totale dei fattori produttivi, legata a mancati investimenti, pubblici e privati. Questa è la vera malattia dell'eurozona. Al che Savona lo scorso anno invitò la classe dirigente italiana a mobilitare il surplus delle partite correnti, pari a 50 miliardi (e quest'anno, come si è visto, in aumento frizionale) per investimenti. Silenzio assoluto, Tutti a guardare il debito pubblico, quando gli italiani, con la loro ricchezza finanziaria pari a 4700 miliardi di euro, se lo possono comprare interamente per quasi tre volte, come i giapponesi.

La favola del debito pubblico serve a spremere ancor di più la classe lavoratrice e la classe media. E la finanziaria del 2020 lo conferma. Avanti con l'austerità, in nome dell'euro, una moneta senza Stato.
 

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