L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 24 novembre 2019

Deutsche Bank - dicono esposizione per 45 mila miliardi di derivati


QUANDO DEUTSCHE BANK FALLISCE, COSA SUCCEDERA’

Davide 20 Novembre 2019 , 17:57 

DI MAURIZIO BLONDET


“La Deutsche fallirà e farà colare a picco l’Europa?”. E’ il titolo che dà al suo ultimo pezzo Charles Sannat: economista interessante perché “interno” al potere (piani alti di Paribas) e pratico della speculazione finanziaria, ma nello stesso tempo critico del sistema.

Ora, senza tacere l’ombra torreggiante della disastrata banca tedesca, Sannat cerca di dare risposte il più possibile oggettive sulla realtà del pericolo, da pratico.

Riporto le sue valutazioni.

“La Deutsche Bank in cifre – Il bilancio Deutsche è calato considerevolmente, passando da più o meno 1200 miliardi a più o meno 800. Le attività di trading per conto proprio sono gestite ad estinzione e passano da 600 a 300 miliardi di euro.

“Il rischio massimo per Deutsche è stimato in 1515 miliardi di €. E’ stata creata una struttura per alloggiarvi gli “attivi andati a male”… ossia 75 miliardi € nella prima fase. Ne seguiranno altri.

“Infine i prodotti derivati ammontano a – rataplan – 45 mila miliardi di euro : sì avete letto bene, 45 mila miliardi”.

“C’è di che essere inquieti, ma non terrorizzati”, dice Sannat. Perché se i 45 trilioni di derivati sono una quantità astronomica, “è un ammontare “nozionale” che (secondo lui) “non rappresenta il rischio finale finanziario incorso dalla banca”.

Per lui, “l’esposizione massima al rischio” resta “1515 miliardi di €: una somma che è alla portata della BCE, la Banca Centrale Europea, il cui bilancio è già [dopo tutti i quantitative easing] di 4 mila miliardi di euro. Data la situazione, nel caso peggiore, aggiungere a quel bilancio 1500 miliardi non cambierà strettamente niente della situazione macro-economica”.

Riporto il parere di Sannat, attenzione, non mio. Ma Sannat è un uomo di mondo (di quel mondo) e non si spaventa. Aggiungendo 1500 miliardi al bilancio BCE, dice

“L’euro calerà del 10 per cento sul dollaro. Donald Trump -o il suo successore – strillerà; domanderà alla Fed, la sua banca centrale, di produrre altri dollari per calarlo; le cose si aggiusteranno … continueranno ad andare nello stesso senso”:

Il senso in cui sono andate fino ad oggi, dopotutto. E dove porta questa direzione?

“Alla crisi monetaria!”, esclama l’analista-principe di Paribas. “si stanno rimpiazzando tutte le crisi economiche, di borsa, di azioni ed obbligazioni, col gonfiamento di tutti gli attivi, che forma la Bolla di Tutto. Le banche centrali salveranno tutte le banche che vacilleranno per evitare il collasso. In fin dei conti, la moneta si erode, perché per evitare il peggio, ci vuole ogni volta più denaro”.

Denaro creato da nulla, come quello che già hanno creato Draghi e l’americana Fed.

“Andiamo verso una crisi monetaria che sarà l’ultima tappa di questa crisi che dura da dieci anni. Questo è lo scenario favorevole”.

Questo sarebbe lo scenario favorevole?! E quello non favorevole allora?

“Per gli altri casi, in caso di problema, di incidente, in caso d’impotenza delle banche centrali o, peggio, di esplosione dell’euro, dell’eurozona, e di ritorno en catastrophe alle valute nazionali , le cose possono finire molto male, è chiaro”:

“Ma per il momento, nonostante i cadaveri finanziari che la Deutsche Bank conserva nei suoi armadi, malgrado le sue fragilità monumentali, non c’è ragione di temere che la banca tedesca affondi: perché sarà salvata per scongiurare il peggio. Ciò non vuol dire che i suoi clienti non perderanno denaro. Ma la Deutsche Bank sarebbe salvata”.

Riporto questi passi come indice di una mentalità. La mentalità vigente nel mondo della finanza che dispone delle banche centrali come cosa sua: Deutsche Bank sarà salvata, la sua dimensione è alla portata della BCE, pagheranno gli stati, pagheranno i correntisti, ma non ci spaventiamo per 1500 miliardi; certo, degrada la moneta, e si finisce nella crisi monetaria finale, ma per adesso non c’è da terrorizzarsi.

Registro la disinvoltura mentale con cui il capo delle ricerche economiche di Paribas si libera dei 43 mila miliardi di derivati nella Deutsche. Forse c’è un accordo fra banchieri a considerarli non solo nozionali, ma fittizi?

E la mentalità dei kapò di quel “campo di concentramento finanziario gestito da una burocrazia legibus soluta”, secondo la plastica definizione di Giancarlo Palombi di La Verità dell’Europa della finanza.

Resta che per quel mondo, dopotutto, Deutsche Bank è “piccola”. Le dieci prime banche europee addizionate non raggiungono le dimensioni di J P Morgan.
Deutsche Bank è all’undicesima posizione nella zona euro dietro al gruppo austriaco Erste.

Comunque sia, le mezze ammissioni di Sannat ci dicono che davvero stanno preparandosi a questo, e lo dimostra l’improvvisa accettazione tedesca ad accettare l’assicurazione europea sui depositi, a cui Berlino s’è sempre opposta per “non pagare i default delle banche meridionali”; la veloce e semi-segreta riforma del MES, è un altro indizio del gran preparativo.

Del resto, forse il salvataggio è già in corso. “La Fed sta segretamente salvando una grande banca?” si domandava un articolo su Zero Hedge il 16 novembre: notando come da un mese, la banca centrale USA inietta a botte di 120 miliardi a notte nel mercato dei finanziamenti interbancari a brevissimo termine. E’ quel mercato in cui le banche del mondo si prestano liquidità a tassi bassissimi: è un mercato enorme, liquidissimo, scorrevole; solo che la notte del 16 ottobre scorso, improvvisamente il tasso richiesto per prestare liquidità è salito al 10%, cifra mai vista: segnale che le banche non si fidano a prestarsi denaro, perché ce n’è una – almeno una – che sanno che sta per andare in bancarotta.

Il fiume dei soldi si è bloccato, e la Fed ha dovuto creare dal nulla decine di miliardi per farlo di nuovo scorrere. Il guaio è che la Fed continua a farlo anche adesso: “Queste iniezioni non sono più un’anomalia ma la norma, sintomo che c’è un problema molto più pericoloso nell’economia”, ha scritto Daniel Lacalle del Mises Institute: “le misure monetaria non convenzionali delle banche centrali, la manipolazione dei tassi e della liquidità, hanno creato una bolla più grande di quanto ciascuno di noi possa immaginare”.


Già. E’ possibile che la FED con le sue mega iniezioni stia “salvando” Deutsche. Ma se invece fosse JP Morgan, dieci volte più grande?

Il mondo della finanza globale dove Usa e Cina hanno accumulato debito su debito in accelerazione senza precedenti nell’ultimo anno (la Bolla di Tutto) è pieno di entità prossime a fallire, diffondendo il disastro al resto dell’economia globalizzata intercomunicante.

“Alla prossima recessione, l’Europa sarà colpita da una ondata di insolvenze più grande rispetto la crisi finanziare del 2008, dato il gran numero di imprese il cui debito è valutato “spazzatura” dalle agenzie di rating”, ha messo in guardia Moody’s: “Il numero delle ditte europee che hanno rating B-3 (spazzatura, alle quali per prestare denaro la finanza chiede interessi molto alti, e a cui nella prossima recessione no presterà- nulla ) è raddoppiato in soli tre anni”. Il motivo? Le banche centrali coi tassi a zero e sottozero. Hanno consentito la sopravvivenza di imprese-zombi che possono indebitarsi con poco, data anche la fame di rendimenti della finanza, che deve cercare rendimenti più forti, appunto prestando alle imprese-spazzatura).
Un colossale circolo vizioso.

A cui, come mostra la mentalità di Sannat, i padroni del vapore finanziario pensano di poter far fronti –con sempre nuove interventi della “loro” banche centrali.

Ne è dimostrazione quello che ha proposto Madis Mueller, il banchiere centrale dell’Estonia; che è, a 42 anni, il più giovane nel consiglio direttivo della BCE. A settembre, Mueller ha votato contro la decisione dell’allora BCE Mario Draghi di riprendere gli acquisti di titoli pubblici dei paesi dell’euro, come i tedeschi, gli olandesi, i baltici. Adesso lo stesso giovanotto ha proposto che la BCE, se le cose vanno veramente male, compri addirittura azioni di imprese private. Insomma la banca centrale finanzi direttamente le società per azioni europee – imprese zombi – con denaro creato dal nulla. Come già stanno facendo Giappone Svizzera, ha ricordato il giovanotto.

Madis Mueller. L’estone nella BCE.

E’ maturato molto, stando nel consiglio BCE. Ha visto qualcosa che gli ha fatto perdere i capelli, ma ha acquisito anche la mentalità dei custodi del lager finanziario : possiamo farcela, siamo onnipotenti, manteniamo tutte le imprese-


Maurizio Blondet



20.11.2019

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