L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 4 novembre 2019

E' guerra vera è guerra totale, niente illusioni - La Cina ha reagito sul fronte di un cambiamento del modello economico sviluppando e migliorando il mercato interno, dall'altra rendendosi autonoma sui semiconduttori

L’economia cinese verso l’indipendenza
Giacomo Calef - 04/11/2019 11:05:27

Le diatribe commerciali tra USA e Cina hanno rappresentato la principale causa di sofferenza dell’economia mondiale, colpendo sia i Paesi sviluppati che quelli emergenti. Ne hanno risentito in particolar modo gli Stati Uniti stessi, nonché l’Europa. Ma ponendo un focus sul fronte cinese, si osservi che ad oggi l’economia si trova in una fase marcata di rallentamento e al momento sta dando luogo a dei cambiamenti, con l’intenzione di rafforzare il mercato domestico e la sua indipendenza. Il grafico sottostante spiega chiaramente l’impatto dei dazi: le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti risultano, e probabilmente potrebbero ancora risultare, in forte calo rispetto ai tempi passati.

Per fare un quadro generale, ricordiamo che l’economia cinese ha cominciato a mostrare significativi segni di rallentamento proprio a causa della guerra commerciale e l’ultimo dato di questa settimana sull’andamento del settore manifatturiero registra ancora una contrazione, anche se i servizi per il momento lo tengono a galla. Per sostenere la crescita sono state varate delle misure espansive di politica fiscale e monetaria e per il momento sembra che siano sufficienti, quindi il governo non ha intenzione di adottarne di nuove. Ma oltre a tali misure, a fronte di un’economia che sta esportando di meno a causa dei dazi, soprattutto verso gli Stati Uniti, la Cina necessita di percorrere delle strade alternative. Vediamone due, tra quelle in atto.

Innanzitutto, si osservi come il modello economico cinese si stia evolvendo rapidamente, orientandosi di più verso i consumi e servizi, più che sulla manifattura. E ciò è possibile grazie soprattutto allo sviluppo di una nuova e giovane middle class, che favorisce la crescita dei consumi in settori come l’Information Technology e il lusso, che sono in costante crescita. Infatti, già tempo fa avevamo individuato il tipico consumatore cinese dei prossimi anni: si tratta del giovane Millennial che ha la possibilità di acquistare prodotti di lusso in modo rapido con un’app di E-Commerce e attraverso strumenti di pagamento digitale, sicuri ed efficienti. E, pertanto, crediamo che questa tendenza proseguirà a lungo, offrendo già ora delle buone opportunità di investimento. Ma un altro aspetto che vogliamo considerare è la volontà del colosso cinese di creare un settore tecnologico ben distaccato e indipendente rispetto a quello americano. Ciò porterebbe la Cina ad aver meno timore delle minacce di Trump sul possibile allungamento della Blacklist che vieta alle aziende americane di importare tecnologia cinese. Si pensi che ad oggi circa la metà dei semiconduttori prodotti in USA sono importati dalla Cina, quindi si può ben intendere la portata della dipendenza dal settore tecnologico americano. Ma per rispondere a ciò, di recente Pechino ha messo sul piatto investimenti per un controvalore di 29 miliardi di dollari (USD) per la creazione di un fondo interamente destinato allo sviluppo dell’industria dei semiconduttori. L’obiettivo è quello di dar vita ad una supply chain propria, che va dal design dei chip alla produzione vera e propria, con l’intento di ridurre le importazioni di semiconduttori per un controvalore di 200 miliardi di dollari all’anno.

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