L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 11 novembre 2019

Banche - tagli tagli tagli = disoccupazione disoccupazione disoccupazione

Banche: boom di utili, ma c’è un problema drammatico da risolvere

11 Novembre 2019 - 07:52 

Le banche italiane festeggiano gli utili, ma non è tutto oro quello che luccica. Il rovescio della medaglia è drammatico


Le banche italiane hanno avuto la possibilità di festeggiare la crescita decisa dei propri utili, messa a segno nei primi 9 mesi dell’anno corrente.

Il Calendario delle trimestrali di Piazza Affari ha alzato il velo sui risultati economico-finanziari registrati dai cinque più grandi istituti di credito del nostro Paese (Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco BPM, MPS e UBI Banca).

E proprio questi ultimi hanno portato a casa 8,7 miliardi di euro di utili. Un dato positivo, che ha alzato il velo su un miglioramento del 38% rispetto ai primi 9 mesi dello scorso anno. Eppure non è tutto oro quello che luccica: il rovescio della medaglia è già stato definito drammatico.

Banche italiane: il problema “nascosto”

Le performance messe a segno dai 5 maggiori istituti di credito del Belpaese sono state analizzate dal centro studi First Cisl, che ha messo in evidenza il citato balzo di 38 punti percentuali rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente.

La profonda opera di ristrutturazione avviata, il calo dei Non Performing Loans (incidenza ormai inferiore al 4%) e le minori svalutazioni sui crediti (passate da 5,1 a 4,6 miliardi di euro) hanno permesso alle banche italiane di portare a casa utili da urlo.

Allo stesso tempo però, qualcosa di drammatico si è verificato negli stessi istituti di credito. Il rilancio della redditività, ha notato qualcuno, è avvenuto soprattutto a discapito del personale e delle filiali. La cura dimagrante, d’altronde, è stata drastica.

“Il calo degli occupati e degli sportelli è drammatico: mille filiali in meno rispetto al settembre del 2018 (- 6,6%), dipendenti ridotti del 3,6%. Una vera e propria emorragia”.

Emergenza banche: le possibili soluzioni

La gravità della situazione è stata messa in evidenza dal segretario generale Riccardo Colombani, che ha parlato di un limone ormai spremuto. Da qui la necessità di finirla una volta per tutte con i tagli visto che l’emergenza è terminata.

Non è solo continuando a tagliare, ha dichiarato il leader, che le banche italiane continueranno ad ottenere redditività. La cosa migliore da fare? Rilanciare sia l’occupazione che i salari.

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