L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 9 novembre 2019

Arezzo - I massoni, al gran completo, sono mobilitati per creare caos dopo l'allontanamento di Roberto Rossi che dichiarava di non conoscere il Boschi nonostante le inchieste fatte e le relative archiviazioni richieste ed ottenute

Giustizia sull'orlo del collasso: manca il 30% dei giudici, grido di dolore del presidente

Fruganti lancia l’allarme dal processo Etruria: ritmi forzati per accelerare i tempi di udienza. L’addio di due Gip rischia di aprire un’altra voragine. Pochi i sostituti

di Salvatore Mannino
Ultimo aggiornamento il 9 novembre 2019 alle 03:30

Arezzo - I massoni, al gran completo, sono mobilitati per creare caos dopo l'allontanamento di Roberto Rossi che dichiarava di non conoscere il Boschi nonostante le inchieste fatte  e le relative archiviazioni richieste ed ottenute
Il neopresidente Gianni Fruganti

Arezzo, 9 novembre 2019 - Il grido di dolore stavolta si leva direttamente dal maxi-processo per la bancarotta Etruria. Udienza inutile ai fini dell’istruttoria perchè manca uno degli avvocati difensori e salta dunque la ricostruzione del colorito caso Yacht, rinviato a venerdì prossimo, ma anche scenario dell’accorato quadro dell’emergenza giustizia aretina dipinto dal presidente Gianni Fruganti, che è anche presidente della sezione penale e (soprattutto) presidente ad interim del tribunale.

Motivo contingente la necessità di raddoppiare le udienze a partire da gennaio, non solo ogni venerdì ma anche ogni giovedì fino a luglio, giustificata appunto con la crisi di organico che ha investito Palazzo di giustizia. Conviene quindi lasciare la parola a Fruganti e al documento che ha letto dinanzi a un’aula silenziosa e allibita: «La situazione - scandisce il presidente - già di per sè non facilmente affrontabile è ineluttabilmente destinata ad aggravarsi in rapporto alla peculiarità in cui versa il tribunale.

A fronte di un organico che prevede un presidente, un presidente di sezione e diciannove giudici, ci sono assenze per un totale di sei unità, con una scopertura che sfiora dunque il 30%». Un ritratto secco, netto, impietoso di quanto sia asfittica la giustizia aretina, senza un presidente (Fruganti sostituisce la pensionata Clelia Galantino fino alla nomina del nuovo numero uno, per il quale ci sono otto candidati, ma la procedura è ancora lunga), senza tre giudici del civile e due del penale.

Il che riflette inevitabilmente sulla qualità del lavoro di chi rimane, costretto a corse pazze per tappare i buchi. Nè va dimenticata l’incertezza che ha investito anche la procura, che è sì a pieno organico, ma decapitata dalla decisione del Csm di non confermare il procuratore capo Roberto Rossi.

Il Palazzo di giustizia, insomma, rischia il caos. Fruganti, tanto per dire, avrebbe già il suo da fare a governare il maxi-processo Etruria, il più complesso mai celebrato ad Arezzo dai tempi dello scandalo Ingic, ma deve anche (parole sue) «svolgere le funzioni di presidente del tribunale con annessi compiti di dirigenza amministrativa». I suoi colleghi di collegio, Ada Grignani e Claudio Lara, fanno contemporaneamente i giudici monocratici e con l’accelerazione del ritmo delle udienze Etruria dovranno essere sostituti dai magistrati onorari.

Emergenza totale, dunque, cui si aggiunge l’imminente addio di due Gip, Piergiorgio Ponticelli, destinato a Firenze, e Angela Avila, che torna a Perugia. Entrambi lasciano a febbraio e non c’è quasi un collega che abbia i titoli per surrogarli. L’effetto potrebbe essere una crisi devastante dell’ufficio Gip, insostituibile cinghia di trasmissione fra il lavoro della procura e quello del tribunale.

Il bello, anzi il brutto, è che dinanzi a questa eclatante scopertura di organico, i sostituti arrivano col lanternino. Nei prossimi mesi è previsto solo l’approdo da Marsala del cortonese Filippo Ruggero. Lui preferiva andare al civile, ma quasi sicuramente sarà dirottato al penale. Un altro segnale inquietante dell’asma che affligge la giustizia del Garbasso.

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