L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 7 novembre 2019

Bisogna ricomincare dall'Istituto della Ricostruzione Industriale (IRI) che una classe politica venduta e traditore ha distrutto. Nazionalizzare

Ilva, Alitalia e la schiavitù interiore della classe politica italiana


di Andrea Zhok

Il caso dell'Ilva, così come quello dell'Alitalia, sono casi di aziende strategiche per il tessuto produttivo nazionale, che continuano a drenare enormi quantità di denaro pubblico da anni, creando al contempo danni collaterali e perdendo quote di mercato, mentre passano da un'improbabile cordata privata ad un'altra.

Sono dunque due casi da manuale dove la loro sorte naturale sarebbe la nazionalizzazione. Peraltro, in quanto aziende che possono essere dichiarate strategiche per l'interesse nazionale, esse possono essere nazionalizzate anche secondo gli attuali trattati europei.

Ora, l'abisso in cui naviga la politica italiana si evidenzia notando come l'idea di una nazionalizzazione autentica (per gestirle, non solo formalmente, per rivenderle) non sfiori seriamente la mente di nessuno. Ogni tanto qualcuno menziona il concetto per poter dire che lui 'l'aveva detto', ma in effetti è una prospettiva al di fuori dell'agenda pubblica. (Incidentalmente questo che abbiamo, ci assicurano dalla regia, sarebbe il 'governo più a sinistra' concepibile nel panorama politico italiano attuale.)

Il punto di fondo di questo silenzio è molto semplice: la classe politica italiana è convinta che la classe politica italiana gestirebbe un'azienda nazionalizzata in maniera nepotistica, inefficiente, che ne approfitterebbe per procedere a scambi di favori per arricchimenti personali, che ne farebbe un carrozzone decotto.
Il fatto che siano già entrambi carrozzoni decotti a gestione privata non toglie una virgola a questa convinzione di fondo. Che sia perché 'lo stato è inefficiente', perché 'la politica è corrotta', o perché 'gli italiani sono inaffidabili', questa è comunque la rosa delle opzioni disponibili nelle menti dei rappresentanti politici dello stato italiano.

Ora, chi ha bisogno di invocare l'oppressione dei trattati europei quando la schiavitù è stata così perfettamente introiettata? Sembrano le opinioni degli schiavi neri o dei servi della gleba russi dopo le relative emancipazioni, quando non si fidavano di essere in grado di prendere il governo delle proprie vite e continuavano ad aspettare ordini.

Ora, io non so se le opinioni che il ceto politico nazionale ha di sé stesso e delle proprie capacità siano fondate o meno. Quello che però è certo è che in entrambi i casi, con un ceto politico di questa natura la breve favola dell'Italia come democrazia sovrana è già finita.

Mi spiace dirlo, ma è da qui che si parte. Inutile parlare di indipendenza del paese, di autonomia, di 'multilateralismo', di sovranità se le nostre classi dirigenti sono schiave dentro.

Notizia del: 06/11/2019

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