L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 30 novembre 2019

Diritto internazionale fottiti - è diritto della forza


Land Grabbing estremo… e tragico

Quando governi o multinazionali si prendono ciò che vogliono con le armi (vere e della propaganda)

30 NOVEMBRE 201929 NOVEMBRE 2019 

Nelle scorse settimane, abbiamo dedicato due articoli per chiarire le modalità economico-commerciale del “Land Grabbing”, ovvero l’accaparramento di grandi estensioni di terreno in Paesi con necessità economiche importanti, da parte di altri Stati o di multinazionali, per lo sfruttamento massiccio delle risorse a livello alimentare, zootecnico, energetico oppure minerario. Un accaparramento e uno sfruttamento che, se è reso possibile da un “contratto” commerciale tra le parti, anche se non sempre equo, almeno permette di comprendere i termini dell’accordo.

Cosa succede però se questo accordo non c’è? Se la quantità di materie prime che lo Stato “meno fortunato” detiene è grande e, magari, non vorrebbe sottostare alle condizioni del più forte? In questi casi si percorrono altre strade, più subdole, anche se, ovviamente, sempre ammantate di “buoni propositi”…

IL CASO BOLIVIA

Dallo scorso 20 ottobre, giorno delle elezioni presidenziali, la Bolivia è piombata improvvisamente in una confusione totale. L’Organizzazione degli Stati americani è intervenuta per denunciare brogli, nella nuova tornata elettorale, in cui il presidente Evo Morales era risultato rieletto. Il 10 novembre, in seguito all’invito perentorio a “farsi da parte”, ricevuto dal comandante delle forze armate, il presidente Morales ha dovuto rifugiarsi in Messico.

Da quel giorno, le strade boliviane si sono bagnate del sangue delle vittime delle proteste. Sostenitori del presidente esiliato si sono scontrati violentemente contro polizia ed esercito impegnati a “ripristinare la democrazia”. Infatti, il giorno 11 novembre, Jeanine Áñez, senatrice d’opposizione e seconda vicepresidente del Senato, si è autoproclamata capo di Stato ad interim con l’appoggio dei militari.

Perché tutto questo? Perché all’improvviso un Paese che non aveva evidenziato eccessivi malumori, né particolari contrasti sociali (in confronto a quanto avviene in altri Paesi dell’America latina) ha subito un colpo di Stato “democratico” e ora rischia la guerra civile?

Può darsi che Morales abbia commesso degli errori. Questo è certo. Il primo e più grave è sicuramente la sua stretta collaborazione con alcune aziende cinesi. Questa collaborazione è indirizzata alla realizzazione di diversi grandi progetti, tra cui la costruzione di infrastrutture, ma è vincolata alla concessione di grandi prestiti, che hanno reso in pochi anni il governo cinese il principale creditore della Bolivia.

Uno dei più grandi progetti appaltati ai cinesi ha preso forma lo scorso febbraio, quando il consorzio energetico cinese Tbea Group Co LTD, è diventato partner strategico, con una quota del 49%, della compagnia statale boliviana per la gestione del litio YLB.

PAROLA MAGICA: “LITIO”

Il litio è il più leggero degli elementi solidi ed è usato (oltre che come componente in alcuni medicinali) principalmente nelle leghe conduttrici di calore, quindi nelle batterie… Già, le batterie dei nostri smartphone, ma anche quelle delle nuove auto elettriche, ultima frontiera della moda “ecologista” per le quali è previsto un incremento esponenziali nei prossimi anni. Tanto per gradire, è indispensabile anche nel campo delle tecnologie avanzatissime e quindi anche per quelle militari.

L’alleanza commerciale sino-boliviana è operativa sia per l’estrazione, sia per la lavorazione del prezioso minerale presente nelle saline di Coipasa e di Pastos Grandes.

Il valore di tutta l’operazione è stato calcolato in 2,3 miliardi di dollari, cifra che tutte le potenze mondiali sarebbero disposte a pagare immediatamente pur di mettere le mani sulla “grande estrazione”, indispensabile per il progresso tecnologico.

Lecito chiedersi se ci sia “qualcuno” dietro al golpe? Intanto sono scese in campo anche le solite “organizzazioni umanitarie”, preoccupate dal decreto votato il 15 novembre, con cui le forze armate, sono state investite di un potere molto vasto e non dovranno rispondere penalmente in caso “di necessità”.

Si rischia quindi l’ennesimo spargimento di sangue innocente, immolato sull’altare del “nuovo oro”, esattamente come nel vicino Venezuela, Paese che annega nel petrolio ma la cui popolazione sta morendo di fame e fugge in massa.

Purtroppo è chiaro a tutti che ci sono poteri che non amano spartire le ricchezze con il popolo, si prendono quello che vogliono dove vogliono, mentre il mondo resta a guardare. Oppure si lascia incantare da reportage parziali. Chi un po’ segue le cronache sapeva della fuga di Morales, forse sapeva degli scontri, ma certo non ha mai sentito qualche telegiornale parlare del litio…

Perché il trucco delle multinazionali (con la complicità dei media compiacenti e di qualche Ong “umanitaria” o ecologista) è quello di vestire tutta l’operazione con gli abiti buoni, quelli della festa. Incantare l’opinione pubblica buonista con parole come: libertà, democrazia, giustizia, pace…

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