L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 28 novembre 2019

Airbus un altro fiasco di Euroimbecilandia, non riesce a volare. Solo i soldi dei contribuenti riescono a tenerlo in aria

LA WEHRMACHT COI FICHI SECCHI.

Maurizio Blondet 21 Novembre 2019 

L’aviazione militare germanica ha rifiutato di farsi consegnare due nuovi Airbus A400M, il nuovo gigantesco aereo da carico militare, perché dei 31 esemplari che ha già, solo la metà è generalmente in grado di volare.

La Luftwaffe ha accusato specificamente la coppia di serraggio insufficiente dei 24 bulloni che fissano (o dovrebbero fissare) ciascuna delle quattro eliche. “Se questi difetti non sono corretti, possono causare danni strutturali all’elica e all’albero”, ha scritto la Bundeswehr, “la sicurezza dei nostri soldati e soldate nell’uso quotidiano di questi aerei è la priorità assoluta”. Un comunicato che denota una certa esasperazione. Il punto è che le forze armate tedesche hanno una necessità assoluta di questi cargo, per il trasporto di soldati e rifornimenti in Mali, dove un migliaio di loro uomini aiutano nella lotta al terrorismo islamico e nell’addestramento delle truppe locali, in un programma dell’ONU.

Una fregata tedesca contro la Cina?

Ma soprattutto, la Cancelleria (quella attuale, Merkel,e la probabile futura AKK) hanno , secondo Spiegel, la volontà di partecipare ad altre missioni estere: una sempre in Mali a fianco dei francesi, ma un’altra nel “Mar Cinese Meridionale, o nello stretto di 180 chilometri fra Taiwan e la Cina continentale” dove la cancelliera vorrebbe mandare “una fregata”. Dicesi una. Per quale motivo laggiù? In base a quali interessi nazionali? Per il fatto – riferisce Spiegel – che la Germania è attualmente membro pro-tempore del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, e per di più “ha assunto la presidenza del comitato per le sanzioni alla Corea del Nord. La missione consisterebbe in parte nel monitoraggio delle sanzioni, ma anche un segnale per la Cina, che notoriamente rivendica quelle acque, ignorando una sentenza della Corte internazionale di arbitrato all’Aia”.


Anche se, aggiunge l’articolo, “la cancelliera non vuole spingersi inizialmente troppo oltre per non gravare sulle già tese relazioni con la Cina”: un mezzo ripensamento in cui riconosciamo l’inconfondibile stile di governo cui ci ha abituato la Kanzlerin.

Certo è che se la Marina tedesca sarà mandata a insegnare la moralità internazionale a Corea del Nord e Cina nel Pacifico, avrà bisogno di tutti Airbus perfetti e funzionanti per rifornire i soldati a tali grandi distanze e le ambiziose missioni globali. Il che è lungi dall’essere garantito. Questo aereo da carico militare Airbus, sviluppato congiuntamente da Germania, Francia, Regno Unito, Lussemburgo, Spagna e Turchia, ha avuto problemi su problemi, e un sovraccosto di 11 miliardi di euro.


Concepito come multiruolo, dal carico al lancio di paracadutisti al rifornimento in volo dei caccia ma anche degli elicotteri, con capacità di atterraggio su terreni sommari, con importanti blindature, è stato chiamato dai responsabili francesi “l’aereo maledetto” e dagli aviatori germanici, “Pannennflieger”, aereo in panne. Un problema in più visto che la nuova ministra della difesa e futura (lei spera) cancelliera Annegret Kramp-Karrenbauer , vuole lanciare la partecipazione tedesca a grandi missioni internazionali. Come si ricorderà, qualche settimana fa la AKK lanciò l’idea di una forza di interposizione nelal Siria del Nord per proteggere i curdi dall’intervento turco, senza avvisare nemmeno il suo ministro degli esteri, e irritando la Francia che è la sola ad avere forze armate per una missione del genere.

Ma sono evidenti i conati merkeliani di abbozzare una qualche misura di autonomia militare dagli USA e una forza armata europea, progetto ancora lungi dall’essere messo a fuoco lucidamente.

Il capo dei Verdi tedeschi, Robert Habeck, ha criticato le velleità interventiste della signora AKK: “invece di dichiarare l’area del Sahel zona d’interesse tedesco” dovrebbe assicurarsi che la Germania abbia capacità di difesa funzionanti. Aggiungendo: se mai, la priorità della politica estera e di sicurezza dovrebbe essere “l’impegno alla protezione degli stati baltici, della Polonia e dell’Europa orientale”, e ovviamente che la politica di sicurezza deve essere “europea e non nazionale”.

Insomma c’è qualcosa di simile a un dibattito sul futuro della autonomia militare germanica. Che sia abbastanza per smentire l’accusa di morte cerebrale che Macron ha rivolto alla NATO (ed è estensibile alla politica della Nazione Egemone: beninteso, Merkel ci ha tenuto a dire che non è d’accordo con la diagnosi di Macron), è da vedere.

Cosa è “L’Autonomia Strategica Europea”? “Un concetto mal definito che a forza di essere ripetuto è diventato un vuoto slogan”. Così hanno concluso i tre cervelli strategici autori del rapporto: “European Strategic Autonomy: rendere operativo uno slogan”.

Chi sono i suddetti cervelli? La tedesca Claudia Major (del German Institute for National Security Affairs: ma perché sempre solo donne, in Germania, a trattare di temi militari?) ha radunato attorno a sé Pauli Järvenpää, un diplomatico finlandese, e Sven Sakkov, un estone, organizzatore della Conferenza Annuale Baltica sulla Difesa.


La Lituania condanna la Francia…

Senza invitare gli altri soci dell’Europa? E’ bene sapere che se un giorno ci verrà imposta la “Autonomia Strategica Europea”, come popoli meridionali, sarà quella uscita dalla testa di due baltici grandi come una provincia e molto interessati a provocare la Russia, allineati e coperti dietro una signora germanica.

La situazione mentale dei baltici è illustrata dal comunicato emanato da Vilnius: “La Lituania condanna fermamente la Francia per la sua tendenza a pensare a se stessa”. Insomma un paesetto di nemmeno 3 milioni di abitanti e ultimo arrivato accusa un paese fondatore – si vede che ha subito imparato dall’Egemone ad alzare il ditino e fare la lezione agli altri su tutto. In questo caso, sulla difesa “comune”. Ché poi, nel suo piccolo, la Lituania ha proprio solo pensato a se stessa facendosi riempire di truppe e materiali americani, senza chiedere nemmeno lontanamente il parere degli altri europei. Il 4 novembre, il vice-ministro della difesa Eimutis Misiūnas (è meglio che ci abituiamo a questi nomi, adesso comandano loro) ha incontrato il comandante generale dello US Army Security Assistance Command (USASAC), le Major Jeff Drushal, e quasi in delirio, ha esclamato: “La cooperazione fra Lituania e Stati Uniti in materia di difesa non è stata mai così intensa, ed io spero che non farà che intensificarsi in futuro”. Con tanti saluti alla European Strategic Autonomy.



Dobbiamo forse consolarci che la volontà bellicista dei baltici si scontrerà contro la ben nota e scarsissima volontà di spesa dell’Egemone? Pochi giorni fa, gli imprenditori tedeschi si sono uniti coi sindacati tedeschi per implorare alla Cancelliera “un’offensiva di investimenti pubblici da 450 miliardi di euro in Germania”, perché “non si tratta nemmeno più di combattere i sintomi di una recessione, ma di affrontare le cause della nostra debole crescita”, ha detto. Reiner Hoffmann, capo del DGB (il sindacato), La Germania “non può più permettersi di mettere a rischio la prosperità delle generazioni future con un’infrastruttura così obsoleta e un sistema di istruzione insufficiente”.

Ma Angela Merkel, il cancelliere, ha rapidamente respinto la domanda, affermando che gli investimenti erano già a un livello record e che la Germania avrebbe dovuto attenersi alla politica dello “zero nero” : bilanci bilanciati e nessun nuovo indebitamento.

Schwarze Null, resta dunque il fondamento ideale e ideologico dell’Egemone. Siamo tranquilli: non si farà la Wehrmacht coi fichi secchi.

Spendiamo già troppo”

Perché nel frattempo, ecco l’ultima notizia:
Stoltenberg sollecita la NATO a fornire maggiore sostegno a Ucraina e Georgia

Mercoledì scorso, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha invitato i membri dell’Alleanza a fornire maggiori risorse per sostenere l’Ucraina e la Georgia, secondo quanto riferito da Voice of America .

“Esorto gli alleati a fornire tutte le risorse e il personale necessari affinché possiamo fornire loro (Ucraina e Georgia) un supporto più pratico”, ha affermato Stoltenberg.

Ha inoltre ricordato la loro importanza come partner dell’Alleanza nella regione del Mar Nero .


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