L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 27 novembre 2019

Come dar torto agli agricoltori, politici senza raziocinio, li mettono con le spalle al muro

Vi racconto perché in Germania agricoltori e governo si scontrano su glifosato e nitrati

27 novembre 2019


Tutti i veri motivi della protesta dei trattori contro il governo Merkel. L’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino

Sono arrivati alle prime luci dell’alba, diecimila agricoltori a bordo di 8.600 trattori rumorosi come panzer, incolonnandosi lungo i grandi viali di accesso alla città diretti alla Porta di Brandeburgo, il luogo simbolico delle proteste a Berlino. Senza dimenticare, da buoni tedeschi, di scusarsi attraverso un tweet con i cittadini per i disagi che avrebbero arrecato in giornata, invitandoli tuttavia ad ascoltare e condividere le proteste di un mondo che, visto dal cuore dell’unica metropoli tedesca, pare assai lontano.

Gli agricoltori sono così tornati sulle barricate, dopo le manifestazioni che oltre un mese fa avevano segnalato la tracimazione in Germania di un movimento nato in Olanda e che molti osservatori hanno equiparato ai gilet gialli francesi, per le tematiche espresse e per le potenzialità di sorprendere l’establishment politico. Sei chilometri di trattori parcheggiati lungo la grande arteria che collega la Colonna della Vittoria alla Porta di Brandeburgo e un affollato e arrabbiato happening all’ombra di quest’ultima.

LE NORME DEL PACCHETTO SULL’AGRICOLTURA

Le proteste si levano al momento contro un obiettivo molto concreto: il pacchetto sull’agricoltura presentato a settembre congiuntamente dai ministeri dell’Agricoltura e dell’Ambiente (il primo guidato dalla cristiano-democratica Julia Klöckner, il secondo dalla socialdemocratica Svenja Schulze), che a detta degli organizzatori della manifestazione condannerebbe un ampio numero di aziende agricole alla bancarotta. In particolare, preoccupano le misure sull’uso più restrittivo dei prodotti a base di glifosato e dei nitrati che minacciano le falde acquifere e causano la straordinaria moria di insetti, un fenomeno quest’ultimo talmente vasto da pregiudicare gli equilibri biologici. Critiche anche per gli ampliamenti delle stalle e il riordino degli allevamenti e per l’introduzione di un’etichetta per la protezione degli animali, nonché per la dispersione di finanziamenti generici finalizzati alla difesa di ambiente e clima. Gli agricoltori ritengono le restrizioni sull’uso di nitrati utopistiche e improponibili e temono che le sanzioni conseguenti (multe fino a 800 euro al giorno) getteranno sul lastrico molte aziende. Nel complesso giudicano la proposta del governo Merkel una frastagliata serie di leggi e regolamenti che di fatto eleva la figura dell’agricoltore a capro espiatorio dell’inquinamento atmosferico. E questo ultimo aspetto apre una questione psicologica, importante quanto quella economica. Gli agricoltori lamentano il fatto di essere messi sempre sul banco degli imputati, di venir trascurati e rinchiusi in una scatola di stereotipi: nessun riconoscimento sociale, nessun rispetto, a cominciare dal mondo politico.

MINISTRE FISCHIATE SUL PALCO, MA IL GOVERNO NON CEDE DI UN MILLIMETRO

Ma il governo non sembra intenzionato a cedere di un millimetro. Le due ministre competenti hanno accettato il dialogo, esponendosi ai fischi e ai mugugni degli agricoltori intervenendo dal palco della manifestazione, ma non hanno offerto alcuna concessione rispetto al pacchetto presentato. Schulze ha difeso la necessità di adottare misure anche drastiche per invertire il fenomeno della moria degli insetti, che pregiudica il futuro della stessa agricoltura, e ha ricordato che le norme sui concimi e sull’inquinamento delle falde acquifere obbediscono a direttive europee, che la Germania viola da troppo tempo incorrendo in multe salate: “Gli agricoltori possono essere parte della soluzione di questi problemi, ma sono necessarie regole chiare”. La reazione della piazza è stata veemente, fischi e grida e cori di dimissioni. Klöckner si è trovata di fronte a un compito più delicato: da un lato è la ministra direttamente competente, dall’altro il suo partito ha basi elettorali tradizionalmente solide nel mondo agricolo. Ma i malumori rischiano di produrre un loro slittamento verso altri lidi politici, soprattutto verso la destra di Afd. Per questo motivo i suoi no, pur decisi, sono stati coperti dietro la retorica dell’attenzione alle proteste, addirittura della loro comprensione. Ma il binomio comprensione senza concessioni non ha scaldato la pizza. Risultato: è stata accolta con qualche applauso di speranza e poi è stata congedata anche lei con fischi sonori.

NON SONO I GILET GIALLI, MA LA RABBIA DEGLI AGRICOLTORI È POTENZIALMENTE PERICOLOSA

Per il momento le analogie con il fenomeno dei gilet gialli francesi sono piuttosto superficiali. Riguardano l’organizzazione spontanea e al di fuori dai canali tradizionali della protesta, sviluppatasi sulla piattaforma online dell’associazione Land schafft Verbindung, e il sospetto con cui gli aderenti guardano all’organo di rappresentanza ufficiale degli agricoltori, la potente Deutscher Bauernverband (Dvb). Per il resto, la protesta degli agricoltori tedeschi è rimasta finora su binari pacifici, anche se non va sottovalutata la rabbia e la frustrazione, emersa nel corso degli interventi delle ministre (quella Spd in particolare), che in qualche momento ha ricordato i toni esasperati di altre manifestazioni svoltesi negli anni recenti in Germania, in particolare quelle contro l’immigrazione. Nessun episodio di violenza si è tuttavia verificato sino a oggi, neppure isolatamente. E anche la massiccia adunata di oggi a Berlino è filata liscia, se si eccettua qualche digressione di marcia con i trattori rispetto ai percorsi ufficiali approntati dalle forze dell’ordine. “Fanno un po’ quello che vogliono”, si è lamentato con i giornalisti un poliziotto, ma se avesse tenuto a mente quel che hanno combinato i gilet gialli in Francia, avrebbe usato un giudizio più indulgente.

LA CDU DI MERKEL RISCHIA UN NUOVO SMOTTAMENTO DELLA SUA BASE ELETTORALE

Ma quel che la manifestazione di Berlino segnala sono due elementi. Il primo riguarda il salto di qualità organizzativo della protesta, capace di convogliare nella capitale un numero di dimostranti e trattori almeno doppio rispetto alle attese: se la protesta degli agricoltori era rimasta finora confinata alle aree rurali e alla provincia, con la prova di oggi è riuscita a prendersi la scena della capitale politica. Il secondo concerne le ricadute politiche. Se la sinistra nel suo complesso — da verdi e socialdemocratici che plaudono all’agricoltura ecologica fino alla Linke che guarda con sospetto ideologico le rivendicazioni agrarie — ha scelto consapevolmente il fronte opposto, nei partiti di centro e di destra si apre una battaglia per la rappresentanza. La Cdu e in Baviera la Csu sono tradizionalmente i partiti degli agricoltori. E c’è da scommetterci che, nel calo di consenso che i sondaggi puntualmente registrano da tempo, c’è anche una parte di disaffezione del mondo delle campagne. I liberali provano ad avvicinarsi, criticando l’ideologismo ecologista della Grosse Koalition che rischia di affossare un intero settore. Ma le sirene più invitanti sono quelle di Alternative für Deutschland (Afd), il partito della destra nazionalista che punta a imporsi come vera forza conservatrice tedesca e ad allargare la propria offerta programmatica oltre i temi dell’immigrazione.

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